Pablo Bolivar “Must” (AvantRoots)

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Poco chiacchierato, ma decisamente non privo di talento, Pablo Bolivar non sará un nome di quelli che vengono in mente all’istante quando si parla di techno; eppure il suo rispettabile contributo alla scena lo ha giá dato, come dimostrano ben 27 singoli in nove anni (di cui due sulla Curle ed uno sulla Desolat) e tre album tra il 2006 ed il 2010, cui si aggiunge ora il nuovissimo “Must” sulla sua AvantRoots. Senza contare i lavori usciti come Pulshar, duo di cui fa parte insieme ad Aphro Sainz e che ha partorito, tra gli altri lavori, anche un notevole album ricco di influenze “dub” uscito ancora su Desolat nel 2010 ed intitolato “Inside”.
Dopo la partenza lenta di “Rise Your Demons”, l’album ci accompagna verso ritmi piú consoni ad un dancefloor pur mantenendo le atmosfere ipnotiche ed ovattate tipiche del suono deep-techno dell’artista.
Man mano che si procede nell’ascolto, “Must” si rivela una collezione di tracce deep-house di buon livello, ma alle quali sembra mancare un po’ di diversitá e quindi, inevitabilmente, anche delle punte di eccellenza che sarebbe lecito attendersi in un album, specialmente quando questo giunge a tre anni di distanza dal primo.
Non mancano certo gli spunti interessanti, come il sinuoso basso di “Smoke Mode” o la intrigante “New Order” con i vocalizzi di Mastra, estremamente adatta a cominciare un warm-up o un radio show. Eppure, la sensazione complessiva é quella di un disco che si ferma alla sufficienza, senza distinguersi particolarmente da altri lavori simili di cui la scena é giá colma.
A parte l’”intro” e l’”outro”, le altre nove tracce, fatte le debite distinzioni, tendono ad assomigliarsi tra di loro. E tutto questo é un peccato; sia perché sappiamo che Pablo Bolivar puó fare un po’ di piú (come dimostrano due ottime release sulla Curle), sia perché intitolare un album “Must” pone l’asticella delle aspettative decisamente in alto.
Siamo di fronte ad un buon disco, ma da qui a definirlo “must” ce ne corre un po’.

Luca Schiavoni

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