Arriva in redazione un EP di debutto di un nuovo artista che ha catturato la nostra attenzione al primo ascolto. Cresciuto in quel di Como, dove solitamente accade poco o nulla in ambito musica (e chi vi scrive ci è cresciuto), Sam Sala ha imparato ad ascoltare il paesaggio che lo circonda: nebbie, riverberi d’acqua, risonanze lontane. Oggi, da Bruxelles dove si è trasferito, trasforma quell’attenzione in un linguaggio che unisce produzione elettronica, composizione e percussioni, muovendosi tra lo-fi drones, field recording e oggetti percussivi modulati.
Diathomee, uscito a novembre 2025, condensa questa sensibilità in un racconto sonoro e visivo coerente, costruito su ritmi ciclici e ipnotici che funzionano come vertebre della struttura musicale, mentre strati ambient ricchi disegnano scenari sospesi tra inquietudine ed evocazione.
Il concept nasce dai diatomei, microscopiche alghe alla base della vita marina, che diventano metafora della fragile interdipendenza degli ecosistemi. È qui che il percussionista incontra l’osservatore di paesaggi: l’ossessione per il dettaglio ritmico si intreccia con l’ascolto del mondo naturale, generando collage di suoni nebbiosi e magnetici, attraversati da bagliori eterei e sognanti. Sam la traduce in artwork e video realizzati anche con un microscopio portatile, con cui documenta le soglie tra natura e urbano.
Un disco interessante, lanciato senza etichetta e disponibile oltre che in formato digital in un set di 50 edizioni limitate di CD, registrato e mixato tra Milano (19db Studio) e Brescia (Monolith Studio) che ha avuto come mentore Matteo Gualeni (Missing Ear).
Colpisce anche la struttura all’interno delle singole tracce, ad esempio in Birds, piccolo gioiellino di cui raccomandiamo l’ascolto e in cui si uniscono diverse influenze musicali in un unicum: una traccia che porta alla mente una scena ipotetica di John Carpenter in viaggio con Peter “Sleazy” Christopherson che, mentre discutono sulla colonna sonora da realizzare, raccolgono a metà strada un autostoppista chiamato Edward Ka-Spel.
Diathomee è una ventata di aria fresca, con field, suoni ambient, industrial ben amalgamati assieme ad una buona base ritmica (da percussionista) che catturano l’attenzione rispetto ad un vasto panorama odierno di nuove produzioni che spesso non hanno la capacità di lasciare un segno.
Edoardo Grandi










