SANdBLASTING: Il suono spazzerà via l’uomo (e lo salverà)

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Immaginate di trovarvi a bordo di una stazione stellare in compagnia di un sadico robot omicida. Questo è un sogno che probabilmente fareste dopo aver ascoltato i dischi firmati SANdBLASTING, nickname dietro al quale si cela Luca Torasso, un tranquillo ragazzone torinese che conduce una doppia vita.
In patria infatti si divide tra famiglia e lavoro coltivando una passione per la musica ma, appena fuori dal confine, Luca attraverso il suo alias, creato nel 1995 con all’attivo 6 album e svariati singoli e rmx, è un’icona del sound elettronico più duro in circolazione che viene sommerso dai fans ad ogni sua apparizione nei maggiori festival europei.
Le sue idee estreme e taglienti rispecchiano perfettamente la sua arte, erede della tradizione industrial e power electronics, ed è per questo che abbiamo deciso che fosse proprio il caso di farci due chiacchere.

Ciao Luca benvenuto su Frequencies.it! Vorrei iniziare questa nostra chiaccherata domandandoti l’origine del nome “SANdBLASTING” so che dietro c’è una storia molto interessante e vorrei che fossi direttamente tu a raccontarcela…
La parola sandblasting in Inglese indica il trattamento superficiale di sabbiatura, un processo che viene eseguito sui materiali ferrosi ed atto ad eliminarne gli strati superficiali di ruggine che si creano nel tempo dovuti all’inutilizzo del materiale.
Riassumendolo in poche parole questo trattamento avviene sparando delle micro scaglie di quarzo contro la superficie da ripulire.
Vista la mia scarsissima considerazione del genere umano, ho pensato che il materiale ferroso in questione fosse il cervello, arrugginito causa il lungo inutilizzo ed una possibile soluzione per rimuovere questo strato fosse eseguire una sabbiatura dello stesso tramite la generazione di frequenze sonore violente ed abrasive come le scaglie di quarzo, sparate attraverso il condotto uditivo.
Alla fine se ci pensi il corpo umano è fatto per l’80% da acqua e quindi molecole di Ossigeno ed Idrogeno ed il nostro corpo ogni giorno è sottoposto alle intemperie temporali quindi che parti di esso si possano arrugginire col tempo e l’inutilizzo potrebbe anche non essere una cosa così fantascientifica…ahahahah
Come ti sei avvicinato ad un sound tanto particolare?
Credo che l’ascoltare ogni genere musicale dalla classica al noise estremo, la grande passione per l’arte specialmente moderna/contemporanea ed il cinema mi abbiano aiutato moltissimo ad aprire la mente verso situazioni ed idee decisamente non convenzionali, sensazioni ed emozioni da tentare di trasfondere in frequenze sonore.
Sono sempre alla ricerca di novità in campo artistico. Come vedi ti sto parlando di musica, arte, cinema tutto come un unico insieme omogeneo e non come “realtà” a sé stanti e tra loro divise.
Fin dall’inizio ho sempre cercato di dare ai miei lavori un’impronta, un marchio mio molto personale in modo che chi sentisse una mia traccia potesse dire al volo, questa è opera di SANdBLASTING e dopo anni e svariate esperienze posso affermare che sono riuscito al 100% nell’ impresa.
Non ho mai usato preset o suoni precostruiti ma li ho sempre creati da me. Ogni mia traccia è sempre articolata su più layers sonori ed arrangiamenti grazie ai quali ad ogni ascolto si può scoprire sempre un qualcosa di nuovo.
Questa è una particolarità che tutti mi hanno riconosciuto tra artisti, testate giornalistiche musicali, altri musicisti con cui mi sono confrontato e la ritengo un mio vanto personale.
Secondo me un artista deve essere come un agente catalizzatore: raccogliere tutto ciò che lo circonda a livello di emozioni e sensazioni, filtrarle e tramite la propria esperienza, cultura personale trasfonderle soggettivamente.
Tutto ciò avviene in me in modo spontaneo, naturale senza alcuna forzatura: quello che compongo ce l’ho dentro di me e cerco di materializzarlo.
Qualcuno diceva :”artisti si nasce, non si diventa!

Leggendo i nomi dei gruppi che ti hanno influenzato si può notare certamente una trasversalità a livello sonoro (industrial, noise, dub, techno, ebm ecc…) ma soprattutto una comunanza di attitudine: una potente aggressività rivolta alla sperimentazione. Cos’è per te la violenza e come può essere trasformata in un mezzo creativo?
Direi che tra i generi che hai citato mancano i primi dai quali io arrivo: il punk e l’hardcore Americano di Black Flag, Agnostic Front, Accused, Big Black gruppi che sono tutt’oggi tra i miei preferiti. Questo spirito hardcore mi è rimasto dentro o forse per meglio dire è sempre stato dentro di me e l’ho tirato fuori e reso parte integrante della mia vita reale di tutti i giorni.
Mi riaggancio a quanto detto prima: ci sono delle cose con le quali nasci dentro e se non le hai, per quante esperienze ti potrai fare non ti verranno mai spontanee e naturali.
Trovo che nella società moderna ed evoluta, ultra democratica, felice e culturale, in cui c’è gente che per far valere i propri diritti umani e farsi ascoltare si fa esplodere, letteralmente saltare per aria, o si butta giù dai balconi, muore di fame e quant’altro, la violenza sia ormai l’unica e più efficace forma di comunicazione di massa: parlare pacatamente e ragionare come dimostrano i fatti non serve a nulla, nessuno più ti ascolta. SANdBLASTING è nato in questa ottica nel 1995, come forma di comunicazione e contestazione violenta e come vedi ci riagganciamo alla tua domanda iniziale, dove ti ho descritto che lo scopo alla base del progetto SANdBLASTING è di creare frequenze sonore ed abrasive da scagliare violentemente contro l’utilizzatore per cercare di svegliarlo.
Sottolineo come il suono sia stata la prima forma di comunicazione tra gli esseri umani fin dagli albori primitivi e credo non si possa discutere sulla sua efficacia.
Lascio a separata sede per chi volesse accrescere le proprie informazioni culturali, ai trattati di fisica che documentano e dimostrano come realmente l’orecchio umano si sia fin dall’epoca primitiva adattato a certe frequenze più che rispetto ad altre ed il perchè.
Inoltre anche l’arte visiva è una componente fondamentale di questo genere ed infatti hai intitolato un pezzo “New Flesh” citando il capolavoro cinematografico Videodrome di Cronenberg (riprendendo il tema della fusione tra uomo e macchina). Quali sono le immagini che ispirano il tuo lavoro?
Nel mio studio ho appeso diverse litografie di Bacon, Giger, Kiefer, Magritte….
La mia maggiore fonte di ispirazione comunque sono i film dai quali estrapolo campionamenti: “Tetsuo” di S. Tsukamoto è stato il primo film che ho scomposto in ogni suo singolo suono ed ho campionato all’inverosimile.
All’epoca avevo un Amiga A600 ed una interfaccia hardware per campionare che si inseriva nella porta parallela: 44khz, massimo 48 khz e 16 bit.
Ho scomposto e campionato quel film fino all’osso. Credo comunque che questo film abbia influenzato e smosso delle generazioni intere. Poi da qui ho continuato e si è sviluppata la passione per il cinema estremo e sperimentale. Sono arrivato a scoprire Hans Richter, i dadaisti, Kenneth Anger… Se ascolti “The Butcher” ad esempio sentirai campionamenti di Hellraiser e la traccia è stata ispirata dal film…sì, Clive Barker è stata una mia grande fonte di ispirazione così come Tsukamoto, Sogo Ishii, Miike Takashi, Suizun Fukui e molto altri.
Nel nuovo disco che sto componendo ci saranno due tracce dedicate a due racconti di Clive Barker, tratti dai libri di sangue ma di più non voglio aggiungere.
Giusto per fare un regalo a chi sta leggendo questa intervista, posso dire di ascoltare l’ultima compilation dello Schlagstrom su cui compare una mia traccia inedita (sono nuovamente l’unico Italiano a presenziare) che sarà anche nel nuovo album in versione integrale.
Chi conosce Clive Barker capirà al volo di che racconto si tratta. Di che capolavoro di racconto sto parlando!!
Proprio ultimamente ho visto un film che reputo come il più violento psicologico che abbia mai visto e mi ha ispirato a comporre una nuova traccia con tanto di samples rippati direttamente dalla pellicola.
Titolo? Non ve lo dico…ahahaha…dovrete rimanere con il dubbio. Comunque il film esiste ed è diventato uno dei miei preferiti.
Quando sei in studio come preferisci muoverti?
Io sono nato col MIDI e con i campionatori hardware: io utilizzo e compongo esclusivamente con macchine analogiche hardware. Il computer lo uso esclusivamente come sequencer e per l’elaborazione audio e pre mastering più che altro per un problema mio di tempo. Mi piacerebbe molto lavorare di più con mixer analogici ed effetti analogici per la finalizzazione ma lavorando, il tempo a disposizione da dedicare alla musica è poco e non posso permettermi di lasciare un mixer analogico o un compressore con i pan pot fermi per un mese e quindi fermarmi a comporre oppure a fine mixaggio accorgermi che delle frequenze non vanno bene però avendo ormai azzerato i controlli non posso più tornare indietro. Quindi l’unico istante in cui uso un computer è per il mixaggio finale, effetti, pulizia tracce. Tutta la composizione e creazione è full analog.
Non uso e non mi interessano per niente i vari virtual synth VST e così via. A casa mia Reason, Fruit Loops e compagnia bella non esistono. Tastiera e si suona e compone.
Ad oggi il mio studio è formato da: un MAcBookPro quadcore con Logic studio e Live Ableton, Oberheim Matrix 12, MFB II, Monolancet, Clavia X2, Clavia Micro Modular, moduli Doepfer, Cwjeman, MFB vari, KP2, KP3, Motu Traveler, MPC1000, Digitech S200, Boss DR660, pad elettronici della Alesis, Roland JV880 e dovrei aver finito…per ora…ahahaaha

Come costruisci le tue esibizioni dal vivo? E’ vero che già da qualche tempo hai deciso di portare sul palco soltanto apparecchiature analogiche? Come mai?
Per quanto mi riguarda andare a vedere un live act e vedere uno con un laptop che schiaccia un pulsante e ci salta davanti, mi sento preso leggermente in giro oltretutto con i costi che hanno al giorno d’oggi i concerti.
Queste sono cose che vanno bene per un djset e per un dj che, a parte rari casi sporadici della vecchia scena Hip Hop, oggi come oggi non è né un musicista e nè un artista.
C’è una frase bellissima che ho letto una volta da qualche parte su un flyer di una serata: “main room dj….siamo tutti dj…” ecco appunto..ahahahah.
Mi viene da sorridere quando leggo e vedo di dj dancefloor osannati come dei musicisti. Osannati per far girare due pezzi di plastica di una musica che non è neanche loro ma è stata creata da altri? Proprio strano il mondo odierno e l’approccio con la cultura.
L’ultima volta che sono stato al Machinen Fest, tanto per citare un festival, gruppi con il laptop non ne ho praticamente visti.
Credimi che sono molte le persone che ormai hanno le scatole piene di andare ad un live e di vedere uno con un laptop che schiaccia il pulsante magico e si ferma a guardare lo schermo e fa finta di fare qualcosa.
So addirittura di gruppi molto famosi che si portano dal vivo il batterista ed i pad non sono collegati così come le tastiere ed alla fine il loro concerto è solamente un gran Karaoke che la gente paga profumatamente per assistere….ahahahah
Questa non è arte ma è business, due cose ben diverse per me e che sono ben diverse da quello che io ho sempre voluto fare e continuerò a fare.
Tornando alla tua domanda, la mia è stata una scelta di approccio al live. Io non ho necessità di prepararmi niente per un live a parte qualche base perchè il resto è suonato sul momento in realtime senza playback.
Io provo durante i miei live delle scariche di adrenlina gigantesche e volevo cercare di trasmetterle a chi mi ascoltava in quell’ istante, cosa che non puoi fare se ti presenti dal vivo suonando in playback. Lo puoi fare se hai tra le mani degli strumenti che puoi usare in realtime e li sai usare.
Un po’ come un pittore che usa il pennello per dipingere: io musicista uso le mie macchine per esternare quello che provo dentro di me in quegli istanti.
Non ho riscontri? Mah…. Qualcuno fa finta di niente qui in Italia, non ne parla ma anche quest’anno allo Schlagstrom chi è venuto a vedermi ha visto la sala che si è riempita prima del mio concerto e la gente che urlava il mio nome prima, durante ed a fine concerto.
A Londra mi sono trovato gente nel backstage arrivata dalla Norvegia e Svezia per farmi firmare i miei lavori. Di fronte a tutto ciò sono ben felice che l’Italia si sia fermata a Jeff Mills, Gioca Jouer ed Enola Gay….. hahahahaha…buon divertimento…ahahahah

A proposito di live non si può fare a meno di constatare come il tuo nome sia una costante di prestigiosi festival internazionali (come ad esempio l’ultima edizione dello Schlagstrom Festival a Berlino) mentre in Italia sei relegato all’underground più oscuro. A questo punto mi domando: da noi esiste una vera scena power electronics?
Mi permetto di citare anche il festival internazionale dell’ElektroAnschlag visto che sono la prima ed unica band Italiana ad oggi che Vi ha suonato: un festival che vede quest’anno la sua tredicesima edizione e che ha fin dall’ inizio ospitato band elettroniche sperimentali di grosso livello come Winterkalte, Esplendor Geometrico, P.A.L., Insekt per citarne alcune.
Sono molto fiero di essere stato chiamato a suonare a questo festival.
E parallelamente ti rispondo che sinceramente delle condizioni in cui versa l’Italia a livello musicale e culturale, di scene varie, poco mi interessa. Io sulla mia pelle ho provato in prima persona che se hai delle buone idee, ti sbatti, fai sacrifici, tanti se sei Italiano, per ciò che più ti piace e ci credi davvero allora ce la puoi fare.
Io la mia strada l’ho trovata e non ho pagato nessuno: ce l’ho fatta con le mie forze ed idee e tantissimi sacrifici.
Non si è consolidata in Italia ma principalmente all’estero? Questo poco mi importa: l’importante è che ci siano organizzatori che mi chiamano a suonare e mi rimborsano, ho spazi dove proporre le mie idee, un pubblico che mi segue, collaboro e suono dal vivo con altri gruppi, artisti che mi chiedono remix e mi fanno i complimenti oltre che pubblicare sulle loro release ufficiali i miei remix.
Allo Slimelight c’erano dei ragazzi venuti dalla Norvegia, Francia per vedermi dal vivo e farsi firmare i miei lavori, ho remixato Hanin Elias (forse Atari Teenage Riot dirà di più ai molti), Manufactura, XotoX, i No More e molti altri: tutte persone con cui sono in contatto e si è instaurato un bellissimo rapporto e mi rispettano come artista.
Allo Schlagstrom idem, ho ricevuto un sacco di complimenti ed offerte per future release, remix e collaborazioni. Vedi che in una situazione del genere, sinceramente di cosa accade in Italia e se esistono o no delle scene, m’interessa poco.
Io per anni mi sono sbattuto e ci ho rimesso anche soldi per cercare di organizzare concerti, serate ed il risultato è stato zero.
Ho trovato sulla mia strada solo organizzatori ed organizzazioni disoneste il cui unico scopo dietro la facciata del “creiamo qualcosa” erano solamente i soldi e farsi i soldi sulle spalle, sacrifici e lavoro degli altri. Quante volte ho assistito qui a Torino a serate dove i gruppi venivano fatti suonare a zero rimborso mentre poi a fine serata qualcuno si intascava i soldi degli ingressi del concerto.
Tu questi personaggi li chiami organizzatori? Io no, anzi avrei un altro aggettivo con cui definirli….
Abbiamo gente che organizza mega festival techno/elettronici in Italia, spacciandoli come ultra sperimentali e d’avanguardia e poi alla fine non fanno che presentare le solite vetuste line up commerciali che ad occhi chiusi garantiscono un rientro e guadagno di soldi.
Pessime esperienze però questi personaggi qui in Italia ci stanno benissimo e sono un po’ come chi ci governa: gli Italiani hanno quello che si meritano ahahhaahah!!!
Forse si è capito che io mi sento tutto tranne che Italiano e di rimando al discorso precedente, di cosa succede qui, non me ne frega nulla.
Guarda indirettamente ho vissuto tramite testimonianze la storia del Machinenfest, un festival di settore da molti nominato e che forse in pochi sanno che alla prima edizione c’erano più gruppi ed artisti che suonavano che spettatori.
Al primo Machinenfest c’ erano 15 persone, un buco colossale di soldi, però chi organizzava non lo faceva per i soldi ma perché aveva passione per la musica e voleva creare un qualcosa.
Bene con la continuità ed i sacrifici sono arrivati a tirare su un festival da 1000/1200 ingressi a giornata. Ed il Machinenfest è solo un esempio. Qui in Italia cose così non accadranno mai.

Il fatto che tu qui trovi poco spazio colpisce ancora di più se pensiamo che vivi a Torino, attuale capitale italiana della musica elettronica. Che rapporti hai con la tua città? Quali ritieni che siano i suoi limiti?
Uhm capitale della musica elettronica…ma quale elettronica? Sembra che qui a Torino quando parli di elettronica esista solo minimal techno ed house.
D’altronde basta dare uno sguardo alla scena club ed ai festival “elettronici” che vengono organizzati per rendersene conto, alle band di elettronica che vengono a suonare.
Le serate sono organizzate come vengono organizzati i festival: una volta almeno c’erano i centri sociali dove potevi avere ogni tanto uno spazio per proporre cosa nuove. Adesso prova ad andare in un club ad organizzare una serata: la prima cosa che ti dicono: ”quante persone porti?” Vedi che ci ricolleghiamo al discorso di prima, MONEY!
Non è più arte ma business e con il business non si va molto lontani. Non si crea ma si distrugge solo.
Ho visto che sta riiniziando a nascere una scena undergorund legata ai rave e spero che venga su e si allarghi.
Posso dirti invece che a Torino ho visto ultimamente dei bei concerti Jazz, Metal, Hardcore e belle serate underground rave.
Ah già mi chiedevi i limiti di Torino? Direi che il problema principale sta in chi organizza ed il perchè organizza.
Spesso nell’ambiente industrial si fa ricorso a simboli e terminologie forti che vanno lette in chiave post moderna come ad esempio Mathausen Orchestra, seminale progetto del 1982 del pioniere Pierpaolo Zoppo, o il tuo stesso logo fatto di 2 Kalashnikov. Non pensi che l’Italia sia il luogo meno adatto al Mondo per comprendere questo tipo di comunicazione?
Credo che in Italia ogni forma di comunicazione che sia visiva o sonora non possa essere compresa.
Ma d’altronde in un paese dove i programmi culturali proposti dalla televisione di stato sono 90° minuto, L’Isola dei Famosi, Il Processo di Biscardi sempre che lo facciano ancora hahahaha, il Grande Fratello e credo che potrei continuare l’elenco per due pagine, cosa ci possiamo aspettare?
Credo ci siano più trasmissioni di calcio e di gossip qui da noi che in ogni altro paese del mondo.
Ripeto, l’Italia ha ciò che si merita e vuole…e se lo tenga strettissimo ahahahahah
Un paese da dove fior di scienziati sono scappati a gambe levate per poter continuare i loro studi ed esperimenti per il bene umano.
Un paese che investe ZERO per la sperimentazione, dove i musei si pagano profumatamente per vedere quattro opere disgraziate messe in croce.
Fortuna che con l’ aereo in poche ore si può essere a chilometri di distanza ed andare ogni tanto a divertirsi, fare il pieno di nuova cultura ed informazioni.
Consigliaci 5 dischi che dobbiamo assolutamente ascoltare:
NUMB “NUMB
Skinny Puppy “VivisecVIVI
Big Black “live”,
Black Flag “Loose Nut
Merzbow “Venereology
Esplendor Geometrico…ogni cosa,
SPK “Leichenschrei
Accused ”Martha Splatterhead
Prana…ogni cosa
Converter…ogni cosa
e poi ti direi Messhuaag, Tool, Whitehouse, non finisco più….
Ok abbiamo finito, e per chiudere vorremmo sapere le tue prossime mosse:
Purtroppo causa gravi problemi ho dovuto ritardare l’uscita del nuovo lavoro e ne sono molto dispiaciuto. Sono al lavoro sugli ultimi pezzi da inserire nel lavoro che sarà nuovamente un concpet e credo che occpuerà tutti i 74 minuti se non sarà addirittura un doppio Cd.
Di idee ne ho veramente tante e sto curando moltissimo i suoni.
Ti ringrazio per le belle domande e per l’ intervista. A tutti quanti chiedo di pazientare ancora un po’ ma vedrete che il nuovo lavoro vi lascerà a bocca aperta: io reputo questi pezzi nuovi come tra le mie migliori composizioni da “ElPaso” a “DNA Mutations“.
Stay tuned a grazie a tutti per il continuo supporto!

Federico Spadavecchia

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