Sailing Through Silence è un album uscito a maggio 2025 su ROHS!, prolifica etichetta indipendente fondata in Sardegna nel 2007 da Andrea Porcu e specializzata in musica ambient e drone. Un lavoro che abbiamo ascoltato – assieme all’artista – in una listening session presso il Non-Environment Studio di Attila Faravelli (studio milanese da lui realizzato e insonorizzato per avere un effetto “extra dry” nell’ascolto).
Michele di Martino, nato a Roma nel 1993, è attivo da fine 2000 come dj e producer techno con gli alias Aldebaran ed Astrea su etichetta The Dub del compianto Claudio Coccoluto. Negli anni ha esplorato nuovi territori musicali che qui troviamo in 13 tracce che raccontano qualcosa di più rispetto ad un album di sola musica: il progetto realizzato da Michele si basa su qualcosa di intimo e personale ovvero il ritrovamento di alcune videocassette registrate dal padre Vincenzo Di Martino, ricercatore ed esploratore che alla fine degli anni ’90 prese parte alla missione ENEA XIII/XIV in Antartide. Utilizzando i materiali ritrovati e incanalandoli nella sua passione per gli oscillatori e i sintetizzatori modulari, Michele ha creato un album multimediale (presentato a Videocittà 2025) che non è solo un omaggio al padre scomparso, ma rappresenta un viaggio audiovisivo nel quale musica, immagini, temi impegnati si fondono in circa 45 minuti.
Anche senza il supporto video, l’ascolto dell’album ti immerge immediatamente in questi paesaggi, raccontati da droni e field recording con i suoni naturali dei venti e dei ghiacci antartici, mentre i commenti del padre e del team di ricerca in sottofondo ti immergono direttamente nella missione, materializzando in immagini il racconto (“guarda che bella quella trasparenza sul ghiaccio” conclude il viaggio). L’uso di registrazioni da missioni scientifiche nella musica elettronica non è cosa nuova; anzi, trova il suo culmine in termini di notorietà sul largo pubblico con l’album The Race of Space (2015) dei Public Service Broadcasting, che attinsero dagli archivi della NASA le registrazioni e i suoni della missione Apollo 8. Ma qui si tratta di qualcosa di diverso, forse più genuino: il ritrovamento di vecchie VHS del padre, conservate in scatole di scarpe.
La musica – ancora una volta – arriva la dove tutti i nostri sensi convergono: le emozioni, quelle profonde. Questo lato “blues e malinconico” della musica elettronica qui emerge subito: un lavoro in cui ambient e droni trasmettono suoni glaciali che richiamano alla “scuola nordica globale”, pensiamo al norvegese Biosphere, lo svedese Kammarheit o il canadese Loscil per citarne alcuni. Qui non siamo però di fronte a quella zona della musica elettronica che in alcuni casi si ancora in esercizi maniacali di studio, tecnica e disciplina (diventando autoreferenziale) ma a un lavoro personale e denso di significato, dove il pubblico può entrare e da subito connettersi a questa incredibile spedizione in Antartide e sentire nella spina dorsale quella sensazione di malinconia che – prima o poi – accomuna la vita di tutti e che qui viene trasformata in energia positiva e creativa.
Nel sottotesto di questo lavoro emerge anche un messaggio di consapevolezza su ciò che da anni la scienza ci segnala, ma che nessuno (di chi sta al potere) sembra voler capire: il cambiamento climatico, che viene qui raccontato senza i toni della denuncia o con call to action ad agire ma attraverso le immagini, i suoni e le parole di una missione di eroi e nel contesto più intimo che esista: la famiglia. E la famiglia per Michele di Martino è un pilastro: sta registrando un’intera raccolta di tracce composte con gli oscillatori assieme a sua nonna di 89 anni. Stay tuned.
Edoardo Grandi










