Riga “Escapism” (Chew-Z rec.)

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Isolarsi nel suono per fuggire in una galassia lontana. Graffiarsi le braccia in una stretta e asfissiante nube di asteroidi che di solito avresti riconosciuto come altre persone mentre balli ad occhi chiusi o corri con lo sguardo a terra e la mente persa nel tuo mondo.
Lo spazio è da sempre il sogno che ha ispirato la musica elettronica perchè sinonimo di futuro e incognito; guardando ad esso si smette di ragionare in modo accademico per intraprendere percorsi creativi inesplorati.
Lo spazio, inteso in senso dimensionale, costituisce inoltre la base di quella che oggi conosciamo come architettura sonora ben rappresentata dalle opere di gruppi come Autechre, dal glitch algido della Raster Noton e dalle visioni di Jeff Mills (che addirittura si iscrisse alla facoltà di architettura vera e propria).
I Riga sono un progetto tutto italiano portato avanti da Martino Nencioni, Riccardo Pietroboni e Jacopo Barbaccia, e sono editi dalla torinese Chew-Z records.
Escapism è un manifesto programmatico degli ideali dell’etichetta di Fabio Battistetti in costante equilibrio tra la prima Warp e la Raster Noton.
Non a caso la traccia di apertura s’intitola Xero, molto probabilmente in omaggio a Xerrox di Alva Noto, così sospesa da essere perfetta per iniziare un set: dopo di lei potrebbe accadere di tutto.
Con Kline/Coma le melodie illuminano malinconiche costellazioni mentre la ritmica è ben salda a terra con un andamento urban da bboys in tuta spaziale. Le mani al cielo prima ancora d’incominciare.
Js è pura idm anni ‘90, e la successiva Vector elimina qualsivoglia via di uscita dal beat. Fortunatamente c’è Confusion a distendere nervi e frequenze: un ragazzo beatamente allucinato vede ora il mondo con colori zuccherini, ed i movimenti bruschi dei suoi amici, che preoccupati provano a riportarlo alla realtà, gli paiono come allegri passi di danza.
Larva, basta il titolo per capire tutto: drones isolazionisti torturati dal glitch per meditazioni al limite della paranoia.
Serious Intent è il giusto tributo ai Maestri Autechre: nostalgia di un futuro che deve ancora manifestarsi.
Aprite una portellone dello Shuttle e affacciatevi fuori senza casco, il gelo cosmico e il suo muto eco vi taglieranno l’anima come Space Amp.
Glitch nono è un radar su di giri per la navicella ormai alla deriva di Drowned.
Si chiude con White stem, sinfonia in chiave minimal glitch che funge da colonna sonora per un viaggio ormai senza possibilità di ritorno.

Federico Spadavecchia

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