Presentato in anteprima a Berlino al CTM Festival 2026, Noémi Büchi, compositrice svizzero-francese, torna con Exuvie (su etichetta OUS), terzo capitolo ambizioso della sua discografia, nel continuo dissezionare il suono contemporaneo. Un album che trasmette una sensazione quasi orchestrale, dove ambient, elettronica intelligente ed elettroacustica si incontrano.
Büchi inquadra Exuvie come un’indagine sulla materia, la memoria e la metamorfosi, ma il vero soggetto è l’instabilità dell’intimità stessa. Il silenzio come pressione. La sensazione come lacerazione. Ogni texture si torce nella successiva come catturata in un processo infinito di spogliamento. È un’operazione audace: trasformare il linguaggio della perdita in architettura sonora, rendere il vuoto palpabile.
Lo spettro di Francis Bacon – riferimento per questo lavoro- aleggia su questi paesaggi sonori, ma non come mera citazione – bensì come metodo. Così come il pittore distorce i corpi fino a rivelare la loro logica interiore, la produttrice elvetica si rapporta alle frequenze. Le figure frammentate non sono errori compositivi, bensì rivelazioni, ogni deformazione è intenzionale, ogni asimmetria precisa. Ciò che la posiziona tra gli artisti contemporanei capaci di questa operazione è l’abilità nel trasformare la frammentazione massimale in qualcosa di coerente, di metafisicamente completo.
Ci sono album che raccontano storie; questo (che prende il nome dal latino exuviae “spoglie”) racconta il tempo. Non quello cronologico, ma quello biologico – il tempo che la pelle impiega a registrare ciò che la mente ha già elaborato e dimenticato. È questa la vera forza concettuale dell’opera: un’indagine sulla distanza tra il pensiero, veloce e volatile, e il corpo, lento, sensuale, testardo nel suo ricordo. Mentre i neuroni saltano di sinapsi in sinapsi, le nostre cellule continuano a vibrare al ritmo di quello che siamo stati.
Büchi costruisce il suo terzo album attorno a questa frizione – quella dello spazio sospeso tra chi eravamo e chi diventeremo, evolvendo la cifra stilistica dei precedenti lavori Matter (2022) e Does It Still Matter (2024) verso un mondo più profondo dedicato all’ascolto, che sembra anche richiamare i lavori tra ambient e drone sotto lo pseudonimo Musique Infinie (assieme a Feldermelder).
Con Exuvie, Noémi Büchi compie un’operazione rara nel contemporaneo: fonde il rigore intellettuale con l’immediatezza sensoriale. Non è un album che vi abbraccerà subito, ma vi segnerà come una cicatrice che il corpo ricorda, ben prima che la memoria la sappia raccontare.
Edoardo Grandi
Cover: Brigitte Fässler










