Ora e Sempre Devo!

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Quest’estate sono andato in Croazia in cerca di relax assoluto. Ho portato con me una decina di libri (per lo più romanzi) con l’intento di sbarazzarmi, almeno per un paio di settimane, delle consuetudini quotidiane, puntando su un rinnovamento spirituale oltreché fisico. Eppure, sebbene tutte le premesse fossero davvero benauguranti, ho fatto un terribile errore.
Dopo una intera stagione di bulimia musicale, ho trascurato la componente audio della mia tanto attesa vacanza.
Mi sono limitato a mettere in valigia solo una manciata di CD senza prestare particolare attenzione a quali fossero.
Dopo un paio di giorni di apparente purificazione interiore, mi sono ritrovato ad affrontare una insopportabile crisi di astinenza musicale.
Mi sono messo ad elencare mentalmente, in maniera piuttosto schizofrenica, tutti gli album che avrebbero allietato il mio relax, collocando ciascuno di essi in una determinata fascia oraria, e solo dopo averci speso più tempo del dovuto, ho ben pensato di sbirciare più attentamente nella piccola borsa di CD che avevo con me.
Ebbene, dopo averli messi da parte per troppo tempo, mi sono ritrovato ad ascoltare e riascoltare una compilation degli incredibili Devo (‘Hot Potatoes: The Best of Devo’). All’interno del CD c’era buona parte dei loro pezzi degli anni ’70 e ’80, tra cui quelli prodotti dal grande Brian Eno (‘Q: Are We Not Men? A: We Are Devo!).
Ho sempre amato alla follia il talentuoso e futuristico gruppo americano (almeno fino all’album ‘Freedom of Choice’ del 1980) ma mai mi ero concentrato sulla loro musica al di fuori della consueta abbuffata di musica in cui quotidianamente mi perdo. In molti passaggi di alcune di queste tracce, come ad esempio le indimenticabili ‘Jocko Homo’, ‘Mongoloid’, ‘Secred Agent Man’ o la stessa ‘(I Can’t Get No) Satisfaction’, ho riscontrato una freschezza ed una modernità che difficilmente si riesce ad intravedere oggi.
Credo di non esagerare nel considerare alcuni di quei pezzi non solo originali e proiettati nel futuro allora, ma incredibilmente innovativi ancora oggi che sono passati più di 30 anni.
Se nella seconda metà degli anni ’70, ad esempio, la musica dei Kraftwerk rappresentava indubbiamente un rivoluzionario elemento di novità in ambito elettronico, riascoltarla oggi e soprattutto confrontarla con la “musica del momento” non le rende affatto giustizia.
Per i Devo è, invece, tutta un’altra cosa.
Riascoltare oggi album come ‘Q: Are We Not Men? A: We Are Devo!’ (1978) o ‘Duty Now for the Future’ (1979), al di là dell’essenzialità di alcuni loro passaggi, dovuta principalmente alle minore risorse tecnologiche a disposizione, non altera in alcun modo la loro obiettiva ed immensa grandiosità di fronte alla pochezza della maggior parte delle uscite contemporanee.
Nel giro di pochi anni, purtroppo, i Devo si infettarono proprio con il virus da loro stessi evocato, la cosiddetta De-Evolution, teoria secondo la quale la società americana, anziché evolversi, stava gradualmente sprofondando nel più completo disfacimento. Non riuscirono più a bissare la genialità dei primi dischi ma, in ogni caso, non rischiarono mai di mettere in discussione la grandezza delle loro tracce prodotte a cavallo fra gli anni ’70 e ’80.

Andypop

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