Una Vita Spesa a Schivar La Fresa: Piccolo Omaggio A Roberto Freak Antoni

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Prime mover della scena punk italica, leader e fondatore degli Skiantos, performer (ironi)kontemporaneo, attore in diversi film girati nella sua Bologna (“Paz!” e “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”) ma non solo – impossibile non citare il magnifico “Beket” di Davide Manuli, cabarettista durante la golden age del Circolo Pavese, scrittore di numerosi pamphlet e libri, poeta e molto altro…cosa non è stato Roberto Antoni in arte Freak?
Difficile scindere il personaggio in questione dalle proprie creazioni artistiche, difficile anche non prendere in considerazione il ruolo che ha rivestito per moltissimi suoi ammiratori.
Per chiunque abbia partecipato ad uno degli spettacoli in cui recitava le sue poesie demenziali, per tutti coloro che hanno tirato ortaggi e/o rotoli di carta igienica sul palco durante un concerto degli Skiantos e per chi, semplicemente, ha avuto il piacere di scambiarci due chiacchiere, sembra surreale il fatto che Freak non sia più qui.
Sarà difficile smaltire l’incredulità, perché Roberto Antoni è stato davvero un simbolo, un anti-eroe, un beautiful loser, un‘ icona particolare, soprattutto per chi ha vissuto o vive nel capoluogo felsineo.  
Freak
in tutti questi anni è riuscito a prendersi gioco dei cliché e dei limiti di questo paese, ironizzando anche su se stesso e sui suoi “insuccessi”, e mai in maniera banale.
Non c’è gusto in Italia ad essere intelligenti”, come recitava il titolo del suo libro più venduto (oltre che dell’ album contenente “Sono un ribelle, mamma”).

Laureatosi al DAMS con una tesi sui Beatles,  Antoni debuttò con gli Skiantos nel 1977 – data assai rovente.
Inserendosi perfettamente nel clima pesante degli anni di piombo, tra i carrarmati inviati da KoSSiga per sedare le manifestazioni a seguito dell’uccisione di Francesco Lorusso, l’intellighenzia del movimento, gli indiani metropolitani , gli autonomi e la Traufabrik di Pazienza, Scòzzari e Tamburini, il debutto della band bolognese Inascoltable (recentemente ristampato su Shake) fu un LP rozzo & grezzo che per molti neofiti del punk di allora non rappresentò altro che la risposta demenziale e nostrana a “Nevermind the bollocks”, dimostrandosi non meno seminale.
I due anni successivi vennero date alle stampe due future pietre miliari: “MonoTono” e “Kinotto” sotto la mitica Cramps Records di Gianni Sassi, che contenevano alcuni futuri cavalli di battaglia che resero celebre la band anche al di fuori della scena underground di allora, come ad esempio “Mi piaccion le sbarbine”, “Freezer”, “Kakkole”, “Largo all’avanguardia”, “Io ti amo da matti” ed “Eptadone”.
Nel’79 parteciparono al Bologna Rock, manifestazione organizzata dalla ‘zine Harpo’s Bazaar e dedicata alle band più rappresentative della new wave bolognese  -quindi Gaznevada e Confusional Quartet della Italian Records di Oderso Rubini, Rusk Und Brusk, Windopen e altri- e la resero immortale, decidendo provocatoriamente di non suonare e di adoperarsi per cucinare una spaghettata sul palco, ricevendo insulti e molto altro…questa è avanguardia, pubblico di merda!

A seguito dell’uscita dell’album “Pesissimo” presero piede alcune discussioni interne alla band sull’accettare la proposta di partecipare a San Remo o meno. Queste tensioni misero temporaneamente in stand by la band, Freak e il fido Dandy Bestia uscirono dal gruppo e nell’81 vide la luce “L’incontenibile Freak Antoni”,  il suo album più importante da solista, concepito come una sorta di compilation di diverse band (in realtà alla voce era presente Antoni stesso) dai nomi irriverenti: I nuovi ’68, Astro Vitelli & the Cosmoz, Recidivi.
Lo stesso anno uscì “Che ritmo!” a nome Beppe Starnazza & I vortici, Lp in cui venivano rivisitati in chiave punk alcuni successi dello swing italiano.
Quando gli Skiantos si riformarono, a seguito di questo breve stop, ci si accorse quanto i padrini del rock demenziale erano riusciti a seminare.
Infatti, furono inaspettatamente presi ad esempio da parecchi sbarbi  di allora, che a loro volta diedero vita a formazioni musicali sui generis durante gli’80 e i ‘90: impossibile dimenticarsi di Lino e i Mistoterital, dei New Hyronja dello scrittore umarellico Danilo Masotti, di Paco d’Alcatraz, delle band che gravitavano intorno al festival di San Scemo e, logicamente, di Elio e le storie tese (nome creato storpiando l’incipit parlato di Eptadone).

La fine ufficiale arrivò come uno skianto un paio di anni fa, dopo 35 anni di attività live e 12 album in studio, a seguito del peggiorare delle condizioni di salute del loro leader (“Mi rammarico di non essere stato più forte, lucido e determinato. La gioventù è una giustificazione che non mi consola… Considerando che noi siamo persone in transito su questo pianeta chiamato Terra”).
Già in precedenza Antoni aveva dato vita con la compagna e pianista di musica contemporanea Alessandra Mostacci ad Ironikontemporaneo, progetto che lo vedeva in vesti di poeta demenzial-surreale, accompagnato da un tappeto sonoro di musica contemporanea. Ultimamente aveva messo in piedi la Freak Antoni Band per esibirsi dal vivo.
Poi, mercoledì scorso, il tonfo. I sogni adolescenziali  da “ex bambino prodigio” (perché “Sì!Ero positivo”),stimolati anche dai suoi spunti “dementi”, finiti nel nulla nel giro di una mattinata.
Non dirlo nemmeno per skerzo, però!
E mentre chi l’ha sempre sottovalutato e non capito si appresta a riconoscere il suo talento dopo troppi anni, io dico più kakkole e meno kokkole a questi personaggi che avrebbero bisogno di una sana rullata di kartoni. “Non salutare chi non ti ama”, insomma.
Ci mancherai grande Freak, inarrivabile poeta e provocatore sopraffino. Questa volta ci hai fatto commuovere.
Sbarbi, sono in para dura.

Ascoltandosi dentro, rovistando sul fondo, precipitando per rincorrere un senso… e continuando invece a muoversi in tondo.

Francesco Augelli

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