Samuel Kerridge “From The Shadows That Melt The Flesh 1-4” (Downwards)

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Colpisce ancora nel segno il nuovo pupillo di casa Downwards, Samuel Kerridge, con il secondo concept ep “From The Shadows That Melt The Flesh”, degno seguito del predecessore “Waiting for love” – uscito quest’inverno – che già aveva permesso al producer britannico di balzare agli onori della critica underground.
Dopo il primo 7’’ “Auris Interna”  su Horizontal Ground nel 2012, Kerridge  entrò  a tempo record nel gotha post-techno industriale, differenziandosi però per un sound spogliato dai tanti cliché a cui spesso attingono gli artisti di questo ambiente.
Oltre alle sue peculiari doti compositive non bisogna sottovalutare il suo gusto musicale, reso noto ai più dal mixato dello scorso febbraio creato appositamente per Resident Advisor, un autentico spaccato sulle influenze, indubbiamente riscontrabili nella sua musica (da Stephen O’Malley a Miles Whittaker, passando per Mike Parker).
Insomma: Female e Regis ci avevano visto lungo dal momento in cui l’hanno preso artisticamente sotto la loro ala protettiva.
Legati indissolubilmente, i frammenti  di questa sopraffina “techno-pièce” sono in realtà un unico, titanico pezzo, spalmato su quattro tracce che si sviluppano, mutano e poi – improvvisamente – evaporano.
Il primo “movimento” è caratterizzato dall’andamento incessante e paranoico, rivisitazione del miglior Juan Mendez – ciò si nota soprattutto quando il nostro apre occasionalmente a stacchi ansiogeni.
Il fluttuare nervoso di “2” sembra quasi che venga ripreso nel terzo frammento nel lato B, ma in modo più indiretto, distinguendosi per una struttura ritmica graffiante, mentre boati, ticchettii e lenti colpi di cassa preparano la scalata verso il climax per la quarta e ultima parte: una scalata deep rarefatta fatta di divagazioni drones più basso looppato in evidenza a scavare nel profondo.
La speranza è che il ragazzo continui ad insistere sugli elementi che contraddistinguono la sua originalità, in modo da tracciare un percorso sonoro del tutto personale, superando gli steccati stilistici che il genere impone.

Francesco Augelli

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