Terence Fixmer: Azione Meccanica

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Terence Fixmer è uno dei nomi principali della scena francese. Emerso nei primi duemila, ha rilanciato l’EBM nei locali Techno e la carriera di una band culto come i Nietzer Ebb.
Nel tempo le sue produzioni e performance sono sempre state molto apprezzate per l’energia che han saputo trasmettere.
Lo abbiamo incontrato in occasione dell’uscita del suo nuovo singolo su Electric Deluxe.

Che ne dici di raccontarci qualcosa del nuovo disco su Electric Deluxe, Bells? C’è questo equilibrio tra il tuo lato industrial e sci fi che è molto interessante, tra l’altro la title track ricorda il something in the sky di Jeff Mills non trovi?
E’ divertente perchè ad un certo punto la traccia suonava come delle campane nello spazio, così ho pensato di chiamarla Bells, ma non ha niente a che fare con Jeff Mills. Non trovo nessun punto in comune con lui se non forse il titolo.
Com’è nata la collaborazione con la Electric Deluxe di Speedy J?
Molto tempo fa preparai un singolo, Machine, e lo mandai a Speedy J che aveva aperto da poco la sua label. L’EP gli piacque e decise di pubblicarlo. Fui molto contento perchè si trattava di un progetto appena nato e mi piacavano molto le cose nuove così quello fu l’inizio della nostra collaborazione.
Electric Deluxe è sicuramente una delle case discografiche che hanno messo le basi per il successo di questa nuova ondata techno che da una parte riscopre il suo lato industrial e dall’altra si lega alla ricerca e al sound design ed un pò meno al dancefloor, che ne pensi?
Certamente c’è molta Techno industriale in giro ma il mio punto di riferimento è quella degli anni ’90 quando la Techno aveva a lot of Soul, ogni traccia aveva una sua personalità, e dal punto di vista artistico era una cosa molto buona.

Ti piace questo ritorno dell’industrial? Quasi dieci anni fa hai rilanciato l’EBM nei club Techno, visti gli sviluppi attuali sarai ben contento…
Certo ed è molto divertente perchè quasi a metà degli anni zero ho preso ad utilizzare l’EBM mescolandola alla Techno. L’EBM riprende sopratutto l’atmosfera dell’industrial, sono come fratello e sorella, con la prima che è sì influenzata per sound e mood ma l’energia è diversa.
Ciò che penso è che in effetti oggi si tratti di Techno che attinge qualche elemento dall’industrial come appunto l’atmosfera o l’anima, potremmo definire l’industrial come Techno con un carattere forte.
Hai dato nuova vita ad un gruppo seminale come i Nitzer Ebb, c’è un altro gruppo del passato con cui ti piacerebbe collaborare e magari rilanciare?
No, l’album che ho fatto insieme a Douglas McCarthy (Between the Devil, 2004, n.d.r.), l’ho realizzato naturalmente perchè sono un grande fan dei Nitzer Ebb e la mia musica era un’evoluzione moderna della loro. La band era ferma da tanti anni, così creai quel progetto che fu davvero interessante e divertente. Da quel momento il gruppo riprese a fare concerti e tour. Ma devo ammettere che il passato non mi appassiona molto, anche se ovvio ci sono band che amo come i DAF, i Liaisons Dangereuses e i Front 242. Per me sono grandi classici, ma le nuove generazioni che frequentano i club Techno non li conscono ed ignorano l’importanza che hanno avuto per la scena.

A proposito di giovani, c’è qualche nome nuovo che segui con particolare interesse?
Attualmente ci sono dei producer molto interessanti come Claudio PRC e Giorgio Gigli. Quello che mi piace della loro musica è che è davvero artistica e profonda, quando l’ascolti te la ricordi. Lo capisci subito che questi artisti fanno musica con il cuore non per inseguire un successo commerciale ma perchè devono esprimere qualcosa che è dentro di loro. Amo quest’aspetto perchè io stesso cerco di mettere nei pezzi una parte della mia anima così mi sento molto legato a questi artisti soulful.
Eppure oggi sembra che la dance sia diventata un business molto redditizio…
Per me il business uccide ogni cosa. La Techno agli inizi era un movimento formato da persone che guardavano solo all’arte cercando di creare qualcosa di nuovo. Ad un certo punto è comparso il marketing assieme a tutti i media moderni come i social networks, di conseguenza sono intervenute persone molto brave a gestire quest’aspetto. Purtroppo oggi le maggiori aspettative si concetrano sugli affari piuttosto che sull’arte, ma fortunatamente ci sono ancora artisti che tengono soltanto alla musica.
E’ possibile fare dance culture per le masse?
Penso che i veri appassionati saranno sempre capaci di scoprire la musica giusta, mentre il pubblico mainstream seguirà quello che gli imporrà il marketing atraverso flyer e poster giganti. Sono privi di personalità ed ogni cosa che gli si propina va bene. I veri appassionati guarderanno oltre, si sbatteranno per trovare musica valida. Oggi ci sono grandi nomi la cui macchina del marketing funziona molto meglio della loro musica, anche se va detto che ci sono delle eccezioni ed abbiamo artisti sì guidati dal marketing e della comunicazione ma allo stesso tempo capaci di fare musica davvero fantastica. La gente dovrebbe imparare a distingure ciò che è realmente buono.

In un’intervista recente Jeff Mills ha detto che il pubblico non è più esigente come lo era una volta verso gli artisti. Sei d’accordo?
Sì, alle volte sembra che al pubblico interessi solo il cassone, senza voler approfondire andando a toccare l’anima della musica. Tra il pubblico c’è sempre chi si accontenta di quello che gli dai e chi invece vuole di più.
Pensi che la Techno abbia sempre il compito di raccontare il futuro?
E’ una domanda difficile. Gli appassionati come ti dicevo cercheranno sempre di andare oltre alimentando la ricerca.
C’è un disco che continua ad ispirarti?
Amo molti dischi ed è difficile sceglierne uno in particolare, ma potrei dirti Vortex di Final Exposure su Plus8 del ’91, o Emmanuel Top con Radio.
In generale mi sento più legato alle canzoni degli anni ’90 che non a quelle del duemila.
Ci sono altri stili musicali che ti piacerebbe esplorare?
Adoro la musica elettronica, soprattutto il suono del sintetizzatore. Non sono molto dentro ai groove con tamburi e percussioni quanto piuttosto mi trovo a mio agio nell’esplorazione dei suoni composti con i synth e al relativo sound design. Le ritmiche possono essere semplici ma le sequenze nascono tutte dal lavoro con il sintetizzatore.
Un’ultima domanda e abbiamo finito: raccontaci le tue prossime mosse
Ora farò un pò di promozione per l’ultimo singolo su Electric Deluxe e quindi mi dedicherò al nuovo album che vorrei fare uscire nel 2014, anche se non ho ancora deciso se pubblicarlo sulla mia label, la Planet Rouge, o su un’altra. Sarà comunque molto ruvido, scuro e analogico.

Federico Spadavecchia

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