Pouppée Fabrikk “The Dirt” (Alfa Matrix)

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Non potevano essere più espliciti di così i riformati Pouppée Fabrikk: Bring Back The Ways Of Old apre il loro nuovo album in studio dal lontano 1999 con un titolo programmatico e sonorità che rappresentano un vero e proprio schiaffo in faccia a ciò che, da ormai più di un decennio, è diventata l’EBM.
La band di Henrik “Nordvargr” Björkk, vera e propria apripista in terra svedese, non concede nulla alle tendenze delle ultime generazioni, tenendosi a debita distanza dagli asettici suoni digitali e dalle casse dritte, sfoderando invece i cari vecchi sequencer analogici alla DAF e ritmiche che, spesso, sembrano uscite da un disco di hardcore punk.
L’attitudine punkeggiante della scena EBM originaria non è d’altronde una novità, e questi scalmanati scandinavi lo ribadiscono con tutta l’energia possibile, infilando pezzi massacranti da pogo micidiale come Bright Light, I Am, Stahlwerk e la pazzesca Symptom, che sembra un pezzo dei Black Flag in versione EBM! La voce del gigantesco Nordvargr è furiosa e potente come quella di un Henry Rollins in versione cyborg, ad anni luce di distanza da quelle super-filtrate, monocorde e caricaturali della body music contemporanea.
The Dirt riesce ad offrire una certa varietà all’interno di un genere che, per sua stessa natura, ha nella monotonia e nella ripetitività i propri punti deboli. Il canto gregoriano campionato ed il ritmo lento e melmoso di Death Is Natural si contrappongono, per esempio, alla velocità mozzafiato di H8 U, brano con addirittura chitarre campionate in bella mostra, qualcosa che non si sentiva più dagli anni novanta.
Se tutto ciò potrebbe puzzare di nostalgia pura e semplice, leggendo le note di copertina si scopre che l’intento è proprio quello di ricreare le sonorità, l’atmosfera e l’attitudine di un tempo, con un manifesto programmatico intitolato addirittura EBM is dead, che se la prende con la scena attuale fatta di “cassa dritta, plug-in al computer senza spessore e cantanti che si nascondono dietro a montagne di effetti, oppure che sembra stiano cagando”.
Leggendo oltre, si scopre inoltre che le 11 tracce di The Dirt erano delle outakes risalenti al periodo 1988-1990, reincise quest’anno con il chiaro intento “di realizzare un album che sarebbe potuto uscire vent’anni fa”. Il motto finale è “guardiamo indietro per andare avanti”.
Finalmente qualcuno ha preso la questione di petto e messo un punto fermo.
Dopo il ritorno sulle scene di Vomito Negro e The Klinik, tocca ora ai Pouppée Fabrikk dare una lezione di stile ai tanti pagliacci che hanno sovraffollano ed asfissiato l’universo dell’EBM.
Il fatto che lo facciano con musica realizzata più di vent’anni fa e, nonostante ciò, freschissima, ci aiuta a capire quanto questo genere abbia disperatamente bisogno di evolversi.
L’edizione limitata in cofanetto di The Dirt include un secondo CD con le registrazioni originali di alcune delle tracce dell’album, più interessanti estratti live d’epoca.

Simone Valcauda aka Simon Valky

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