An Earthquake called André Galluzzi

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Se sono passati più di sei anni prima di tornare a sentire un dj come André Galluzzi, non è perchè non sia più valsa la pena, dopo quella notte berlinese al Watergate. Sono sempre tante le scelte possibili, e diverse le esigenze da conciliare, ogni volta che decidiamo di metterci in viaggio.
Atterra a Milano per quella che é finora la più fredda serata di questo novembre, invitato dai ragazzi di Earthquake. Stavolta siamo qui anche noi.
A Manuel V il compito di scaldare una pista inizialmente non gremita, poi sempre più compatta sotto la consolle dell’ex Dude, ora Mad House, orfano del Funktion One ma forte di una batteria di sub Elektro Voice che Kunda ed Enrico Vivaldi, in b2b, rodano a dovere fino a creare l’atmosfera giusta per l’inizio di Andrè.
Il dj tedesco, già resident in luoghi mitologici come Dorian Gray e Tresor, inizia a mixare direttamente sull’ultimo disco suonato dal duo italiano, un Art Department rimodellato da Jerome Sydenham.
Entra in un lungo tunnel minimale, con tanto di trombone e allarmanti voci che si levano nel mix, su una cadenza che per un istante sembra eterna, sobillando l’impazienza del pubblico. Per poi decidere che il giro di ricognizione é finito, e da qui inizia tutta un’altra storia.
Solo vinili, il solito tiro. Ogni disco dal solco giusto, a ogni disco l’asticella fatta alzare sempre un po’ di più: il suo stile non é cambiato.
Riconosciamo un Christian Smith & Wehbba, Second Life.
Tocchiamo autentici apici sensoriali con uno dei recenti Cuts di Dj Deep, la psichica NY Beat, e l’esplosivo remix di Wink uscito su Croostown Rebels.
Il giovane pubblico presente risponde con calore, il calore sincero di chi scopre qualcosa per la prima volta, anche se qualcuno a tratti si lascia andare a schiamazzi eccessivi, fuori luogo.
Ma a parte la fatica di destreggiarsi nella calca per ritagliarsi un po’ di spazio, i sorrisi sono stampati sulla bocca di tutti.
Grazie a un dj che non avrebbe bisogno di presentazioni e su cui puoi contare a occhi chiusi, quando lungo le rotte del clubbing incroci la sua fisionomia da caratterista del cinema anni ’70: sigaretta sempre in bocca, empatia immediata con la pista e una techno senza fronzoli, tinta di chiaroscuri elettronici e mai un calo di tensione.

Emiliano Russo & Omar Abdel Karim

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