Laure Boer “Les mondes en gouttes Vol. 1, 2, 3 (2012–2024)” (Kolala Prod.)

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Laure Boer ripercorre un decennio di sperimentazione attraverso tre universi sonori con questa raccolta uscita a ottobre sulla label tedesca Kolala Prod., intitolata “Les mondes en gouttes Vol. 1, 2, 3”.
Se il riordino di archivi personali può rappresentare un esercizio nostalgico, nel caso di Laure Boer diventa un’operazione consapevole di archeologia creativa. La sound artist franco-berlinese, con collaborazioni alle spalle con Tarek Atoui e residenze presso EMS Stockholm, recupera dal proprio vault 10 anni di sessioni, trasformandole in 3 volumi che restituiscono il profilo della sua pratica artistica dai suoi esordi. La scelta del formato tape è tutt’altro che casuale: Laure è cresciuta musicalmente registrando trasmissioni radiofoniche su cassette, per poi scambiarle con i suoi amici: quella materialità magnetica e trama sonora granulosa che solo il formato a nastro ci può regalare.
L’album si sviluppa in 3 movimenti legati all’introspezione: il primo incarna la stagione della vulnerabilità affettiva, con paesaggi vocali in cui la sua voce francese si stratifica e viene immersa in onde delicate. Brani come “Constellations” e *Sacre Sucré* (quasi 18 minuti di pura immersione) trasportano l’ascoltatore in condizioni psicoacustiche quasi da meditazione. Il secondo volume lavora su una rotazione tonale radicale. Qui l’atmosfera si scurisce e la texture diventa ostile. synth distorti, ritmi meccanici martellano come macchine arrugginite. “Hard Duster” e “Sirènes” sono paesaggi industriali non celebrativi dello sperimentalismo tedesco degli anni Settanta, bensì rivisitazioni personali dove il rumore diventa linguaggio emotivo. Il terzo capitolo propone una sintesi: “Late Night Manila”, traccia di quasi mezz’ora, è un drone dilatato dove harmonic sweeps e accordi vocali riverbanti si muovono come nebbie ritualistiche. Tracce come “Battements de l’aube” combinano chitarra acustica e canto sussurrato: momenti che ricordano quanto la folk tradizionale e la sperimentazione sonora abitino lo stesso continente estetico.
Per Boer, che negli ultimi anni ha orientato il suo lavoro verso la scultura sonora e l’interazione tra luce e vibrazione acustica, questo album rappresenta una linea di demarcazione forse per sottolineare che non c’è’ un “prima e un dopo”, solo qualcosa che si trasforma. Vista live quest’anno al C3 a Milano, Laure utilizza strumenti a corda tradizionali e percussioni insolite e artigianali (che ricordano quasi gli esperimenti industriali degli Das Synthestische Mischgewebe nei primi anni ’80 a Berlino), integrando nei suoi live circuiti personalizzati e oggetti sonori fotosensibili che reagiscono alle variazioni di luce per generare texture sonore ed effetti rumoristici.
L’edizione fisica in cassetta tripla è di 100 copie in un packaging neon dal sapore retro-futuristico, accompagnate da artwork dell’artista stessa.
“Les mondes en gouttes Vol. 1, 2, 3” è un autoritratto in tre movimenti, dove il grano della cassetta, quella impurità tanto cercata in un’era di trasparenza digitale forzata, diventa il medium autentico.

Edoardo Grandi