Tower Transmissions XII: Dresda, due notti sotto pressione

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La Reithalle Straße di Dresda funziona come una camera stagna: si varca la porta, la città resta fuori e per due sere la dodicesima ed ultima edizione di Tower Transmissions ha tenuto la pressione stabilmente oltre la soglia di tolleranza.
Il cartellone, costruito più per attrito che per genere, metteva in fila power electronics, dark ambient, japanoise e perfino un’incursione più malinconica. A ricucire i passaggi, senza che il clima si spezzasse mai, c’erano i DJ set di DJ Blackdeath 1334 (Francesca) e DJ Ørlog, presenti in entrambe le serate.
Il venerdì si è aperto con Robert Revell, al suo debutto dal vivo come solista. Il cognome pesa, perché suo padre Graeme è uno degli architetti degli SPK di Information Overload Unit e dopo le prime apparizioni insieme come SPKtR nell’estate del 2025, egli ha scelto di mettersi in proprio con Torn Remnants of Nobility, uscito per Klanggalerie. Sul palco ha fatto capire subito di voler stare altrove rispetto all’eredità familiare: da solo, con chitarra e computer, ha costruito un set duro, ipnotico e fisico, in cui l’elettronica non sosteneva gli strumenti ma si faceva massa, densa e inquieta. La tensione cresceva senza mai sciogliersi in un vero scoppio, con la voce che sembrava cercare aria sotto la superficie del suono, finché a un certo punto Revell si è buttato in mezzo alla gente, azzerando la distanza fra palco e platea.
Dei Green Army Fraction, secondi in scaletta, c’è poco da aggiungere: hanno fatto il loro senza mutare il clima, prima di spostarsi altrove con Darja Kazimira & Zura Makharadze. Con loro si è passati dal rumore al rito, diventato quest’ultimo quasi subito difficile da sostenere. Il duo composto dalla polistrumentista di origini lettoni-ucraine e dal percussionista georgiano legato alla dark ambient rituale, dal 2022 lavora insieme a Tbilisi su quelli che vengono definiti cicli improvvisativi, l’ultimo dei quali, Minotaur – Ananke (Cyclic Law, 2025), che si muove tra strumenti di tradizioni diverse ed una voce che scivola dal canto corale al grido. Dal vivo questo paesaggio arcaico ed instabile è stato affiancato da un performer, prima appeso e poi, per gran parte dell’act, impegnato a colpirsi in faccia, mentre alle sue spalle scorrevano video primitivi ed estremi, privi di qualsiasi mediazione. L’improvvisazione che su disco evoca il labirinto del Minotauro ha trovato così un corrispettivo fisico; il mito come sacrificio e non come racconto: uno show che non cercava il consenso, anzi metteva a disagio proprio perché non lasciava spazio all’ironia.
L’arrivo Pain Appendix, progetto di Troy da New York, ha provocato un contrasto netto. Il suo harsh noise che lavora su metallo di scarto e field recording abrasivi, si è tradotto in una massa compatta e frontale che si avvertiva nel petto prima ancora che nelle orecchie: qui la pressione non passava più da un gesto teatrale, stava tutta nella materia sonora, senza aver bisogno di alcunché.
Siamo al momento più atteso da chi conosce la storia dell’industrial scandinavo e non solo: Bomb The Daynursery creatura di Roger Karmanik, fondatore della Cold Meat Industry e mente di Brighter Death Now. E’ stato sorprendente vederlo per la prima volta dopo decenni in cui si era solamente palesato su supporto. Ha scelto il buio quasi totale, con una lampadina da comodino come unica fonte di luce. Questa penombra domestica ha giovato al materiale di Primitive Perversions 1981-83 amplificandone l’inquietudine. Si è stati testimoni di una storia riemersa nella sua forma originaria, sporca e scomoda.
L’evento si è concluso con Prurient che ha fondato la Hospital Productions nel 1998, a sedici anni, partendo da cassette e CD-R di una scena locale, portando a mano a mano la label ad essere un riferimento americano anche per power electronics e noise estremo. Dominick Fernow cresciuto tra death metal e tape trading, ha attraversato anche altri alias come Vatican Shadow. Qui si è presentato con membri dei Genocide Organ, con cui ha inciso Carte Blanche (Tesco Organization, 2023). Esibizione potente, voci declamate come proclami ed “un muro di elettronica” che occupava e saturava l’ambiente, senza bisogno di colpi di scena.
Il sabato è iniziato sotto un’altra prospettiva, a partire dalla presentazione di Viva Negativa! The New Blockaders: The Noise of Art and Nothing, il libro di Nick Soulsby dedicato all’opera nata nel 1982 che ha spinto il noise verso la negazione e la provocazione. Era una cornice teorica azzeccata per un festival che sottrae spesso il suono alla sua funzione convenzionale e che ha fatto da ponte verso Anna Gardeck, al suo primissimo esordio. La componente performativa è stata centrale, con una messa in scena legata al bondage e alle frustate con il corpo in primo piano come elemento esplicito dello spettacolo, anticipando il tema centrale della giornata, cioè il rapporto fra sonorità fisicità e disagio.
Con AntiValium il tono si è fatto più pesante ed aggressivo. Improvvisazione elettronica, tra digital noise, dark ambient e ritmiche spezzate, tutto in diretta senza sovraincisioni, contornato da immagini su trasmissioni numeriche della Guerra fredda e su tematiche come occultismo e perversione. Su questo presupposto si è innestata Galerie Schallschutz, di ritorno dopo il decennale silenzio. Occorre ricordare che “Schallschutz” significa isolamento acustico, da interpretare come barriera mentale contro ogni forma di manipolazione. Dark ambient and noise che lavorano per accumulo, con frequenze ripetitive e tessiture dense che a loro volta costruiscono ambienti più che brani. Ora ci si è trovati in un humus meno gestuale e più opprimente, dove la minaccia viene dall’insistenza e non dall’urto.
E’ stata la volta di Ke/Hil, di Brigant Moloch e Wilhelm Herich, entrambi legati sempre a Genocide, link di connessione con venerdì. Estetica old school, rumore analogico, distorsione e ripetizione usate come strumenti di oppressione più che come effetti.
Dopo tanta densità, l’arrivo di Dernière Volonté ha cambiato la percezione degli astanti. Il loro mood malinconico in francese ha aperto uno spazio melodico senza cancellare il buio vissuto ed il valore aggiunto è arrivato dall’anteprima di alcune tracce di Cendre, il nuovo album in uscita, in cui fragilità e forma canzone si sono confrontate con un contesto che di solito non le prevede.
La chiosa della kermesse è stata targata Linekraft, Il muro sonico costruito da alcuni artisti precedenti è stato ampiamente valicato, continuando la metaforica scalata invece di trovare appigli per la sosta. Il giapponese lavora sulla tradizione dei metal junks, fusti e lamiere percosse e processate, cioè il il japanoise nella sua forma totale. Sul fondo della ribalta scorrevano ideogrammi bianchi e pagine di giornali nipponici d’epoca, con fotografie aeree. Linekraft è anche il partner di Prurient in Government Controlled Shrines (2024), e la scelta di collocare entrambi alla fine dei due giorni, ha conferito alla line up un’unità organica più spiccata.

Daniele Codarin