Amphi Festival & EOD Dark Genesis: L’Estate del Sole Nero

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Anziché parlare subito dell’evento goth più importante di Colonia, preferiamo raccontarvi di un festival minore ma molto particolare: l’EOD Dark Genesis Köln.
Situato in una location industriale, l’Essigfabrik, è una piccola manifestazione che si svolge ogni anno dal 2006.
Il concerto dei Chrom è stato caratterizzato da elementi melodici che vedevano protagonisti testi emozionanti. Il loro future-pop arriva allo spirito senza barriere, coinvolgendo immediatamente il corpo con la loro musicalità.
In seguito si sono esibiti i .com/kill, duo formato da Adrian Hates e Gaun dei Diary of Dreams, un side project dalle ritmiche pesanti, melodie fredde, atmosfere molto oscure e voce malinconica.
La band successiva si allontana dall’EBM e spinge il pubblico a lanciarsi in un pogo indiavolato.
Sono i Rabia Sorda, formazione noise aggressive punk, il cui cantante è il frontman degli Hocico Erk Aicrag.
La performance è stata molto energica, coinvolgente e divertente. La maggior parte dei brani suonati è presa dall’ultimo album “Hotel Suicide” del 2013.
Il concerto si è concluso con il loro manifesto “Radio Paranoia“, e con tanto di torta in faccia tra i membri per celebrare il compleanno del chitarrista.
A chiudere tocca agli Spetsnaz. Il duo old school EBM svedese esprime la sua essenza con ritmiche e sonorità semplici, ripetitive e di grande impatto.
La voce è potente e la monotonia dei testi ne accentua il significato.

E finalmente eccoci all’Amphi Festival che quest’anno festeggia il decimo anniversario, e per l’ultima volta si svolge al Tanzbrunnen di Colonia.
Location vicina al fiume Reno, che possiede un main stage all’aperto, una sala concerti all’interno, ed un’altra per djset al chiuso e infine una sorta di spiaggetta rilassante con il bar.
La giornata di sabato apre con i Phosgore, che si presentano in vesti nere dal cappuccio a punta.
Gli artisti tedeschi sono un concentrato di oscurità: ritmi molto pesanti, tonanti linee di basso e synth urlanti. Perfetti per gli amanti di suoni duri e crudi.
Lo show della band darkwave olandese Clan of Xymox è stato d’effetto, pur godendo di un mood rilassato.
Il pubblico ha apprezzato, battendo le mani durante quasi tutti i brani. Di certo non poteva mancare la storica hit “In Love We Trust” come finale.
Gli americani Aesthetic Perfection si fanno notare per come stimolano reazioni diverse modulando la voce, passando dalla melodia tradizionale alle urla da combattimento.
Curiosi anche nell’estetica: il frontman indossava una bombetta di classe.
Tre mariachi, violino, chitarra e guitarròn, fanno capolino sul palco e sulle note de la “Cucaracha” introducono gli Hocico dal Messico, ovviamente.
Erk Aicrag e soci sono scatenati: il leader con la maschera da mezzo teschio incitava la folla interrogandola e sbeffeggiandola, arrivando addirittura a percuotersi il microfono in testa. Hanno suonato brani più recenti come “Bite me!” e “Tiempos de Furia“, ma anche quelli più amati come per esempio “Forgotten Tears“.

Dall’Austria i Nachtmahr, mettono in scena industrial e ragazze in uniforme ad esibirsi in scenette da interrogatorio e balletti.
Con i Blutengel and the Monument Ensemble il Gotico incontra il Classico, trasformando le hits di Berlino in musica da camera e sinfonica.
All’Amphi è presente anche una pietra miliare: The Klinik.
Dirk Ivens e Marc Verhaeghen, tra lunghi mantelli di pelle nera e maschere bianche di garza, ipnotizzano, aprono il portale su una dimensione conturbante e grottesca. La loro esibizione è stata drammatica in senso teatrale, sottolineata dai testi proiettati sulla parete di fondo.
Largo spazio ai classici “Moving Hands“, “Sick in your mind“, “Memories“, “Hours and Hours“.

I padri dell’EBM, i Front 242, sono il piatto forte. Pur avendo avuto problemi tecnici dopo soli due pezzi, il set è stato vigoroso e ricco di forti emozioni.
Sono partiti con il beat incalzante di “Der verfluchte Engel” e con le maschere nere in volto.
La partecipazione del pubblico durante “Headhunter” è stata spettacolare: un autentico coro sincronizzato con in alto la mano a contare.
Sabato si conclude con i Project Pitchfork, pionieri tedeschi degli anni ’90, vivaci e comunicativi.
La voce profonda riempiva la sala e, su tracce quali “Alpha Omega” e “Timekiller“, risuonava insieme a quella dei fans.
La domenica mattina comincia con Noisuf X e uno dei suoi brani più famosi: “Hit me hard hit me fast“.
La performance si è concentrata sui nuovi pezzi dell’album di quest’anno “Invasion“.
Quanto agli italo-tedeschi Klangstabil, la maggior parte della scaletta proveniva dall’ultimo “Shadowboy” LP. Le liriche denunciano stati sociali ed emotivi: fanno riflettere, arrivano alla profondità dell’animo, parlano il vero, enfatizzate da un canto riverberato.
Alla carica dei Rotersand la gente si prende bene sgolandosi su “Waiting to be born“, “Merging Oceans“, “Exterminate Annihilate Destroy“.
Ogni loro concerto è diverso dall’altro grazie a un’ottima tecnica che gli consente di giocare sugli arrangiamenti.
E per finire arrivano Die Krupps, che fieri declamano l’ultimo disco “Machinists of Joy“, un inno alla musica industriale.
Soltanto ora gli oltre 16000 music lovers presenti posssono trovare pace.

Marianne Rezzonico

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