Svengalisghost: Stretching e Cannoni dalla Capitale dell’Acid

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Svengalisghost aka Marquis Cooper è uno dei produttori di punta della L.I.E.S. Records, etichetta che ormai non ha bisogno di presentazioni per gli estimatori della house/techno di sostanza.
Le sue produzioni scure e vischiose ereditano dalla sua città natale, Chicago, una fiera impronta acid house.
Reduce da un recente tour italiano ci ha cortesemente concesso un’intervista.

Puoi dirci da dove viene il tuo nome d’arte?
Svengali è un personaggio tratto da un romanzo di George du Maurier, Trilby. Era una sorta di chiromante: la sua principale attività consisteva nell’accostarsi a giovani ricche, controllandole e facendosi dare denaro fino a prosciugarle completamente, per poi spingerle a buttarsi nella Senna.
Alla fine della storia questo suo potere si rivolge contro di lui e lo porta alla morte, non riuscendo a farsi amare dalla sua ultima vittima quanto lui desiderava.
Ho preso questa storia come un’allegoria del lavoro in studio: puoi aggiustare ed editare il pezzo quanto vuoi, ma non riuscirai a restituire la sensazione del concerto dal vivo.
Svengali
non ha più il controllo: il suo fantasma è rinato, in un certo senso. E’ ritornato come un fantasma che ha capito che certe volte è meglio non avere il pieno controllo di ci che stai facendo. A volte le cose funzionano meglio se ti lasci andare completamente. Ecco da dove viene il nome Svengalisghost.
Puoi parlarci di Chicago, sia come città natale che come ambiente musicale?
Chicago è una bellissima città dove crescere; ero circondato dalle architetture di Mies van der Rohe, Louis Sullivan, Frank Lloyd Wright e Daniel Burnham ad esempio. Mia nonna era connessa con la scena blues ed emigrò a Chicago negli anni ’40 con altri musicisti neri; così sin dall’infanzia ebbi modo di ascoltare concerti blues estivi tenuti da amici di famiglia. Da piccolo sentii parlare di questo Lil Howling Wolf in una casa nella quale andammo.
Più avanti negli anni capii da delle foto che ero realmente stato nella casa di Lil Howling Wolf, e che in quelle foto ero assieme con i Rolling Stones, Steve Windwood e altri musicisti bianchi inglesi.
Haaaa! Mi ricordo anche di quando uscirono i primi dischi house, fu una cosa veramente speciale.
Per me è un pò come aver partecipato ai primi party hip hop nel Bronx…Quindi sì, Chicago ha un posto veramente speciale nel mio cuore musicale.
Ma la cosa triste è che Chicago ora non è più veramente conscia della sua importanza, e la maggior parte dei produttori sono costretti ad andare all’estero.
Perfino tizi come Jamal Moss fanno serate con solo 40 o 50 partecipanti.

Ascoltando i tuoi dischi (e molti dei dischi del catalogo L.I.E.S.) il legame con la prima scena acid house di Chicago pare evidente; puoi descrivere la tua relazione con le origini di questo genere?
Ricordo di aver comprato Acid Tracks di Phuture e sorprendentemente non suonava come la versione di Ron Hardy. Allo stesso tempo non pensavo che il nuovo sound acid fosse così strano o inusuale; molti di noi, avendo ascoltato suonare Ron Hardy con dischi accelerati a velocità folli, utilizzando effetti e montaggi strani, erano ormai preparati ai nuovi suoni alieni che cominciarono a circolare su nastro e successivamente su vinile.
Come nasce un brano di Svengalisghost?
Solitamente parto con un’idea in testa che può essere una bassline o un set di percussioni che voglio usare. Prima faccio un po’ di stretching dopo aver fumato un gran cannone. A volte invece mi affido un po’ al caso, per esempio preparo qualche linea di synth senza parte ritmica, poi provo a metterci sotto diverse patch e vedo se c’è qualcosa che può funzionare.
Altre cerco in giro idee per dei testi e comincio ad immaginare una traccia che corrisponda ad una “scena” nella mia testa. Ma spesso le macchine determinano la direzione che prenderà il brano avendo una identità tutta loro. Agisco solo come conduttore dell’energia cosmica esistente in uno stato potenziale finché non viene concretizzata dal pensiero.

Quali artisti ti sono di ispirazione oggi?
Clement Vidament e Marion Guillet sono dei magnifici illustratori e artisti visivi che conosco personalmente e che mi ispirano molto con il loro lavoro.
Philipe Low Jacques mi ha veramente impressionato di recente con i suoi dj e live sets e in più è un tizio super tranquillo con il quale ho avuto il piacere di suonare in tre differenti occasioni.
Hospital Productions ha appena pubblicato Spit di Ron Morelli, e lo stesso Dominick Fernow con il suo nuovo progetto Vatican Shadow si sta muovendo su nuovi sentieri; sembra insomma che la scena house e la scena noise stiano in qualche modo convergendo, che ne pensi?
Mi pare abbastanza naturale che i tizi che facevano noise alla fine si sarebbero annoiati non avendo una drum machine per far muovere un po’ la gente!
Recentemente ti sei trasferito a Parigi. Come ti trovi?
Bene! Ho una grande attrazione per Parigi; ancora prima di arrivarci ne apprezzavo la storia artistica. Molti dei miei artisti, scrittori e musicisti preferiti sono francesi. Parigi è anche stata una mecca per artisti espatriati e che si sono integrati nella sua vita bohèmienne. Ha sempre celebrato l’avanguardia incoraggiando gli artisti a migliorarsi. Finora la mia permanenza ha espanso la mia musica e la mia mente, soprattutto perché sto cominciando a parlare francese, che è una lingua molto ritmica.
Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Ho un nuovo progetto con il mio coinquilino Voiski chiamato Tropical Agitation. Abbiamo fatto il primo show due settimane fa e presto registreremo le prime tracce. Ho tre remix che ho fatto con Ron Morelli sotto lo pseudonimo Ghost 202. Inoltre a maggio ci saranno sicuramente nuove uscite Svengalisghost e Shadowlust.

Federico Chiari

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