Berlin Club Transmediale ’16: New Geographies

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Quali sono le nuove geografie citate nel motto della Club Transmediale di Berlino 2016?
Vogliono trovare rotte inedite per contrastare un’attualità eccessivamente standardizzata, o ragionare sul passato, indagando strade parallele ai pionieri e ai luoghi più conosciuti?
Probabilmente l’obiettivo mira a entrambi gli aspetti; per questa ragione per la prima volta nella storia del festival è stato chiamato un co-curatore musicale ospite molto particolare da affiancare a Michail Stangl, il presentatore di Berlin Boiler Room con la passione per i droni. Rabih Beaini è l’uomo giusto.
Dj, produttore, musicista, discografico, organizzatore, Morphosis è un personaggio a tutto tondo, un ricercatore appassionato che ha vissuto esperienze diverse. Affidare a lui buona parte della responsabilità del cartellone è stata una grande intuizione per smarcarsi dalle tendenze più in voga al momento.
Il rischio di questa decisione è di sbilanciarsi sulle contaminazioni etniche e impro/free tanto care a Rabih che richiedono una predisposizione all’ascolto differente da quella del tipico frequentatore di eventi techno.

A livello organizzativo continuiamo a non essere d’accordo con la tendenza a promuovere manifestazioni così dilatate (e al costante aumento dei prezzi dei biglietti). Dieci giorni sono davvero lunghi, e uno o due nomi interessanti alla volta sono pochi per giustificare una trasferta internazionale. Meglio allora puntare sul weekend conclusivo a partire dal venerdì quando Pauline Oliveros sale sul palco del teatro HAU1 insieme alla scrittrice Ione. Classe 1932, Pauline Oliveros è famosa per la sua idea di deep listenings (da cui il nome della band fondata nel 1988) basata sullo studio di metodi alternativi per concentrare l’attenzione sulla musica, un contributo fondamentale per lo sviluppo dell’avanguardia del dopo guerra. Ma la caratteristica eccezionale che la contraddistingue è il dare tutta sé stessa: non fa passerella celebrativa, viene al CTM portando più show e si confronta con le nuove tecnologie come se il tempo fosse un dettaglio trascurabile. Lo spettacolo a cui assistiamo è di altissimo livello e altrettanta difficoltà: riverberi di voci e fisarmonica che rimbalzano da ogni parte. Si tratta di Water Above Sky Below Now, disco uscito lo scorso anno su Morphine Records.

La serata prosegue all’immancabile Berghain dove l’attesa è tutta per le leggende dell’industrial spagnola: gli Esplendor Geometrico.
A darci il benvenuto troviamo i polacchi T’ien Lai, già visti ad Unsound, che confermano tutte le nostre perplessità non prendendo una decisione definitiva su ciò che vogliono essere e fare provando a restare in equibilibrio tra techno funzionale al ballo ed esoterismo. Non male i set di Kassem Mosse, soprattutto la prima parte poi troppo ordinario, e Gesloten Cirkel, che comunque non stupisce. Di ciò che viene proposto al Panoramabar meglio tacere per evitarsi inutili travasi di bile.
Parliamo invece con entusiasmo dei protagonisti della festa: Esplendor Geomterico e Alienata.
I primi calcano le scene con la sicurezza propria dei veri eroi, reduci da mille battaglie all’ultimo sangue. Un’ora di acciaio incandescente, repertorio modernizzato senza giochini per vecchi nostalgici. Ascoltandoli è evidente quanto siano stati fondamentali per la techno di oggi; pare di vederli, a Natale, lasciare doni sotto l’albero per i figlioletti Regis e Ancient Methods.
Fuochi artificiali sul dj set conclusivo di Alienata. Una lunga intro electro acid, quindi scudisciate techno nostop fino a quando alle siete della manana (cit.) ci ritiriamo soddisfatti. Quello di stasera è stato uno dei pochissimi scampoli lasciati al suono di Detroit da questa edizione della CTM.

Il sabato il programma ufficiale ci impegna soltanto la prima serata con lo spettacolo di Fis alla HAU2.
Anche in questo caso meglio sorvolare sull’act d’apertura, imbarazzante a voler essere buoni.
In compagnia di Rob Thorne, impegnato con gli strumenti maori tradizionali, Fis ci svela un panorama inedito dell’Oceania, dimostrando un’ottima padronanza tecnica con punte di estremo lirismo.
La lineup dello Yaam ci interessa poco e dopo un primo approccio soporifero all’Ohm con Ossia e Errorsmith andiamo all’avventura cercando altri locali. Ed è così che scopriamo il Bertrams, uno scantinato nascosto tra i palazzoni di Neukolln.
Soffitti bassi, buio, dark room fatte di pallet e stracci, un impianto potente ma pulito. 5 Euro e sei dentro. In consolle due locals, Blosa & Ross, che pompano una techno onesta, appassionata e intensa di fronte un pubblico eterogeneo che ha solo voglia di ballare fino a quando può reggersi sulle gambe. L’atmosfera ricorda molto da vicino il vecchio Tresor; si avverte forte e chiaro il bisogno di inventare nuove soluzioni al clubbing istituzionale per forza di cose inflazionato.
A vincere il titolo di miglior performance della manifestazione è Robert Henke con il live/installazione Deep Web.
Domenica pomeriggio la kraftwerk di Kopenicker strasse, sede dell’Atonal, si trasforma in un’astronave virtuale: raggi laser e lampadine mobili ridisegnano la struttura della Rete e del suo movimento. Matrix è un concetto superato. Le fibre ottiche sostinuiscono le nostre terminazioni nervose.

Non è semplice fare un bilancio della CTM ’16, se da una parte infatti sono state fatte scelte coraggiose e premianti (Rabih curatore, l’investimento sull’avanguardia, l’aver coinvolto diversi tipi di pubblico), dall’altra sono state attuate politiche discutibili (prezzi alti, mancanza di location particolari come in passato, niente wifi nel quartier generale di Kreuzberg, centellinare gli accrediti, sono decisioni ultra penalizzanti per un evento che vive di rassegna stampa) anche per la parte dance (sacrificare la techno per le derive Uk bass come da verbo Shape ha fatto desistere molti degli abituè). A nostro avviso concentrare il programma in meno giorni ne avrebbe migliorato la fruizione, eliminando tutto il superfluo che assedia le vette raggiunte anche se altissime. Come per Unsound, niente più biglietti comprati sulla fiducia ma valutazione di volta in volta in base a costi e lineup senza fare sconti.

Federico Spadavecchia

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