Fabric: Dalla Minaccia di Chiusura alla Farsa

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Il Fabric è salvo ma in futuro, andare a ballare li, sarà più emozionante che attraversare i controlli di sicurezza dell’aeroporto di Telv Aviv durante la II Intifada; già perchè il comune di Londra alla fine ha ceduto alle preghiere dei quattro angoli del globo, agli scongiuri di Annie Mac e dei Chemical Brothers e alle trenta mila firme digitali raccolte da una petizione su Change.org. Quindi “business as usual”?
In teoria si ma come tutti i contratti con le clausole in piccolo, c’è ovviamente la “sola”: il comune non farà coriandoli della licenza solo in cambio di una stretta sulla “policy” alla porta.
Giusto qualche piccola accortezza in più per evitare nuove tragedie. Bene, no? Beh, dipende dai punti di vista.
Le tre condizioni messe sul tavolo, come riportato dall’Evening Standard, non sono proprio quisquilie: più CCTV (tanto camera in più camera in meno), cani antidroga (negli aeroporti sono un’eventualità, non la regola) ed infine anche un “ID scan”. Che non vuol dire “controllo del documento” (quello già avviene per verificare l’età) ma una vera e propria registrazione – non chiamatela schedatura anche se lo è- dell’identità del cliente. Ma solo temporanea, non temete: promettono di non utilizzare i vostri dati (stile promesse di Fastweb e Telecom).
Rimangono, ovviamente, il metal detector per le armi e le perquisizioni corporali ma a queste ormai non bada più nessuno.
In pratica, il locale sta facendo concorrenza allo scalo di Heathrow.
Quindi ecco, dalla prossima settimana, l’esperienza all-inclusive del Fabric: tastata iniziale da una fila di professionali Rambo con licenza (che si prende con due fine settimana di corso) per rompere il ghiaccio.
I bouncers sono indispensabili, come ricorderà bene il fondatore del Ministry, affinchè il traffico interno di sostanze si svolga in maniera ordinata.
Poi c’è la schedatura da parte del post-hipster che lavora alla biglietteria, (uno che di trattamento di dati sensibili e di privacy ne capisce certamente, grazie al suo diploma in grafica al Royal College of Art), quindi la radiografia al metal-detector ed infine una carezza a Fido mentre vi annusa. Come se la Finanza vi avesse pedinato fino a Londra.
Tutto questo alla modica cifra di (almeno) 20 Pounds che vi assicureranno inoltre babyistter in uniforme in giro per il locale e tanti occhi che vi spiano.
In pratica il Fabric è diventato come “Cencio la parolaccia” a Roma: li non si va per mangiare ma si paga per farsi insultare mentre per il club londinese il gioco consiste nel pagare per farsi trattare da criminali. Dopo la tessera del tifoso, aspettiamo quella del clubber.
Non so voi ma credo che l’ultra militarizzato club nell’era della neo-post-neo “zero tolerance” continuerà a riempire le casse anche senza il mio contributo, d’altronde ognuno è libero di praticare tutto il masochismo che ritiene, se ritiene, incluso il BDSM neo-orwelliano del Fabric.

Massimiliano Sfregola

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