Pan Sonic, il futuro arcaico e l’anima epica finlandese

"Kulma" è l'incarnazione finale della mitologia finnica, di cui Pan Sonic sono i technologici cantori

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Mai assunto fu più vero.
Ricordo che la mia insegnante di arte medievale dell’Accademia esordì con una frase da annali: per inquadrare un artista bisogna partire sempre dal contesto geografico-antropologico da cui nasce e si forma, indi passare al periodo storico in cui è vissuto. È la prima fase per costruire un’ermeneutica.

Questa non è una recensione di Kulma dei Pan Sonic in senso tradizionale, come mera analisi dei singoli brani dell’album, ma un circolo ermeneutico che parte da questa release, passa per Sibelius, incontra l’epica e la cultura finlandese e il Kalevala, poi ritorna a Kulma. Il circolo si chiude con l’inquadramento nel suo contesto antropologico.

Pubblicato nel 1996, è il manifesto dell’arte del duo finlandese. Un fulmine a ciel sereno nel panorama dell’elettronica mondiale.
L’impostazione minimale (minimal techno, ma il termine qui va inteso in senso non convenzionale) ci rimanda a un mondo di sacralità primordiale, emanato dalla natura e dai grandi spazi del nord, glaciali dominati dal permafrost nell’inverno, conquistati dalla vastità di boschi e tundre in estate.
La macchina elettronica è al servizio delle origini pagane di una terra relegata ai margini dell’Europa, ma viva di una forte identità popolare. Non un freddo tecnicismo ma un elemento che santifica la vita, passando per gli inizi dell’umanità.
Esso è l’espressione dell’abbattimento del diaframma fra l’antico e il moderno, fra la tradizione arcaica ed apotropaica e la post modernità del XXI secolo. E’ un concetto artistico della cultura finnica.

La Finlandia è un paese scandinavo che non ha nulla a che fare con i suoi vicini.
Il suo popolo non è di origine germanica ma ugro-finnica, e discende da antiche popolazioni migrate dalle steppe uralo-altaiche (la stessa origine degli Estoni e degli Ungheresi). Fra le tradizioni dei loro antenati non ci sono le saghe eroiche dei vichinghi, il popolo venuto dal mare, ma l’arte della guerra e la cultura agreste e pastorale dei popoli delle Steppe dell’Asia Centrale.

Il Kalevala è il poema omerico epico nazionale dei finnici. E’ stato scritto nel XIX secolo sulla base di una serie di canti sui miti dell’omonima terra (poi conosciuta come Finlandia appunto). Tradizionalmente anche in questo caso ci si aspetterebbe una rappresentazione dove il mito e le vicende storiche convivono e vanno di pari passo, instaurando una dialettica tra loro che diventa la base della tradizione occidentale.
Qui non è così, l’elemento storico è scarso per non dire nullo, mentre il mito pervade tutta l’opera. Ma la cosa più importante è l’elemento sciamanico figlio di una cultura orientale proveniente dai grandi spazi come le steppe centrale e la Siberia; una spiritualità ancestrale in totale simbiosi con la profondità della natura.
Ogni finlandese è figlio del Kalevala, questo è l’assioma per comprendere Kulma e i Pan Sonic.

La sua posizione geografica periferica ha contribuito a preservare la nazione dalle influenze culturali proveniente dall’Europa centrale; ancora nell’ottocento il suo ruolo in tal senso era ancora subalterno e marginale, lontano dal clima positivista e scientista europeo.
Solo alla fine del XIX secolo la modernità fa breccia in modo repentivo ma senza cancellare il suo substrato antropologico e ancestrale, anzi sposandolo e entrando in osmosi con esso.
Fu l’abbrivio dell’architettura profondamente naturalistica di Alvar Aalto e del post romanticismo epico-nazionalista del compositore Jan Sibelius che musicò il Kalevala.

Ascoltandolo, magari davanti a un’opera di Aalto, ci si accorge che tra costui ed il duo elettronico il passo è molto breve; le sue soluzioni moderne sono il risultato di una cultura votata all’ancestralità e del suo rapporto di contiguità con il tempo presente.
L’antico non soccombe davanti al moderno e quest’ultimo non lo cristallizza in un altrove che non c’è più, ma ne fa la base per il suo sviluppo. Ecco spiegato il perchè in Sibelius (e in Aalto in architettura) si parla di arcaismo modernista.
La nuova elettronica dei Pan Sonic porta all’estremo le sue intuizioni passando allo stato successivo dell’arcaismo futurista.

In quest’ottica Kulma e un lavoro manifesto e la sua freddezza glaciale è solo apparente, la scorza dietro la quale si nasconde la profondità del paganesimo finnico.
La ricerca minimale si inserisce nell’ampio contesto culturale di una nazione la cui cultura ha operato l’abbattimento di ogni barriera temporale e l’annullamento della dicotomia arcaico-postmoderno; è un lavoro di avanguardia elettronica che all’ascolto non rimanda a visioni di città del futuro fredde e tecnologiche ma, mediante l’uso delle macchine, ci fa rievocare.
La nuova elettronica dei Pan Sonic porta all’estremo le intuizioni di Sibelius e dall’arcaismo modernista si passa all’arcaismo futurista.
In quest’ottica Kulma e un album manifesto e la sua freddezza glaciale è solo apparente, la scorza dietro la quale si nasconde la profondità del paganesimo finnico.
La ricerca minimale si inserisce nell’ampio contesto culturale di una nazione la cui cultura ha operato l’abbattimento di ogni barriera temporale e l’annullamento della dicotomia arcaico-postmoderno.

E’ avanguardia elettronica che all’ascolto non rimanda a visioni di città del futuro asettiche e tecnologiche ma, mediante l’uso delle macchine, ci fa rievocare la grandezza degli spazi incontaminati e la magia primordiale dei culti precristiani.
È il Mito evocato dai riti di popolazioni antichissime calati in quel tempio immenso che è la Natura. E’ come fare un viaggio indietro di millenni con una macchina del tempo di un futuro lontano.

La poesia musicale dei Pan Sonic si tinge di tonalità epiche, come assistere a una sorta di poema musicale narrato da un moderno guru proveniente dalla sacralità di un bosco.
A titolo esemplificativo cito soltanto un brano: Kutnutus, dove la riproduzione di un gracidare notturno di rane è un suono occulto evocatore del mistero sciamanico del Kalevala che ci riporta alla lontana notte dei tempi.

Marco Fanciulli

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