The Spaceape: Una Piccola Guida

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I’m so terrified of losing you
I may be a prophet but I need a clue
I’ve walked the earth my feet dark with dust
Is there anything we can trust?

The Spaceape ci ha lasciato, lo sciamano voodoo interpretato magistralmente da Stephen Samuel Gordon è morto dopo una lunga malattia.
Abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo e apprezzarlo grazie al suo sodalizio con Kode9, iniziato nel 2005, che lo ha portato ad essere una delle voci più ispirate del dub.
Rispetto a Paul St. Hilaire aka Tikiman, che rappresenta il sole della tradizione caraibica che scalda le altrimenti gelide atmosfere berlinesi (Rhythm & Sound, Scion), Spaceape esplora un futuro paranoico tutt’altro che rassicurante. Come afferma egli stesso in Portal (Hyperdub, 2006):

In a state of near paralysis restriction forms analysis
guided by subliminals thats from another galaxy
mobilised and lifted by this powers I’ve been gifted
givin’ answers to questions that never existed
Like; who dare ask is the sum their parts?
Who should tell of this becoming hell?
To think is the link between life and death,
and to this body of sound and escape the mesh


Kode9 è l’architetto di una metropoli spaziale, dove la cantilena del vocalist si diffonde tramite vecchi megafoni, di quelli che venivano usati per lanciare eventuali allarmi alla popolazione.
Un messaggio dal tono profondo e ipnotico, che martella il cervello, con filtri ed effetti a spogliarlo della sua umanità ma contemporaneamente aumentarne la forza d’impatto, mentre quando viene lasciata al naturale è un incidere lento che sottolinea l’enfasi di un minaccioso storyteller.
Oltre al citato Steve Goodman, con cui ha firmato due album (Memories of the Future (2006) e Black Sun (2011)), Stephen ha lavorato tra gli altri insieme a Kevin Martin (sia come The Bug che King Midas Sound) con cui forma i Cult Of The 13th Hour (che però han partorito un unico singolo, Wickedness, su Soul Jazz nel 2008), Brendon Moeller, Martyn e Redshape.

Di seguito vi proponiamo una piccola guida alla sua discografia:

Kode9 & The Spaceape – Memories of the Future (Hyperdub, 2006)
Il percorso artistico di Stephen Samuel Gordon si sovrappone per lunghi tratti con quello del boss dell’Hyperdub.
Memories of the Future è stato un fulmine a ciel sereno che assieme al debutto di Burial (guarda caso altra creatura di Kode9) ha segnato l’ascesa del dubstep e dato il via al dibattito sull’ardkore continuum.
Kingstown è il primo singolo frutto della loro collaborazione.

Burial feat. Spaceape – Spaceape (Hyperdub, 2005)
In uno degli album più importanti degli ultimi vent’anni non poteva certo mancare il contributo di Spaceape che, in questa traccia omonima, tuona tra neri riverberi.

The Bug feat. Spaceape – Fuckaz (Ninja Tune, 2008)
L’album è London Zoo e per quanto Kevin Martin andasse in giro respingendo qualsiasi accusa di paternità del dubstep, questo disco è una definizione di genere da manuale.
L’intervento di Spaceape è molto diverso rispetto al solito: non stregone della tribù ma MC grime della prima ora che si esibisce nei capannoni di south London.

Beat Pharmacy feat. Spaceape – Strangers (Wave Music, 2008)
Insieme a Brendon Moeller ecco arrivare anche l’approccio reggae tradizionale su base dubtech. Il tono si fa più seducente ma le liriche destano più di qualche preoccupazione:
Speak to me of memory an’ speed
Speak to me of blood, water, disease
Speak to me of delegitimization
Suspensions, definitions amounts to demonization

Kode9 feat. Spaceape & Flying Lotus – Kryon (Hyperdub, 2011)
Tratto da Black Sun, qui Spaceape canta di una società al collasso la cui umanità viene prosciugata da un buco nero nel cielo.
Kryon è cofirmato da Flying Lotus: una traccia priva di percussioni in cui emozioni e filtri alternano stati di angoscia ad un’euforica malinconia.

Kode9 feat. Spaceape – Devil is a Liar (Hyperdub, 2014)
Purtroppo l’ultimo capitolo dell’avventura. Lo sciamano si confronta direttamente con il Re degli inferi.

Federico Spadavecchia

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