Una notte al Cocoon (ovvero la storia di Mick Jagger che visse due volte)

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La primavera è arrivata da una decina di giorni, inizia a fare più caldo, le piante cominciano a fiorire e le ragazze a portare le minigonne, ma soprattutto è tempo di Timewarp, uno dei rave più importanti e longevi del Continente, a cui partecipano i migliori Dj’s della scena elettronica internazionale. E siccome è organizzato nella cittadina tedesca di Mannheim, a meno di 100 Km da Francoforte, cosa c’è di meglio che prepararsi all’evento passando la serata precedente in uno dei club più avanguardisti ed eleganti d’Europa come appunto il Cocoon?

Così una volta radunato il gruppo dei clubbers delle grandi occasioni e affrontato 650 Km di autostrada (Schumacher a Simone KK gli fa una pippa), eccoci in Carl Benz Strasse pronti per una maratona che sarebbe durata per tutto il weekend.

L’ingresso del locale è affollatissimo con persone di tutti i tipi venute da ogni dove e con ogni mezzo: dai viaggi organizzati in pulman a chi invece ha preferito la migliore comodità della limousine, da infaticabili partygoers a individui che pensano ancora che il Ministry of Sound sia avanti.

Una volta entrati approfittiamo della lunga coda al guardaroba per andare a prendere da bere e notare, grazie ad uno dei tanti monitor esposti nell’area bar, che il padrone di casa Herr Sven Vath ha preso il controllo della consolle. In realtà quando si parla della consolle del Cocoon bisognerebbe richiamare alla mente la plancia di comando dell’Enterpreis o l’astronave del film di Ron Haward (Cocoon – L’energia dell’Universo del 1985 n.d.r.), visto la sua forma particolare che ricorda quella di un disco volante.

Sven appare molto rilassato e tranquillo senza mostrare segni di quelle stravaganze, talvolta esasperate al limite della sopportazione, a cui ci ha abituati negli ultimi anni. Anche la sua selezione è molto diversa dal solito: Sven, infatti, suona esclusivamente vinili di gran qualità dal passo deciso con forti componenti acid, lasciandosi andare talvolta addirittura ad assoli di Tb 303, e melodie baleariche davvero emozionanti sfoggiando pure una buona tecnica.

A questo punto ai frequentatori di locali più attenti, che hanno assistito alle performance del guru tedesco al di fuori del suo club, sarà salita la pressione alle stelle visto il basso livello raggiunto dalle suddette negli ultimi tempi. Da più parti

Sven era descritto come un Dj sul viale del tramonto, ormai votato esclusivamente alla gestione del suo impero, e invece in quella che si può definire a ragione casa sua quel “gran bastardo” tira fuori il meglio del suo repertorio senza neanche avvalersi delle hit del momento, ma anzi permettendosi pure il lusso di insegnare ai più giovani le basi della musica elettronica con i Kraftwerk.

Vederlo lassù in consolle così attento e pulito è un pò come vedere Mick Jagger e Keith Richards che, dopo aver preso per il culo il pubblico di interi stadi con spettacoli pacchiani dove la musica è in secondo piano rispetto al resto, si mettono a suonare nel loro salotto davanti agli amici più cari spolverando la voce e la passione degli esordi. Inizio a credere che come loro anche quella vecchia volpe di Sven abbia qualche simpatia con il diavolo.

Dopo tre ore buone di set alle 4.30 circa arriva il cambio: a prendere il comando delle operazioni è Richie Hawtin il quale sembra volersi allenare in vista del suo megaset previsto per il Timewarp lungo la bellezza di ben 7 ore.

Durante le prime due ore Mr M_nus porta avanti un discorso a fasi alterne mescolando sonorità più friendly con momenti più di ricerca.

Questo è tuttavia solo l’inizio, un sistema per tarare in qualche modo la pista che risponde ballando di gusto. E così Richie si trasforma in un novello capitano Kirk con la sua flotta di caccia interstellari formata da due technics, due laptop e l’immancabile c-loop.

La conquista del dancefloor è ormai cosa fatta: i ballerini sono rapiti dalla musica e il tempo è come essersi fermato. Solo verso le sette del mattino sento il bisogno di rilassarmi un pò e decido quindi di andare nella sala Micro, l’elegantissimo privè del Cocoonclub.

Qui ho il piacere di scoprire un nome nuovo e molto interessante: Mathias Vogt, il quale sta finendo un set a base di ritmiche minimali e dolci melodie chiudendo poi con chitarre e cantato femminile.

Ormai sono le 7.30 del mattino ed è ora di salutare il Cocoon ma non per andare a dormire ma per spostarsi semplicemente sull’altra sponda del Meno per l’afterhour organizzato al mitico Robert Johnson dove ci aspetta il M_nus party con Magda e Troy Pierce. Ma di questo vi parlerò nella prossima puntata…

Federico Spadavecchia

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