Tony Lionni “Just A Little More” (Madhouse Records)

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Tony Lionni è uno dei nuovi nomi dell’house e ha i numeri giusti per dire sempre qualcosa d’interessante.
Cresciuto studiando il suono di Chicago di ieri e di oggi, si è fatto notare fin dall’esordio pubblicando su label come la Wave di Francois Kevorkian, Versatile e Mule Musiq.
Il cambio di passo è scattato velocemente, appena un anno dopo il debutto, quando, nel 2009, la Ostgut Ton seleziona gli estratti su vinile dell’ultima compilation mixata della serie Berghain: il riff al pianoforte di Found a Place è un anthem potente, estatico, che finisce inevitabilmente per catapultarlo ai vertici di ogni playlist.
Melodia ad alto contenuto drammatico, cassa dritta senza fronzoli e giusto un velo di filtri sono la base del successo, cui si aggiunge il dolcissimo sapore dei classici; una mossa che riesce soltanto a chi ha fatto un eccezionale lavoro di ricerca.
Negli anni dei non-generi Lionni è la casa in cui convivono diverse anime che riesce a sintentizzare con abilità, realizzando un prodotto coerente e d’impatto.
Just A Little More è il suo secondo album ed è licenziato dalla Mahouse Records di Kerri Chandler.
La title track in apertura squadra percussioni latine e scivola su vellutati scintillii deep. Si prosegue con la teatrale Black Orchid, archi e sentimenti, per arrivare a Time stands still che vede al microfono Robert Owens, la Voce maschile dell’house nel ruolo di cantastorie notturne: fiabe metropolitane da un club all’altro fino all’alba sempre con uno strano luccichio negli occhi.
Stomp e soul d’altri tempi, Take me with you è cantata da Rachel Fraser mentre la successiva Lost Souls è un fraseggio jazzy al piano, un andamento circolare sì ma ricco di significato.
Per quanto il beat si possa fare spigoloso arpeggi, voci e spiritualismi pop ristabiliscono l’equilibrio (keep me hanging, Can’t help myself, Don’t let go, Do you belive) ricordando la gloriosa Strictly Rhythm.
Shelter from the rain è modernità emozionale, drammaturgia di livello, sostanza oltre le sostanze.
Un album lungo (13 tracce della durata minima di sei minuti) in cui ogni brano fa venire davvero voglia di averne ancora un pò: l’edonismo passionale di When 2 R in Love, il sole stroboscopico di Shining Bright, il groove limpido in crescendo a la Slam prima maniera di Positive Vibration (vs Positive Education?).
Tony Lionni è un artista con cui sarebbe bello stare a parlare di storia dell’house music per ore, ma forse sarebbe ancora meglio viverlo sul dancefloor.

Federico Spadavecchia

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