Ryoji Ikeda “Supercodex” (Raster Noton)

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Supercodex è l’ultimo capitolo della trilogia ikediana sull’esplorazione del rapporto tra data of sound e sound of data, iniziata nel 2005 con Dataplex e proseguita nel 2008 con Test Pattern.
In realtà i dischi dell’artista giapponese sono solo una parte delle sue ricerche, che vengono completate da installazioni e mostre (come ad esempio Datamatics e db), ed anche in questo caso non si fa eccezione richiamando Superposition, un progetto a lungo termine cominciato nel 2012 che si propone d’indagare la percezione della realtà ispirandosi a nozioni matematiche sulla meccanica dei quanti.
Dal punto di vista sonoro si tratta di un’opera di de-ricostruzione ed integrazione degli album precedenti: distese di frizionamenti, bleeps stellari e raggi ultravioletti senza protezione in uno scenario rigorosamente in bianco e nero.
Le venti tracce contenute in Supercodex sono un flusso di impulsi cibernetici, registrazioni digitali di quel mondo reale che filosofia e religione provano a spiegare attraverso termini come coscienza, iofede ed anima, mentre la scienza seziona in parti infinitesime riconducendolo alla neutrale perfezione dei numeri.
La natura è un’unica complessa equazione che solo le macchine possono risolvere.
Impossibile scindere il lato scientifico da quello prettamente musicale quando si parla di Ikeda perchè, per quanto le atmosfere possano rientrare nei canoni di generi quali glitch, minimal o idm, va ricordato che le note fuoriescono come risultato di un esperimento, ed andrebbero ascoltate tutte in sequenza come fosse una relazione sul lavoro svolto in laboratorio, un risultato talmente affascinante da essere percepito dal pubblico come arte.

Federico Spadavecchia

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