Back in the Days #12: L’Insomnia di Paolo Kighine

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Le brevi ma intense stagioni dell‘Insomnia di Ponsacco (PI) di inizio millennio a detta di molti sono state una sorta di spartiacque  nella scena techno/elettronica mainstream italiana.
Dopo anni di “dominio” di quel gruppo di una ventina di djs italiani che avevano praticamente monopolizzato la seconda metà degli anni ’90 gli organizzatori iniziano a guardare un po’ “oltre” cominciando ad ospitare con regolarità artisti internazionali.
Da quel momento, parte una rivoluzione che nel giro qualche anno cambierà radicalmente la scena italiana.
In tutto questo, un ruolo importante lo ha avuto il “ProfessorePaolo Kighine ex resident e consulente artistico dell’Insomnia che, tra i primi ha creduto al cambiamento.
Per ricordare quella “stagione” riportiamo un pezzo di un’intervista che il noto dj genovese  aveva concesso a Technobar nel 2010.

Toscana, anno 2000, la Metempiscosi lascia la sua “storica” residenza all’Insomnia e Velasquez pensa a te.
Da quel momento il pubblico si vede “costretto” a scegliere tra 3 “forti” situazioni in un’area geografica di pochi km: Matrix Firenze con la Metempsicosi, lo storico Jaiss a Empoli con Fasano e la tua Insomnia costretta a ripartire quasi da zero.
Se devo essere sincero dalle mie parti, in quel momento pochi avrebbero scommesso su di voi e invece, solo un anno dopo il Matrix si è spostato in Lombardia e il Jaiss si è ritrovato con il fiato corto. Dimmi la verità, te lo saresti mai aspettato?

Assolutamente no! O meglio, dopo quasi un mese passato a pensare e ripensare se accettare questa proposta, che avrebbe potuto affossarmi in modo definitivo, decisi che era una sfida da affrontare, e che senza una stagione in un locale che mi vedeva in prima persona sarei sempre stato “quello che lavora nel locale di Tizio o di Caio”… era un progetto da fare, nonostante i rischi.
Nella tua Insomnia oltre ad essere resident avevi un ruolo centrale nelle scelte artistiche del locale, in quel momento Velasquez aveva ancora saldamente in mano la situazione o aveva delegato tutto?
Si prendevano in modo collegiale, anche se ero quello che dava la linea generale, in quanto essendo allora come adesso innamorato della musica, mi informavo, cercavo di tenere l’Insomnia un passo avanti, non erano molti ai tempi gli internauti, la gente a malapena sapeva quello che succedeva in un’altra citta’, figuriamoci all’estero…quindi andavo anche contro i pr del locale, che spesso non avevano neanche idea di chi fossero gli ospiti.
Ma mi facevo forza dell’unione che c’era fra me, Luca Pechino e Thomas T, quando tre teste in una consolle la pensano uguale, le cose vanno avanti quasi automaticamente, e la gente poi impara a fidarsi, anche di ciò che non conosce.
Ad un certo punto con il Jaiss in crisi erano girate insistenti voci sull’arrivo di Fasano in quel di Ponsacco, tutte balle o era veramente vicino l’arrivo di Gabry?
Era vero, sarebbe stato un mio piacere personale poter avere Gabry nell’altra pista, due sfaccettature simili e allo stesso tempo opposte nello stesso locale. Ma poi molti remarono contro e non se ne fece nulla.
Con il progetto Insomnia, molti vi danno il merito di aver dato il via nel circuito mainstream alla stagione (tutt’ora in corso) delle ospitate degli stranieri in Italia.
La qualità degli eventi ne ha giovato ma nel contempo è iniziata la “caccia allo straniero” che ha portato oggi al totale inflazionamento del mercato;  in questo momento se non hai un international guest in consolle ti considerano una situazione di serie B.
Prima della “moda” nella stessa Insomnia, una “semplice” serata resident Paolo Kighine e Thomas T da soli per tutta la notte attirava più pubblico di un evento con un ospite straniero, altri tempi?
In Italia ha ancora senso parlare di “resident” e soprattutto c’è ancora spazio per i dj’s italiani che non producono e non fanno parte del circuito internazionale?

E’ stata un’arma a doppio taglio per chi non l’ha saputa maneggiare.
La nostra politica era di mettere “la ciliegina” ad una torta già dolce di suo, non di basare la serata sulla ciliegia e di fare da triste contorno.
Adesso invece sembra proprio cosi’, i locali fanno qualunque nome, basta che a fianco possano mettere questa o quella etichetta di una label.
Oppure si svenano prendendo i soliti 3-4 nomi che costano uno sproposito che anche facendo grandi numeri non portano a nessun guadagno per chi organizza la serata, ma la scusa è che “fa immagine”.
Il discorso resident per me e’ sempre valido, molti non se ne rendono conto ma e’ colui che prepara la pista all’eventuale ospite, che nei mesi fa ballare per davvero chi paga il biglietto, che influisce sulla linea musicale del locale.
Ora i nomi nuovi per poter emergere sono costretti o a crearsi la serata organizzandola in proprio o a dover per forza produrre una hit, ovviamente stampata da label con dietro un dj potente, in modo che possa venire utilizzata per il flyer…
Spero si torni a dare la giusta importanza a chi si fa davvero il culo e a cui spesso non viene riconosciuto il merito.
Tornando al discorso Insomnia, avevamo seminato bene, o forse le cose stanno un po’ cambiando, perche’ ogni tanto riformiamo quella consolle proprio li dove è nata e i risultati sono incredibili…

Per concludere questo flashback vi proponiamo un’ora dello storico djset  di Sven Vaeth all‘Insomnia nel 2002 e una dello stesso Paolo Kighine nella serata di chiusura della stagione 2000 -2001.

Buon ascolto.

Samuele Dalle Ave


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