Akkord “Akkord” (Houndstooth)

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Ormai solo Burial è in grado di mantenere il mistero sulla propria identità. Gli ultimi a provarci sono stati gli Akkord ma in pochi mesi l’enigma si è dissolto, rivelando i mancuniani Joe Synkro McBride e Liam Indigo Blackburn.
Lo scenario in cui si muovono i due produttori è un ambiente urbano rabbuiato dalle nebbie lasciate dai generi elettronici che si sono succeduti nel tempo.
Un soundscape post dalle tinte nere e spigolose, che riprende la strada della triangolazione tra dubstep, techno e drum’n’bass abbandonata da Scuba, approfondendone il lato architettonico esoterico.
Le forme delle onde sonore sono tracciate seguendo i dettami di una geometria ancestrale, dove l’eco dub trasforma l’impulso acustico in allucinazione visiva.
Torr Vale è la ripresa iniziale di questo film noir: una vecchia stazione nei pressi di una fabbrica in disuso ed atmosfera da resa dei conti.
Gli sciamani vengono tenuti dalla Yakuza all’interno di grattacieli inespugnabili, i tribalismi di Smoke Circle sono un richiamo alla spiritualità che ha caratterizzato i primi momenti della cultura rave.
3dOS è un mulinello di gorgoglii metallici, tecnologia al servizio del beat senza apparente bisogno di esseri umani alla guida. Il basso si gonfia e rilascia una staffilata di breaks appuntiti e sottili dalla dinamica minimal raster-notiana (Folded Edge).
Il dubstep stilizzato di Conveyor si risolve in un vibrante tema industrialcore, che continua nella letale Hex AD.
La pioggia su Channel Drift rallenta la corsa, half step mentale da vagabondaggi al volante privi di meta, e Navigate torna a colpire duro.
Un combattimento onirco, ipnotico che si sfoga in Rocendal, e termina com’era cominciato (Undertow) tra gli echi di un luogo a metà tra memoria e suggestione.

Federico Spadavecchia

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