Distance “Dynamis” (Tectonic)

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Per l’universo dubstep e l’idea di elettronica da godere anche sul dancefloor, gli album sono sempre una sfida affascinante, mettendo davanti il producer a un equliibrio delicato tra track di impatto immediato e il raccontare una storia che si sviluppa per tutto il disco.

Il terzo album di Greg Sanders aka Distance esce a otto anni dall’ultimo lavoro, Ripercussions, che a sua volta seguiva il debutto del 2007 My Demons, brillante prima prova edita da Planet Mu.
Dynamis, edito dalla Tectonic di Pinch, tiene fede al titolo enfatizzando nelle sua dozzina di pezzi un’evoluzione continua di atmosfere e beat all’interno dei confini del genere, ma con uno sguardo aperto e ricettivo a geometrie differenti. Ci sono (non accade spesso nelle sue produzioni) anche delle voci, con il flow di Killa P su Badman e le profonde rime decantate da Beezy nell’ibrido dubstep/hip hop di Betrayal.

In alcuni episodi il beat lasciato in infusione in atmosfere fluide convince e calamita l’ascolto (Collide, Serpents), mentre in altri a emergere è un senso di drammaticità epica (Fear Change, Kingdoms Fall).
Un bel disco, che porta dentro un vissuto artistico e un percorso importante. Distance era coinvolto nelle seminali e pionieristiche Bass Warz di Mary Anne Hobbes, ma non teme di prendere direzioni differenti a tratti anche inaspettate.

Abbiamo avuto il piacere di scambiare qualche parola con Distance a proposito del disco e dei progetti che segue al momento.

Dai tempi delle Dub Warz il dusbtep ha mutato pelle,  è cambiato, è stato dichiarato morto e riesumato più volte. Che percezione hai del genere adesso, dal punto di vista di uno di quelli che c’erano fin dall’inizio?

Credo sia un periodo di transizione, molti dei fan originali della prima ora hanno cambiato gusto verso altri suoni o hanno lasciato il genere. Ma c’è decisamente anche un pubblico nuovo a tutte le latitudini che non era ancora coinvolto ai tempi dei primi passi della scena. Ci sono tanti producer che stanno portando linfa nuova, è un periodo quindi interessante; il dubstep si sta reinventando e non sappiamo verso dove si muoverà nel futuro.

Per te un album presuppone un lavoro di produzione diverso da quello di un EP o singola traccia? E’ un percorso simile o differente?

Insieme simile e differente. Un singolo non necessita di presentare un lavoro di insieme coerente, ha meno vincoli, mentre per me un album deve assomigliare concettualmente a una soundtrack, tracce diverse che appartengono ad uno spazio o ambiente simile. Ragiono molto sulla composizione di un album, arrivo ad avere  fra le venti e le trenta tracce prima di capire la forma (e la scelta) finale del lavoro. Rimane comunque una sfida stimolante e divertente, mi pare di riuscire a materializzare con una certa naturalezza gli album quando ci lavoro, anche perchè mi taglio completamente fuori dal resto della musica quando compongo e nulla può influenzare così il processo.

Come procede la tua label Chestplate, quali sono i prossimi passi previsti?

La label va bene, forse più lentamente di quanto alcuni vorrebbero. Per una serie di  motivi e passaggi accaduti negli ultimi anni, come la liquidazione della St Holdings e un mio più dosato interesse (a momenti) per la musica. Non mi piace far uscire pezzi solo per aumentare il catalogo della label, ma devo amare genuinamente ogni cosa che esce per l’etichetta ed è una ricerca difficile. La prossima release sarà ad opera di Sleeper (un grande producer davvero) e si intitola Seagulls/French Toasty. Voglio espandere lo stile musical dell’etichetta in futuro, seguitela!

Che tipo di musica non elettronica ti piace? Ascolti spesso musica lontana dal tuo profilo artistico?

Ascolto poco dubstep, dub o drum and bass in effetti. Ascolto parecchie cose sperimentali, ultimamente molte tracce con voci. Ho ascoltato tanto FKA Twigs e Banks di recente, non so in che genere li incasellerei, e mi piacciono ancora molto il metal e le colonne sonore.

Cannibal Se-lecter

 

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