Quentin Harris “Sacrifice” (Strictly Rhythm)

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Secondo album per Quentin Harris, anello di congiunzione tra Detroit, Chicago e New York, che ritorna sulle scene a due anni da No Politics e con un titolo ancora più impegnativo ed eloquente: Sacrifice.

Il sacrificio, come spiegato nella preziosa prefazione di Frankie Knuckles (vedete che bisogna ancora comprarli i cd?), è il tempo da dedicare alla musica, la volontà di scegliere un particolare stile di vita che a volte ti porta ad isolarti lontano da amici e parenti per sfogare un tuo intimo bisogno che non coincide certo con l’avere successo a tutti i costi, aumentandone così il valore ed il peso. Per non dimenticarlo mai Quentin se l’è pure fatto tatuare!!!!

L’incipit è uno spoken words dark con archi e campane a morto, la tensione è già alle stelle!

Ma siamo pur sempre in una produzione Strictly Rhythm ed ecco allora che l’oscurità si tramuta in un beat house sensuale e felino su cui la voce di Denise Henderson inizia a smuovere il nostro basso ventre (Wait) in perfetto stile Chicago.

Lampi di luce nella notte ed erotismo sono il fil rouge di un disco sublime che rimarrà nella storia del genere.

In Baby gets high siamo in pieno Body and Soul, un’assolata domenica pomeriggio a Tribeca (NYC) con il cantato disco di Drew Vision e una 303 che ci ipnotizza nascosta dietro ad un’imponente sezione ritmica.
Paradise segna il ritorno a Detroit con un discorso sulle origini africane della musica House degna dell’orgoglio latino degli UR.

Jason Walker, quindi, viene chiamato a prestare la voce per una cover degli Atlantic Starr, Circles, in chiave New York House.

Si va avanti con The sacrifical lamb col prezioso feat di Dave Morales per due minuti di R&B ad altissimo livello, con un basso torcibudella ed una voce che è un’iniezione di puro testosterone.

A cantare la title track c’è nuovamente Drew Vision; il risultato è una sicura hit da ballare scalzi sulla sabbia con gli occhiali da sole a trasformare il sole nella luna.

Il lavoro di Quentin con i vocalist è davvero impressionante anche perchè non si limita ad usarli come meri strumenti ma li tiene al suo stesso livello, e così Why me (con Cordell al microfono) è il Pop che vorremmo sempre sentire alla radio.

Ma è quando a entrare in cabina è una diva che l’uomo si esalta e, dato un fat beat di house classica, inizia a costruire autostrade verso il mondo dei sogni. Inaya Day intona Do the right thing e i ballerini diventano devoti house soldiers.
Apologise con AAron Carl è una questione spirituale, è la magia del suono di Chicago, è la vendetta della scintillante disco music che nell’underground ha trovato una forza tale da convertire al verbo della danza tutti i sui detrattori.

Unico pezzo strumentale dell’album è Silence giocata su un sample di telefono che squilla a vuoto e che man mano diventa un raggio laser. Per quanto riguarda i cuts vocali la risata inserita potrebbe essere un’omaggio a Don’t laugh di Josh Wink, un artista che ha sempre flirtato molto sia con l’house che con la techno.

Give it 2 you entra elegantemente malinconica su un tappeto d’archi come se gli anni ‘70 non fossero mai finiti, ma sul primo rintocco di campana (stile feel it dei Jackson 5) parte un modernissimo 4/4 sul quale a regnare incontrastata è lei, Ultra Natè, unica regina dell’House!!! Quentin seguirà anche la produzione del suo album solista e qui stiamo già contando i giorni.

C’è anche un tocco di Italia nel candidato principale a disco dance dell’anno, si tratta della giovane Georgia Cee (Don’t U worry) una goccia di limpido talento soul mediterraneo.

A soffiare sulle ultime candele rimaste accese in questa notte buia ci pensa Jason Walker: Home parte lenta, il primo minuto e mezzo solo voce, pad e pianoforte, con i lacrimoni già a bagnarci il volto (and when the world just makes no sense I turn to you) e quando parte la cassa migliaia di clubbers sono ormai un’unica grande famiglia. Personalmente credo di aver trovato la traccia no, la Canzone con cui chiudere tutti i miei set per i prossimi 10 anni.

Rispetto a tutto il ciarpame che oggi si spaccia per house (o peggio deep) Quentin Harrisci ha dimostrato coi fatti qual’è la differenza tra il sesso a buon mercato e fare all’amore.

Federico Spadavecchia

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