Speciale Repitch Recordings: Ascion, D. Carbone & Shapednoise

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Prendete tre giovani talenti che vogliono provare a realizzare il sogno di vivere di musica senza scendere a compromessi con nessuno, e immaginateli a Berlino, la capitale suprema del cool di questi anni, città che offre tante possibilità quante occasioni per perdersi dietro ad altrettante cazzate.
Pasquale alias Ascion, Davide in arte D. Carbone e Nino aka Shapednoise hanno fatto della loro idea una vocazione, e nel 2009 hanno fatto il salto lasciando la comodità di casa e creando la REPITCH Recordings.
L’etichetta si è contraddistinta da subito per il sound irruente: techno nera, rumorosa ma comunque psichedelica. Una pasta da modellare mediando tra le direzioni che vorrebbe prendere ognuna delle teste di questo Cerbero che avanza deciso ma senza alcuna fretta, scegliendo accuratamente i propri compagni di viaggio tra nomi più e meno noti (AnD, Violet Poison, Gaja, Mike Parker, Sleeparchive).
Le influenze maggiori sono quelle dei grandi protagonisti dell’elettronica europea soprattutto anni ’90, come Autechre e Aphex Twin ma anche Regis (il deus ex machina della new wave of techno), Kevin Martin e l’ovvio Jeff Mills, che li portano a produrre tracce essenziali ma graffianti non per forza in quattro quarti.
Tutti i dischi editi da Repitch condividono una visione, la voglia di provare qualcosa di inusuale, e il mercato gli da ragione sia nelle vendite dirette che portando i tre boss ad essere di casa in club come Tresor o Berghain senza contare festival come l’Atonal.
Concludiamo il nostro approfondimento con una bella chiaccherata con Nino, Davide e Pasquale.

Che ne dite se partiamo dall’inizio e ci raccontate come vi siete ritrovati a vivere a Berlino?
Tutto è iniziato da una vacanza estiva qui a Berlino dove ci siamo ritrovati a vivere insieme dopo tante conversazioni Skype e incontri saltuari in Italia. Qui abbiamo potuto scambiare opinioni e visioni. Da li abbiamo iniziato a capire che potevamo condividere ancora altre idee e progetti iniziando così a lavorare a REPITCH Recordings per poi stabilirci definitivamente a Berlino.
A breve rilasceremo anche la prima release di Cosmo Rhythmatic, la nuova sister label che rappresenterà il lato più astratto, noise e d’avanguardia di REPITCH. La prima release sarà con l’artista francese Franck Vigroux.
Quali sono state le esigenze che vi hanno spinto a lasciare l’Italia? Avevate già in mente di vivere solo di arte?
L’esigenza di crescita musicale e non solo, il modo di vivere in Italia negli ultimi anni non si addice ai nostri canoni ed aspettative. Vivere solo d’arte è una bella prospettiva, vedremo.

Diteci tre album che sono stati fondamentali per la crescita di ognuno di voi:
Alcuni degli album che sono stati fondamentali per la nostra crescita sono:
Pasquale:
Polygon Window – Surfing on Sine waves
Cluster & Brian Eno – Cluster & Eno
Autechre – Amber
Davide:
Aphex Twin – Classic
Jeff Mills – Wave Form Trasmission Vol.1
Regis – Complete work 94-96
Nino:
Autechre – Gantz Graf
Godflesh – Streetcleaner
Sun Ra* ‎– Disco 3000
Il vivere a Berlino ha influenzato il vostro approccio alla musica elettronica?
Certo, a prescindere dai generi, il modo di vivere ed il confronto diretto con il mondo musicale va a modellare e influenzare l’approccio e la visione che si ha. Sopratutto dove la figura del Producer viene valorizzata diversamente.
Anche se forse sarebbe più corretto affermare che attualmente è il nostro meridione a conquistare la capitale tedesca, non trovate? (voi, Dadub, Lucy, ecc…siete una bella comunità)
Non abbiamo un’opinione precisa a riguardo, ci sono tanti artisti del sud Italia che hanno contribuito allo sviluppo della scena berlinese ma allo stesso tempo ci sono tantissimi artisti da tutta Italia e dal resto del mondo che stanno facendo un ottimo lavoro.

Oltre la techno che musica vi piace ascoltare?
Abbiamo una visione abbastanza ampia riguardo i generi e ci è difficile elencarli ed etichettarli. Ad ognuno di noi piace ricercare diverse sonorità e ogni tipo di sperimentazione che può rientrare nelle nostre frequenze, possiamo elencare IDM, Ambient, Rock e affini come krautrock, Cosmic-music, Electro, musica Classica, Jazz, Noise, Drum and Bass e via dicendo.
Quando e come avete deciso di fondare Repitch?
Più o meno era nel 2009 che l’idea stava prendendo forma nella testa e su carta di due dei componenti, Ascion e Davide. Nello stesso periodo abbiamo conosciuto Nino con le stesse necessità ed idee e siamo partiti insieme. La causa principale è stata il desiderio di non scendere a compromessi con terzi. L’obiettivo che ci siamo posti come discografici e quello di avere la nostra piattaforma dove possiamo essere autonomi, e poter concretizzare le nostre idee musicali.
Avete preso a modello un’etichetta particolare per sviluppare la vostra idea?
Abbiamo cominciato senza alcun riferimento particolare. Il modo in cui abbiamo strutturato la label con le varie serie, il design e le sonorità crea la fusione “perfetta” tra i nostri stili.
Se foste rimasti in Italia avreste tentato lo stesso di aprire una label?
Sì il progetto di aprire Repitch era già nato in Italia, poi abbiamo temporeggiato e siamo finiti a Berlino. Sicuramente la label avrebbe preso una forma differente.
Ascoltando le vostre produzioni individuali si può notare come pur gravitando intorno a un comune mood techno industriale, abbiate una diversa interpretazione personale di queste sonorità. Quali pensate che siano le vostre differenze più marcate e quali invece i punti che condividete di più? E’ solo una questione di attitudine?
Abbiamo gusti simili o per meglio dire gravitiamo su frequenze simili ma abbiamo esperienze personali diverse e diversi background musicali. Come detto in precedenza, ognuno di noi ha uno stile riconoscibile. Ascion condivide il lato più psichedelico e a volte melodico, Nino è caratterizzato da sonorità più astratte, avant garde ed harsh, Davide da un suono più raw con riferimenti old school reinterpretati in chiave moderna. Di conseguenza ognuno di noi ha anche le caratteristiche altrui, quindi ci sono similitudini.
Sbaglio o non avete mai prodotto una traccia tutti e tre assieme? C’è un motivo particolare o solo un caso?
No ma ci sono già idee ed alcuni export, dobbiamo soltanto trovare il tempo e la situazione ideale per svilupparle.

A proposito di techno industriale non trovate che la scena stia ormai rischiando la saturazione? Avete in mente delle “vie di fuga”?
Tutte le scene dopo un po si saturano. Noi cerchiamo soltanto di portare avanti il nostro stile personale senza farci troppo influenzare da quelli che sono i trend del momento.
Quali caratteristiche deve avere un artista per far parte di Repitch?
Producers che cercano di portare avanti il proprio stile e che hanno una timbrica personale molto forte e riconoscibile.
Siete mai in disaccordo su un disco da pubblicare? E nel caso come risolvete?
Si cerca sempre il comune accordo. Fin ora non è ancora capitato, forse perché conosciamo bene i  gusti di ognuno di noi e quindi le proposte impossibili sono assenti.
Come vi siete suddivisi i ruoli all’interno dell’etichetta?
Tecnicamente, Pasquale si prende cura del aspetto grafico e del design, Davide della parte manageriale e Nino della parte contabile. Allo stesso tempo collaboriamo tutti nella scelta musicale e degli artisti.
Una curiosità: ho notato che in 4 anni di attività avete stampato all’incirca una dozzina di dischi, eppure come numero di catalogo siete ancora al n°5, come mai? Perché tanti 00.X?
Esattamente siamo alla dodicesima release, ma ogni serie è impostata stilisticamente in modo diverso ed ognuna di essa di conseguenza è catalogata con un numero diverso.
Qual è stato finora il momento più esaltante dell’avventura con Repitch?
La prima Repitch night al Tresor nel 2012 con ospiti AnD fu memorabile. Sicuramente possiamo anche citare le ultime release che sono state fondamentali per portare l’etichetta ad uno step successivo.
Come immaginate Repitch tra dieci anni?
In dieci anni aspiriamo a poter ancora dare il nostro contributo ed aiutare la crescita dei nostri artisti.
Non è facile pensare a così lungo termine. Si hanno buone prospettive, chi lo sà come andrà, magari finiremo a rilasciare musica da somministrare per via endovenosa.

Federico Spadavecchia

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