Art Department “The Drawing Board” (Crosstown Rebel)

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Curiosa la storia di Kenny Glasgow e Johnny White, due artisti non proprio di primo pelo anzi, che però solo recentemente, dopo aver deciso di unire le forze, hanno ottenuto il meritato riconoscimento internazionale sotto il nome di Art Department.
Già dai primi singoli usciti, Without you e Vampire Nightclub (con il prestigioso feat. di Seth Troxler), si è capito che avevamo a che fare con un’house diversa ed oscura.
Il pulsare funky del basso striscia a mo di serpente a sonagli tra synth wave, scuotendo i fantasmi di una disco infestata.
Vero punto di forza dell’album è la voce (dello stesso Glasgow) che intona classiche liriche house tutte amore e gioia con una tonalità così bassa ed un’intensità tale da rimandare a parties sotto i cipressi.
Un pò come se i Depeche Mode nell’86 avessero pensato Black Celebration come Chicago house.
E’ direttamente la opening track, Much too much, a far capire che aria tira con la sua atmosfera crepuscolare ed un Kenny in veste di Muezzin dell’amore solenne e doloroso, quasi dissociato dalla felicità insita nelle sue stesse parole (Since the moment you came into my life/It was a dream came true). Too much love will kill you cantava Freddie Mercury.
Per quanto faccia sudare sul dancefloor anche la marcia di Tell me why pt.1 porta all’oblio.
In living the life abbiamo la prima apparizione di Seth Troxler; mood umido e melodie mentali sono la colonna sonora preferita dai vampiri in after.
Molto simpatico il gioco citazionista di What does it sound like che mi rimanda, per il giro di basso, alla mitica Killer di Adamski.
La grande hit del disco è chiaramente Without you, lo stampo originario, che ancora non ha smesso di farci ballare.
Collaborazione di lusso anche per We call love dove oltre che i trendissimi Soul Clap viene anche chiamato un faro della deep come Osunlade.
Vampire Nightclub vede di nuovo l’affiancamento con Seth e si parla pure stavolta di mega hit!
Prove di r’n’b futurista con In the mood e ritorno all’electro con Roberts cry.
La seconda parte di Tell me why è un omaggio all’high tech jazz.
Chiude la maestosa I C U dove Glasgow sfoggia tutto il suo talento come vocalist su una base deep house che non ti molla mai gambe e cervello; in un mondo migliore questo sarebbe lo status pop.
The Drawing Board è uno di quei dischi per cui l’emzione che provi ascoltandolo di notte, in cuffia, nel buio della tua stanza è la stessa di quando all’alba sei abbracciato ai tuoi amici sotto la consolle per applaudire gli Art Department.

Federico Spadavecchia

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