Le calde notti del Kino Siska

Abbiamo seguito per voi le performance di Jon Hopkins e Sleaford Mods nel celebre locale sloveno

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Il Kino Siska di Lubiana festeggia dieci anni dalla sua apertura, un decennio vissuto come protagonista della cultura urbana della capitale slovena, con un programma di altissimo livello multidisciplinare e decisamente di spessore sul lato musicale.

Un ex cinema riadattato, con un forte coinvolgimento della cosa pubblica, in una sala con un impianto audio/video attentamente progettato per fare godere appieno lo spettatore.

In questi ultimi dieci giorni di festa Frequencies è stata sul campo per seguire due serate: il djset di Jon Hopkins e il live degli Sleaford Mods.

Hopkins presenta il suo djset davanti a un pubblico subito preso bene, molto ricettivo anche in un orario non proprio da club, vista la venue più avezza a essere una concert hall, con puntuale inizio alle 22.30 per due ore filate di viaggio.

A parte qualche minimo problema tecnico superato rapidamente, il producer inglese doma il dancefloor con perizia, tenendo in primo piano melodie semplici e stralunate; un sound che rispecchia il suo egregio lavoro in studio. Si sentono infatti parecchie sue produzioni, sia originali che remix (Solomun, Anna, Stephan Hintz) in un flusso che si allarga (Bicep, Alex Bau, Gary Beck…) con il tratto comune dei quattro quarti in connubio con un approccio emotivo.

La sensazione è quella di una ottima selezione, che procede ragionata ed efficace, senza però andare troppo fuori dai binari conosciuti. Si balla sorridenti, il set scorre e in diversi momenti scatena genuini entusiasmi. Unico appunto resta il non aver osato un po’ di più, ma gli applausi alla fine della performance segnalano che l’artista ha colto nel segno.

Cambio di atmosfere la sera seguente, con il punk elettronico degli Sleaford Mods.

Chi li ha visti live conosce il piglio senza fronzoli del duo britannico: sinceri, diretti e in your face. Jason Williamson alla voce è carismatico, un mix di rabbia e sarcasmo, nervoso ma improvvisamente sorridente tra una strofa e l’altra, balla, si dimena con corpose dosi di (auto)ironia mentre i testi corrosivi raccontano le miserie e osservano la società quotidiana della Gran Bretagna odierna.

Il set up volutamente minimale con Andy Fearn fondamentalmente on stage a premere play sul laptop e a sorseggiare birre, è un ulteriore dichiarazione di intenti, di focus sul sound e in particolare sui testi caustici. L’accento East Midlands delle invettive di Jason rapisce l’ascoltatore mentre le scarne ma efficaci basi strumentali tipiche della band fanno da preciso contraltare ritmico. Pian piano nelle prime file parte un pogo liberatorio in particolare sulle ultime tracce del concerto con gioiosa furia.

Il pubblico segue con cori convinti traccia dopo traccia i loro racconti vibranti, su pezzi come Stick in A Five and Go, Just Like We Do, Kebab Spider, B.H.S. La scaletta è serrata, incisiva e con pause minime; dopo un veloce ritorno per tre brani dell’atteso bis, e poco più di ora di puro show, cala il sipario.

Cannibal Se-lecter

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