Moodymann @ The Beach, Torino

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Direi che alla fine ne avevo proprio bisogno: una bella serata tra amici di quelle che ti fanno riconciliare col mondo all’insegna della musica di qualità, e tutto questo grazie al team Secret Mood di Torino.
Reduci dal grande successo di fine 2009 con Theo Parrish, Gandalf e Fotis, tornano al The Beach con un’altra colonna dell’house: Moodymann!
Forse i lettori più giovani sono entrati in contatto con questo nome perchè due estati fa i ben più mainstream Luciano e Villalobos hanno trasformato la sua shade of jae in una hit mondiale contribuendo così al ritorno in massa alla madre House degli esuli della minimal.
Kenny Dixon Junior, vero nome dell’artista di Detroit, è l’anello di collegamento tra il suono di Chicago e il raffinato Techno Jazz della Motor City e chiaramente aspettarsi da un personaggio del genere un normalissimo set di maniera è fuori discussione!!!
Ora va comunque detto che, viste le sue capacità compositive, per farsi un’idea completa di Moodymann andrebbe sentito live, ma l’atmosfera che ha saputo ricreare attraverso la propria collezione di dischi era la stessa della prima scena newyorkese che vedeva ai piatti gente come Dave Mancuso, Francis Grasso e Lerry Levan.
Come tutti i Maestri Kenny non ha bisogno di giurare fedeltà a nessun genere suonando per tre ore un’onda di disco music che non scimmiotta la disco music, synth pop europeo alla Yazoo, hip hop old school e l’house di Lil Louis. Tu chiamale se vuoi emozioni.
Tutti, anche i più scettici tradizionalisti della cassa-che-spakka, ballano a pieno sorriso mentre noi nerd da dancefloor ci spremiamo invano le meningi per capire cosa gli frulli per la testa ma è inutile, il pesante cappuccio pellicciato è una barriera che nemmeno il professor Xavier può penetrare!
In tutto questo zucchero però vorrei buttare una piccola nota polemica e chiedere dove fossero tutti quegli pseudo Dj che nei loro profili su myspace mettono tra i top friends Moodymann perchè oh se lo passa Luciano vuol dire che è uno Zio! ma che alla fine giunti al dunque si tengono lontani kilometri.
Ciliegina sulla torta servita dallo staff Secret Mood è stato affidare l’oneroso compito del resident a Federico Gandin (che su queste pagine gode già di una bella fama!!!).
Il Dj torinese conferma una volta di più, se mai ce fosse ancora bisogno, di essere uno dei primissimi talenti italiani: tanto abile nel costruire un’apertura in crescendo ad inizio serata, servendosi di sonorità detroitiane con quella giusta melodia per far da ponte naturale al set del prestigioso guest, quanto in grado di riprendere le redini della pista portando a termine una transizione difficilissima, permettendosi il lusso di poggiare sul piatto anche musica classica e quindi dare sfogo, grazie anche ad una tecnica da manuale (che ci ha letteralmente lasciato a bocca aperta), a tutta l’energia sopita del pubblico.
Il tempo del cuore è finito adesso è l’ora delle gambe.
Manca poco alle cinque e, salutati i davvero tanti amici che s’incontrano ormai solo all’ombra della Mole, non ci resta che correre al gelo verso il nostro treno: bisogna andare a casa ad appendere sopra al letto una nuova locandina.

Federico Spadavecchia

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