Seven Trax One Week: Industrial, Wave, lontano dalla felicità di plastica

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Niet Signala: Questa playlist? Qualcosa che non ha a che vedere con la felicità di plastica, ma con un certo tipo di percorso dimenticato e spesso saccheggiato senza onore del vero, che risale a ciò che è accaduto dalla nascita dell’industrial in UK verso la fine degli anni 70. Fu proprio mentre il mondo guardava al punk come atteggiamento di protesta esplicito e canonizzato che qualcosa di ben più insidioso e inquieto iniziava ad aggirarsi nei sotterranei dell’inconscio europeo per poi trasbordare oltre. Le tematiche di denuncia tramite l’apologia dei regimi totalitari e dell’Opus Dei in una Spagna uscente dalla dittatura franchista si intrecciavano con il sentimento di oppressione nella classe popolare anglosassone coincidente con l’ascesa della Thatcher nel Regno Unito, paese che dopo aver originato la rivoluzione industriale ha maturato per primo l’evidenza dei suoi contraccolpi. Siamo distanti dalla fiducia incondizionata nel modernismo dei Kraftwerk, dalla loro pulizia sonora: ci troviamo piuttosto di fronte al lato rugginoso del progresso.

Elementi costitutivi sono dunque l’incameramento del rumorismo, inserito spesso in strutture ripetitive per balli meccanici e ossessivi con non rari richiami al tribalismo, l’utilizzo del synth monofonico per linee di basso graffianti e minimali (parola ormai consumata ma utilizzata qui senza riferimento a quanto accaduto poi alla povera techno), la distorsione e la manipolazione su nastro, l’azione scenica, l’estetizzazione della sessualità estrema, dell’artificiale e dell’utopico esaltato fino al parossismo, delle deformazioni del corpo e della psiche e di tutto ciò che il bello del progresso avrebbe voluto occultare.
Lontano dall’ebetismo balearico si svilupparono varie ramificazioni con derive noise, goth, e anche dance, riprese in seguito poi dalla techno. Passando per l’estremizzazione fisica del ritmo nell’EBM vediamo che il filone belga, attraverso quello che verso la fine degli anni ’80 andava delineandosi come new beat, va a confluire poi con il fenomeno nascente dell’acid house degli stessi anni.
Gruppi inglesi provenienti dall’industrial come ad esempio gli Psychic TV seguirono esattamente questo percorso, mentre i Throbbing Gristle, il primo gruppo del loro leader Genesis P. Orridge, venivano remixati in piena era techno da Carl Craig in una hit senza tempo che non fa parte di questa selezione. In particolare risentendo il pezzo di Monte Cazazza azzardo addirittura un paralellismo con l’uso della voce nel genere booty house di Chicago, ma di questo probabilmente Dj Funk e DJ Slugo non sanno nulla.

In questo breve spazio ho cercato infatti di fornire in ordine sparso alcuni esempi non necessariamente famosi relativamente ad una certa linea industrial wave non ben definita, che può considerarsi quella che ha portato alla formazione dell’attuale minimal wave, le cui origini non sono così scontate e così ammiccanti come quelle della sputtanatissima disco.

Escupemetralla – Quiero Ser Guitarra De Esplendor Geometrico, ES 1984

SPK – Wars of Islam, AU Bootleg recording from the live performance in Rome, Sala Borromini, Dec. 11, 1982

Monte Cazazza – Kick that Habit Man, UK 1980

The Normal – Warm leatherette, UK 1979

Throbbing Gristle – Dream Machine, UK 1983

Thomas Leer & Robert Rental – Attack Decay, UK 1979

A Split Second – Flesh, BE 1986

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