Nasty Boy “Don’t Leave” (Tiella Sound)

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Con Don’t Leave, terza uscita del catalogo Tiella Sound, la deep house torna a essere un linguaggio consapevole, capace di confrontarsi con la propria storia senza restarne prigioniero. Dopo due release orientate verso territori ambient, folktronici e pulsazioni lo-fi, l’etichetta cambia traiettoria e affida il proprio immaginario club a Nasty Boy, produttore che lavora da tempo su una declinazione intima e personale del genere.
L’EP, composto da sei tracce, si muove lungo coordinate ben definite. Chicago e Detroit rappresentano il punto di partenza, con riferimenti riconducibili a Larry Heard, Carl Craig, Kirk De Giorgio e a una certa house tecnologica tra Detroit e UK. Tuttavia, questi elementi non vengono mai esibiti come citazione diretta, ma assorbiti all’interno di una scrittura che privilegia continuità e misura, restituendo una visione personale e coerente della deep house.
Il suono è caldo, fisico, volutamente non levigato. L’uso esteso di hardware — sintetizzatori analogici e digitali affiancati a campionatori MPC — restituisce un rapporto diretto con le macchine, fatto di instabilità timbriche e una grana che sfugge alla pulizia del digitale contemporaneo. Più che una dichiarazione di principio, si tratta di una scelta funzionale: dare corpo al groove e profondità allo spazio sonoro.
La title track “Don’t Leave” apre il disco con una deep house luminosa, costruita su pad malinconici e un andamento misurato, che introduce con chiarezza, un clima che rimarrà l’impronta emotiva di tutto l’EP.
Slide Down” si sviluppa su un basso acid profondo e circolare, dal chiaro imprinting Heardiano, che richiama la dimensione più ipnotica e introspettiva della Chicago house.
Con “Can See This” il registro si fa più rarefatto: pad sospesi, ritmiche ariose e una drum machine incisiva guidano il brano verso una dimensione a metà tra deep house e proto-techno.
Somewhere in Between” introduce invece un impianto ritmico più teso e tecnologico, che rimanda al periodo “Trip City” di A Guy Called Gerald, creando un ponte naturale tra una sensibilità elettronica più futurista e la poetica dei pad.
Poetica che raggiunge il suo apice con “Stay With Us”, una deep acid carica di devozione e tensione emotiva, e “Sensory Element”, che guarda al suono newyorkese più percussivo e soulful di primi anni ’90. In entrambi i casi il groove non è mai fine a sé stesso, ma funziona come elemento narrativo, mantenendo costante l’equilibrio tra introspezione e movimento.
Don’t Leave è un EP interessato alla costruzione di un linguaggio che richiede ascolto e attenzione per i dettagli. Nel farlo, Nasty Boy firma una delle prove più solide e personali della sua produzione.

Francesco Stella