Marie Delprat – musicista e performer francese – esce con il suo EP di debutto sulla label OUS, un mini-album di tre tracce che cercano di dare una risposta alla domanda: cosa rimane quando il desiderio si estingue? Non il nulla, ma uno spazio di silenzio denso, dove la delicatezza diventa la vera densità emotiva. Delprat costruisce infatti questo spazio musicale con un approccio al sound stratificato, con voci sintetiche che si depositano come strati di tessuto trasparente assieme a synth bass minimali che sostengono paesaggi sonori e ritmi essenziali.
L’EP racconta l’approccio alla musica di Marie, che dopo una formazione accademica studiando il flauto dolce presso il Centre de musique baroque de Versailles, si apre alle sonorità elettroniche con un approccio ibrido fra la musica antica e l’elettronica sperimentale, con parentesi anche techno (è parte del duo minimal Marytronics).
Nei suoi live Delprat applica al flauto dolce le cosiddette “tecniche estese” della musica contemporanea, ovvero collegando la manipolazione vocale ai moduli Eurorack che trasformano l’intensità del soffio nello strumento in tensione elettrica.
La sua estetica è avant-pop e la troviamo anche nell’uso del auto-tune (da citare Claire Rousay, fra gli artisti che sanno tirare fuori il meglio da questa amata/odiata tecnologia) dove in tracce come Dust In My Veins la voce viene volutamente spezzata ed esasperata dall’elettronica per comunicare un senso quasi di esaurimento.
“What remains after desire” è un EP che si muove fra tradizione e contemporaneità, per un ascolto non immediato, non allegro: un tuffo nel barocco moderno fatto di suoni continui e contrasti dinamici.
Edoardo Grandi










