Il Baa Festival visto dai Riga

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Riky e Martino dei Riga ci hanno raccontato il Baa Festival visto con gli occhi di chi ci ha partecipato come artista; ecco le loro impressioni.

R : Arriviamo al festival nel tardo pomeriggio, dopo una giornata che ha fatto segnare nuovi record sui termometri sparsi nelle città lombarde. Un caldo insopportabile accompagna il nostro breve viaggio fino alla splendida Villa Tittoni di Desio, location  scelta per l’edizione 2015 del Baa Festival.

A Villa Tittoni il clima è decisamente migliore, non tanto da un punto di vista meteorologico, ma grazie alla piacevole compagnia di alcune vecchie conoscenze come l’immancabile Tony (Light), Gianmaria (Luminance Ratio / Fratto 9), Pepè (Fanciulli Gloom) con la sua fantasmagorica Giulietta che ritroviamo con particolare piacere. Dopo un breve giro di perlustrazione dei i 4 palchi (due esterni, uno all’interno della villa ed uno in una suggestiva chiesetta sconsacrata) dove si esibiranno gli artisti, non possiamo fare a meno di notare come gli impianti, soprattutto quelli montati sui palchi esterni, siano sottodimensionati in  termini di potenza per lo spazio e le esigenze di chi suona e di chi ascolta.

Sinceramente non amo fare troppi “pipponi retorici” sull’importanza di garantire in eventi del genere, un minimo di qualità negli impianti, ma credo che curare questi aspetti di carattere tecnico sia prima di tutto una forma di rispetto sia per chi paga i biglietto sia per gli artisti che si esibiscono.  Ci rendiamo conto di non essere al Sonar (anche se nel bel mezzo dell’area concerti inspiegabilmente svetta inutilizzato, un palco con un impianto da far invidia anche al famoso festival di Barcellona), capiamo (anzi no, visto che siamo in mezzo ad un parco!) che possano esserci delle limitazioni sui decibel ma almeno un sub e due spie li volevamo mettere?! 

Personalmente ritengo che l’idea di allestire 4 palchi, (che tra l’altro non saranno mai utilizzati contemporaneamente) non sia stata delle migliori, bastava e avanzava concentrare gli “sforzi” su due postazioni fatte bene. Ad ogni modo, non è certo questo a scoraggiarci, purtroppo per noi, abbiamo suonato in situazioni ben peggiori e dopo un paio di birre siamo già lì a fare il (quasi inutile) soundcheck.

M: eccoci qua! innanzitutto ringrazio Federico e Simone che ora si trovano nel paese del sol levante (“tacci loro!”) per averci dato l’opportunità di  fare i “reporters” per questa nuova edizione del Baa fest.

Essendo stato personalmente impegnato a suonare con i due  progetti Riga e Fanciulli Gloom  e quindi essere costretto a  “smontare” e “rimontare” più volte prima per il soundcheck e successivamente per le performance, parlerò ovviamente dei gruppi che sono  riuscito a vedere.
Arriviamo verso le 17 e non possiamo non rimanere incantati dalla splendida location di Villa Tittoni, splendida struttura neoclassica del settecento con  parco e stanze di vari stili (neogotiche, barocche, moresche).
Ritroviamo subito in loco vecchi amici come Gian Maria, Cauz Al-gheddafi, Plasman,Tony, Pepè e tantissimi altri e l’atmosfera diventa subito famigliare.  Nella location del festival  sono presenti 4 palchi uno all’interno della Villa, uno  sulla scalinata, uno nel parco e l’altro nella bellissima chiesetta sconsacrata.

Inizio subito a dire che all’esterno c’era anche un grosso palco con un super impianto che purtroppo non è stato utilizzato per l’occasione.
Peccato perchè tutti gli impianti lasciavano un po’ a desiderare e noi Riga (e suppongo anche l’amico Tony) tra l’altro,  siamo ulteriormente  penalizzati suonando all’aperto con un impianto dove praticamente i “bassi” non esistevano. Inutile però far polemica, lo staff (sempre gentile e disponibile) mi ha spiegato che i volumi erano limitati per timore di controlli.

Questa limitazione ha abbassato la qualità del suono;  come se non bastasse anche la gestione della lineup non è stata delle migliori: 30 min per gruppo erano veramente pochi  considerate poi che noi Riga siamo stati “tagliati” solo dopo 23 ed ammetto che questa ulteriore limitazione mi ha fatto un po’ arrabbiare visto che ci siamo trovati a dover concludere  malamente perchè ci aspettavamo di poter almeno portare a termine la nostra performance.

Anche con i Fanciulli Gloom mi è successa più o meno la stessa cosa, tra l’altro non siamo nemmeno riusciti a finire il panino che stavamo mangiando.

R: Finalmente il festival ha inizio e la cosa che noto subito, è l’entusiasmo del pubblico (accorso in un buon numero): tutti appassionati e felici di vedere trasformato un  luogo istituzionale in qualcosa di fruibile (finalmente!) anche a chi non cerca la solita proposta estiva provincial-brianzola fatta di serate di liscio, cabaret e cinema all’aperto.

Noto, con piacere, diversi ascoltatori attenti, preparati e affamati di musica, tutt’altro che facile o scontata, come quella  proposta  in questa edizione del festival. Riguardo questo, tanto di cappello a chi  ha curato la selezione artistica: non è mai facile trovare uneventol con una lineup così eterogenea composta da band e musicisti molto diversi tra loro ma che in comune hanno un modo di concepire la musica come fosse un linguaggio in continua evoluzione, una sperimentazione mai fine a se stessa e capace di emozionare intensamente.

Si passa dal coinvolgente noise fatto di disturbi, sampling, vecchie registrazioni, video inquietanti e “scatolette” varie della giovanissima LaMetà Fisica (che mi confesserà pochi minuti prima di iniziare la perfomance, di “farsela sotto” ), alle sperimentazioni elettroniche dei Fanciulli Gloom
(che arrivano a campionare anche il suono di pietre e sassi) dall’elettronica 8 bit di Tony Light (non riuscirò mai a capire come faccia a tirar fuori tutta quella bella musica con “nulla”!), agli splendidi tappeti di chitarre noise, (resi ancora più  coinvolgenti dalla splendida location), di Luminance Ratio fino  all’oscuro noise “teatrale” per chitarra e voci dei Father Murphy.

Veniamo alla nostra performance come Riga: attacchiamo dopo il set di Tony e prima ancora di cominciare si avvicina un ragazzo dell’organizzazione dicendomi che dovrei tenere i volumi un po’ più bassi (ecco la famosa “frase del cazzo” che ritorna). Visto che ancora è tutto spento e non abbiamo emesso un singolo  suono, rido ed evito di chiedere spiegazioni, sicuramente gli passerà.

Iniziamo il nostro set e tutto procede per il meglio nonostante la scarsa qualità dell’impianto; il pubblico per fortuna non sembra curarsene più di tanto. Un po’ alla volta  lo spazio di fronte al palco, esterno alla villa, si riempie e quando finalmente inizia a crearsi quella magia, quel coinvolgimento tra musica e spettatori, al minuto 23, il fantomatico “genio dei volumi” arriva ad annunciarmi che dobbiamo  spegnere!!! 

Il nostro set doveva durare un’ora, ed improvvisamente ci viene detto di chiudere solo dopo 23 minuti!  non ho voglia di discutere e stizzito spengo tutto improvvisamente.

Il pubblico rimane basito, ci chiedono spiegazioni ma noi purtroppo non ne abbiamo, siamo dispiaciuti  quanto loro. A nulla servono poi le scuse con la giustificazione che si erano accumulati ritardi e per mettere una pezza tutti dovevano limitarsi suonare solo per mezz’ora (il problema poteva essere comunicato con gentilezza un po’ prima). In ogni caso per la cronaca, per quanto ci riguarda i  minuti sono stati solo 23, a meno che nella nostra versione di Ableton ci sia qualche ritardo sul timer di cui non ci siamo mai accorti.

M: A parte questi inconvenienti di carattere tecnico/organizzativo il festival è stato  bello ed aggregativo. L’esperienza con i Fanciulli nella chiesetta sconsacrata è  stata davvero speciale ed il riverbero naturale che si creava li dentro era unico, perfetto per il nostro “stoneset” dove campionavamo e suonavamo live marmi, sassi e pietre, oltre al modulare di pepè e qualche mio synth.  A giudicare dall’entusiasmo che ci ha riservato, sembra che il pubblico si sia  divertito.

Prima di noi, nel palchetto delle amache all’aperto, ho sentito la Confindustrial sinfonetta , niente male, ottimo noise e un sacco di cassette!
Poi e stata la volta di noi Fanciulli Gloom, nella chiesetta (lascio il giudizio a chi ci ha ascoltato) conclusa la nostra esibizione, è arrivato il turno del padrone di casa Andrea Reali.  Molto suggestivi i campionamenti live della sua voce particolarmente adatti all’ambiente; un gregorian/gothic, coinvolgente.

Ho assistito anche alla performance della brava e simpatica Alessandra Zerbinati aka La metàfisica (della quale avevo sentito spesso parlare ma che non avevo mai avuto il piacere di sentire dal vivo): assolutamente coinvolgente, armata di un sacco di giocattolini/strumenti assurdi che creavano una “cappa giocosa sperimentale molto ampia”. Successivamente ho visto i Luminance  (che conosco bene ma che non avevo mai  avuto il piacere di vedere dal vivo): Giamma e soci spaccano ed è cosa nota, suonavano quasi levitando nel palco interno tra specchi gotici e tessuti  damasco Jaquard alle pareti. Mi hanno fatto letteralmente viaggiare in un mondo  “psicosettencentesco” una grande esperienza che, mi ha fatto poi distrarre e  perdermi un attimo fuori nel parco a chiacchierare con gli amici della 51 beats e di  Recipient. Dei Father Murphy ho sentito solo il finale ma ammetto  che non sono stato particolarmente coinvolto dalla loro musica , certo si notava l’ottima tecnica e l’esperienza ma il loro suono cupo non mi ha smosso gli organi come sono riusciti a fare altri gruppi; forse il mio giudizio è influenzato dal fatto che al posto loro mi aspettavo gli Heroin in Thaiti che purtroppo hanno dato forfait.

R: Nel complesso posso dire che è un peccato che un festival con una  partecipazione di persone oltre le attese, in cui si è respirata dall’inizio alla fine
un’atmosfera piacevole, rilassata ma allo stesso tempo stimolante venga, in parte, rovinato da problematiche facilmente superabili come quelle che ho sopra descritto.  C’è da dire però che la qualità degli artisti che si sono esibiti, il calore, la simpatia degli spettatori nonché  la passione di chi comunque questo festival l’ha messo in piedi alla fine hanno ripagato tutto.

M: Mi auguro il Baa fest continui la sua esperienza anche i prossimi anni, magari tenendo conto un po’ di più delle esigenze di noi artisti.

Riga aka Riky e Martino

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