WhoMadeMyLastPoetry “Where we came from” (Soluxion Records Limited)

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Raramente nella Techno si ha a che fare con i concept album perchè il più delle volte si preferisce raccogliere materiale intorno ad un suono (il cui fine può essere l’ascolto o la pista) piuttosto che, appunto, ad un concetto.
Se poi si parla di valori sociali l’impresa diventa ancora più difficile visto che perfino gli UR del periodo militante non si prodigarono nella realizzazione di long playing, preferendo questo formato per la fase successiva di esplorazione cosmica e mitologica (X 102 Discovers and Rediscovers the Rings of Staurn, UR Interstellar Fugitives, Drexciya…).
WhoMadeMyLastPoetry è l’alias dietro il quale si cela Dubit, uno dei nuovi volti dello sperimentalismo techno italiano migrati a Berlino, facente capo alla Soluxion Records.
L’ambizioso obiettivo di Where we came from è denunciare lo stato di schiavitù intellettuale in cui verte la società moderna, ed allo stesso tempo smuoverla dalla sua apatia permanente sollecitandone curiosità ed emozioni.
Partendo dal principio che ogni suono è in grado di provocare una reazione differente su chi lo ascolta, l’artista tratteggia un soundscape oscuro ed industriale in cui è facile perdersi perchè gli spazi che sembrano esserci tra le note si richiudono improvvisamente togliendo il terreno da sotto i piedi.
La vita, così come questo panorama uditivo, è labirintica e l’individuo non può che errare inevitabilmente perchè è la natura umana stessa che lo spinge al movimento e all’errore.
Le tecniche produttive impiegate sono varie, sia analogiche che digitali, ed anche il mastering viene coinvolto nel processo creativo di modo da enfatizzare i dettagli e rendere al meglio il mood desolante e contemplativo di ogni pezzo.
Oggi la Techno vive in simbiosi col sound design, ma qui non si tratta di mera estetica ogni passaggio è strettamente funzionale.
La città del futuro è dominata dalle macchine e le autostrade trasportano bytes al posto di automobili, un mondo cyberpunk dove l’unica realtà di cui si può esser certi è quella dei propri sogni.

Federico Spadavecchia

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