Due generazioni dub a confronto: Zion Train e Radikal Guru

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Tra il finire del 2020 e l’inizio del 2021 sono usciti due ottimi lavori che raccontano un po’ lo stato dell’arte del dub di inizio decennio. Da una parte uno dei nomi storici e più rispettati della scena, Zion Train, dall’altra Radikal Guru, espressione di una successiva generazione di producer che ha raccolto anche la spinta del dubstep e di altre diramazioni più contemporanee ed urbane dell’universo bass.
Abbiamo ascoltato i due lavori e scambiato qualche chiacchiera con Neil e Mateusz, che ci hanno anche fatto presente la loro reciproca conoscenza e stima.

ZION TRAIN “ILLUMINATE IN DUB”

Neil Perch è attivo con gli Zion Train dal 1988, oltre 30 anni a strenuo servizio della causa dub, un sound definito, riconoscibile e tagliente che identifica uno dei “pesi massimi” del dub made in Uk. Nella primavera del 2020 era uscito Illuminate, dopo uno iato di 5 anni dal precedente Land of the Blind, e l’anno 2021 si è aperto con la pubblicazione della Live-in dub version dell’album, Illuminate In Dub.
Ispiratore per le successive generazioni di dub producer, e per le derivazioni minimal dub, Zion Train continua a essere costantemente on the road con session sempre vibranti, mentre le produzioni si sono rarefatte numericamente negli anni, facendo si che ogni nuova uscita sia attesa e desti subito curiosità ed interesse.
Il disco rimescola il sound delle 12 tracce del lavoro originale, enfatizzando la trama di bassi e percussioni dei pezzi, infittendo la texture  con un ficcante lavoro di effetti e manipolazioni, asciugando le strutture delle track, con un paziente dub-treatment, riuscito.
Si oscilla tra costrutti più reggae ed immersioni più ortodosse nella metrica dub, ma è la cifra del live mixing che avvolge ogni suono, nelle robuste percussioni che strutturano la spina dorsale dei brani, nel sound avvolgente dei fiati (sempre molto presenti nel suono degli Zion Train) e nelle magia del banco mixer che spezzettano e ricompongono le voci.
In particolare colpiscono Peace Dub (alla voce nell’originale Lua),  il crepitare potente di Justified Dub (Rider Shafique), e il classico Zion Train sound di Dubshifter impreziosito dal cantato di Cara, in anni recenti collaboratrice assidua di Perch. Ci sono anche Michela Grena, che presta la al solito potente e carismatica voce nella suggestiva Culture Dub, e Gianni Denitto che con il suo sax conduce l’ascoltatore nel trip suadente di Dub to A Collective Illusion.

FREQ: Perché hai scelto di pubblicare questa versione “in dub” dell’album “Illuminate” dello scorso anno? Volevi sottolineare elementi diversi dei pezzi? Andando oltre la tradizione delle dub version dei singoli hai riservato questo trattamento all’intero album…

ZT: Quando è arrivata la pandemia avevo completato l’album Illuminate, un lavoro durato 5 anni che mi ha assorbito molto; parte del progetto era il tour a supporto dell’album con alcuni degli artisti che sono presente sul disco. Avevamo circa cinquanta date bookate, quando tutto si è fermato mi sono trovato con molto tempo a disposizione e un progetto che in qualche modo non era stato portato a termine come pianificato, cosi’ ho convogliato quell’energia su una reinterpretazione dubwise del disco

FREQ: Le voci sono un elemento centrale in questi tuoi lavori, come le scegli e le applichi nei brani?

ZT: Scelgo le voci in base alla qualità artistica e alla posizione politica, mi piace lavorare con gente umile e di talento che condivide le mie posizioni politiche. Questo ha molta importanza per il fatto che spesso scrivo i testi per/con chi li interpreterà, quindi dobbiamo avere una reciproca comprensione. Cerco anche di evitare di collaborare con vocalist che registrano frequentemente con tanti producer, per evitare una sorta di omogeneizzazione che per me tende a uccidere la creatività.

FREQ: Sei un veterano rispettato da tutta la scena, e proprio per la tua esperienza sono curioso di chiederti come hai reagito a un periodo senza gig, con la scena artistica e musicale forzatamente bloccata in molti aspetti?

ZT: Logicamente la pandemia ha avuto un effetto devastante su tanti aspetti, modi di vivere, entrate, salute ( fisica, psichica, mentale). E’ dura per chi vive di musica ma è un momento chiave per TUTTO il nostro modo di vedere e capire il mondo. Come musicista e professionista la pandemia danneggia sostanzialmente un lavoro di oltre tre decenni, ma sono abbastanza umile da notare che si sono perse milioni di vite e che in generale le ineguaglianze sono state ampliate globalmente dal Covid, quindi non posso porre la mia situazione al di sopra di una tragedia di proporzioni mondiali. A livello personale cerco solo di mantenere la mia famiglia, di cercare di tenere al sicuro le persone care e sperare nell’arrivo di giorni migliori presto,

FREQ: Segui gli artisti dell’universo dub più nuovi? Ascolti le nuove uscite o preferisci dedicarti ai classici, o a altri generi? E collegandosi al discorso precedente, i ritmi dilatati della pandemia sono anche un’occasione per te per ascoltare più musica?

ZT: Per essere brutalmente onesto penso che la scena dub aveva una carica rivoluzionaria ma ora si è tramutata in un altro settore colonizzato commercialmente. Per questo motivo mi è difficile trovare ispirazione o grande interesse nei nuovi artisti del genere, mi è capitato piuttosto di riscoprire altri generi che sono meno intaccati da queste dinamiche inquinate, per esempio sono andato a recuperare molto Alice Coltrane in questo periodo. Ascolto in realtà molte uscite dub nuove, ma raramente ci ritorno su più di una volta.

RADIKAL GURU “BEYOND BORDERS”

Radikal Guru è Mateusz Miller, produttore e dj polacco, da alcuni anni una delle più brillanti espressioni della commistione tra il dub classico di stampo UK e la parte più deep del dubstep. I suoi lavori escono per Moonshine Records, etichetta consigliatissima per chi vuole esplorare proprio questo terreno in cui il bass sound contemporaneo si fonde con la classicità di impronta giamaicana.
Alla fine del 2020 Radikal Guru è uscito con (titolo programmatico) Beyond Borders, quarto LP della sua storia artistica, che perfeziona ulteriormente la sua miscela, come già successo nei lavori precedenti anche grazie a voci sempre azzeccate a dare la giusta aggiunta alle ritmiche. Tenor Youthman su Radikal, Junior Dread per Together We Shall Overcome, la sorpresa (per chi scrive) dell’indiana Lady Skavja su Lost and Found, sono alcuni dei vocalist che arricchiscono i pezzi cui danno voce in modo davvero incisivo. Non sono da meno le tracce strumentali come la profonda Melody Dub, in cui la semplice linea melodica che da il titolo al brano emerge su un tappeto di frequenze basse potenti, e la conclusiva The Dreamer, degna conclusione del disco con una intensa traversata nei meandri dei sub cui fa da contrappunto un tema melodico che si insinua con successo.

FREQ: Il tuo sound esplora una parte dello spettro dub che si connette con il dubstep e con il bass sound più contemporaneo, direi. E’ una analisi che condividi?

Sì gran parte dell’ispirazione per la mia musica viene dal dubstep contemporaneo e in generale dalle varie declinazioni della bass music. Per me èp stato sempre una specie di missione miscelare il dub più tradizionale con suoni elettronici attuali, magari ora non è un focus determinante ma rimane una dinamica naturale mentre lavoro ad una nuova traccia.

FREQ: Questo album è stato sviluppato in un momento difficile, in cui ciascuno ha trovato il suo modo di reagire. Questa situazione ha inciso sui pezzi, o sul lavoro sull’album in generale?

RG: Alcune tracce del disco sono state terminate prima dell’arrivo della pandemia quindi non c’era un particolare concept in quel momento, era  più una sperimentazione di cose nuove in studio. All’arrivo del Covid ho continuato a lavorare però sull’album, circa la metà è stata composta in lockdown. Ripensandoci credo che il tanto tempo a disposizione mi ha fato modo di lavorare nei dettagli su ogni traccia. Ci sono stati momenti e fattori  che a momenti hanno  pesantemente frenato la voglia e la creatività: la mancanza di interazioni sociali, le notizie lugubri che arrivavano costantemente, la mancanza di possibilità di portare la musica on the road. Mi sono chiesto se era il caso di far uscire il disco anche proprio per la cancellazione di ogni gig, ma poi ho deciso che la cosa migliore era far uscire il disco, condividerlo. Sapendo che non ci sono possibilità di godersi una live session, almeno l’ascolto di nuova musica a casa poteva essere un piccolo sollievo.

FREQ: A che punto del processo decidi che una voce può essere adatta a un certo brano? Scrivi prima i pezzi e poi trovi il match giusto, o hai un* cantante già in mente durante lo sviluppo?

RG: Certe tracce sono nate con una idea del tipo di voce che le avrebbe caratterizzate, ad esempio per Do The Right Thing immaginavo una voce femminile, era da un po’ che volevo collaborare con una cantante ed era il momento giusto. Ho proposto l’idea a Marina P., si è detta subito interessata e credo abbia fatto un gran bel lavoro. Altre tracce hanno avuto un processo simile, come Higher Frequency ft. Troy Berkley, Radical ft. Tenor Youthman o Lost and Found ft. Lady Skavya. Per Together We Shall Overcome le cose sono andate diversamente, avevo la voce di Junior Dread registrata per un altro riddim, ma non ero convinto così ho costruito un arrangiamento del tutto differente e alla fine è nato il pezzo. La title track con Baptiste è stata registrata nel mio studio durante un tour in Polonia che abbiamo fatto nel 2019, anche in quel caso inizialmente il riddim era molto diverso da come ora lo sentite sul disco.Una cosa che volevo fosse comune a tutte le voci sul disco è che portassero un contributo con loro opinioni e sentimenti sul mondo contemporaneo,e ci siamo trovati a farlo in quello che è il peggior periodo che abbiamo mai vissuto. In qualche modo il concept sotteso del disco è uscito ancor più forte data la situazione.

FREQ: Il titolo del disco è una dichiarazione sulla questione dei rifugiati e della immigrazione. Dal tuo punto di vista la scena in Europa da voce a questi messaggi o dovrebbe essere più politica nei contenuti?

RG: Certi artisti sono più coinvolti nella situazione sociale e politica di altri. Certe volte è un bene ascoltare brani senza un particolare messaggio politico, per ripulire un po’ la mente dal continuo bombardamento di news cui siamo sottoposti e in quel caso la musica è una importante via di fuga da una cupa realtà. D’altra parte tante cose che accadono intorno a noi sono difficili da ignorare e attraverso la musica si può inviare un messaggio che aiuti chi ascolta a districarsi e avere una opinione su tante problematiche. Quindi credo che alla fine la scelta tra questi due approcci sia necessariamente e legittimamente individuale per chi fa musica.

FREQ: E’ una chiamata all’azione che senti anche di più come artista, oltre che da cittadino?

RG: Si in Polonia la situazione è davvero complicata e seria. Sto decisamente dalla parte del diritto delle donne di decidere per se stesse, di vivere la vita come vogliono, IL nostro attuale governo è in mano a conservatori ottusi, che vogliono imporre la loro visione ai cittadini, senza alcun tipo di confronto. Per chi ci governa sembra che chiunque non segua la loro visione cattoliico/conservatrice non sia parte di questo paese, e per questo la gente ha voluto essere sulle strade a rispondere. E’ davvero difficile a tanti livelli. La comunità artistica è vicina a questo movimento, che continuerà finché i diritti delle donne e quelli LGBT non saranno rispettati nella nostra nazione.

Cannibal Se-lecter

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