Amphi Festival ’16

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Per la gioia del fedele pubblico dell’Amphi Festival di Colonia, quest’estate l’evento si è svolto nella location originale: il Tanzbrunnen, con la sua comfort zone dotata di bar e sdraio sulla sabbia. Tuttavia la sala concerti all’interno non era quella delle edizioni passate, ma un’altra meno spaziosa. Inoltre, uno dei palchi era su un battello.
Sabato mattina uggioso, con una leggera pioggia fresca a solleticare i presenti. Le emozioni suscitate dalla band future pop tedesca Solitary Experiments hanno provveduto a riscaldare cuori e corpi. Il loro repertorio si è focalizzato sui brani dell’album “Phenomena” del 2013, come le hit “Epiphany” e “Stars“. Gli incamiciati color rosso hanno pure stupito con nuovo pezzo: “I am“.
All’interno è salito sul palco il pioniere belga Dirk Ivens con il suo progetto solistico Dive. Con sonorità tendenti al noise, atmosfere cupe e ciclicità, il mastermind ha dominato la scena riempiendo la sala con la sua voce potente e tonante. Brani come “Machinegun Baby“, “Power of Passion” e “Take Your Dreams Away” ne hanno portato un perfetto esempio. Solito a percuotersi veemente con il microfono, Dirk alla fine aveva qualche livido sulla schiena.
In prima serata tocca a un gruppo molto atteso dal pubblico europeo che segue il genere industrial: i Front Line Assembly.
I canadesi hanno dato il meglio acusticamente, rimanendo però avvolti dalla nebbia del ghiaccio secco. I brani più apprezzati sono stati: “Plasticity” e “Mindphaser“.

Il secondo giorno sono finalmente tornati a suonare dal vivo i Suicide Commando. Nei mesi scorsi purtroppo tanti concerti erano stati cancellati a causa di problemi fisici del cantante Johan Van Roy, qui diabolicamente esplosivo per celebrare egregiamente il 30° anniversario della band, proponendo successi come “Bind, Torture and Kill” e “Hellraiser“.
Dopo ci sono gli svedesi Covenant, che dopo qualche anno si rimessi a lavorare con Daniel Myer (Haujobb).
La loro performance è stata molto emozionante e vivace, a tal punto che l’ultimo arrivato si è ferito la bocca con il microfono durante un remix di “Lightbringer“. Oltre a pezzi ormai classici come “Call the Ships to Port” e “Dead Stars“, hanno deliziato il pubblico con l’anteprima del nuovo singolo “Sound Mirrors“.
Successivamente i tedeschi industrial/dark electro Project Pitchfork sono stati chiamati a piena voce dal pubblico, che ha potuto riascoltare in primis i loro pezzi più famosi come “Timekiller” e “Alpha & Omega“.
A concludere il festival sono stati gli inglesi Editors. La loro new wave è caratterizzata da una voce melodiosa e versatile, oltre che da atmosfere a tratti cupe e l’uso del pianoforte per rimarcare d’intensità alcuni momenti. Applausi su “Papillon” e “No Harm“. Quest’anno 12.000 appassionati hanno potuto godere di tutte le sfaccettature della musica gotica.

Marianne Rezzonico

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