Dead Air Lullaby è il debutto di Jamira Estrada & Miao Zhao su Hundebiss Records, disco uscito nell’aprile 2026 (con relativa tournée europea e tappa milanese al Cox) realizzato dal duo di musicisti provenienti dalla scena sperimentale svizzera.
Jamira Estrada è musicista, compositrice e performance artist radicata a Zurigo, la cui pratica elettroacustica si caratterizza per un approccio diretto e intimista al suono. Clarinettista e improvvisatrice nata in Cina nel 1990, Miao Zhao si è fatta le ossa e ha specializzato la sua ricerca in clarinetto basso presso l’Università delle Arti di Berna. Miao è anche co-fondatrice di AMARUS—una serie dedicata alla musica sperimentale da Asia, America Latina e Svizzera—Zhao rappresenta un punto di vista che interroga criticamente il centro eurocentrista della pratica contemporanea.
Partendo dalla prima traccia (che è anche il titolo del album) capiamo subito che il viaggio sarà denso di rumori, droni e suoni striduli: il clarinetto si sviluppa in un lamento e la mente ci porta subito a ricordare gli esperimenti di John Zorn, che oltre al sax inserì il clarinetto all’interno dei suoi storici “Game Pieces” di fine anni ’70.
Il disco prosegue poi con il drone sintetico di “Sleeper” che si distende poi nell’ambient eterea della traccia seguente “Moto”, un proseguo perfettamente amalgamato e che setta i primi 13 minuti circa dell’album quasi come una sorta di “primo tempo”. Il lamento si riapre con “Dim”, quarta traccia che uno spartiacque con il secondo capitolo dove si prosegue con un flow disteso che riparte dalla drone, ma che poi muta ancora nell’uso più rumoristico e noise degli strumenti a fiato che emerge in “Shatterd Halo” sino a chiudere in un sospiro di velluto, con tanto di cinguettio degli uccelli, nella traccia di commiato “Frozen Lake”.
L’ultimo paragrafo nelle note dell’album contiene la chiave filosofica di questo lavoro: “Una fede congelata rimane, mezzo illuminata, mezzo dimenticata, dormendo sotto la superficie di un suono, forse, non per risvegliarsi.”
Un disco che fila liscio, incastrandosi in un filone che potremmo semplificare in “ambient noise” con i due mondi che dialogano fra di loro senza prevaricazioni e senza bisogno dei soliti cliché.
Edoardo Grandi










