Heterotic “Love & Devotion” (Planet Mu)

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E’ abbastanza scioccante scoprire che il sogno nascosto di un pioniere della rave era sia comporre un album Pop scintillante ispirato tanto ai Fleetwood Mac quanto alla modernissima iper produzione giapponese, eppure Mike Paradinas non vedeva l’ora di mettere da parte il suo alter ergo più famoso e ricercato, quel µ-Ziq a cui comunque ha affidato la trecentesima release Planet Mu (e che tornerà in estate), per misurarsi con questa nuova dimensione.
Il progetto Heterotic nasce nel 2010 tra le mura domestiche di casa Paradinas con la partecipazione della moglie Lara Rix-Martin, alla quale si deve il mood mieloso della promessa coniugale Love & Devotion.
A bilanciare l’andamento del disco, evitando che il diabete prenda il sopravvento, ci pensa Nick Talbot alias Gravenhurst, cantautore folk della scuderia Warp, che per la prima volta presta ad altri la sua poetica malinconica.
I cori angelici di Bliss danno il via alle danze tra house music e John Talabot: una melodia che illumina la pista e la coppia cassa dritta & basso a far perdere le inibizioni. Il pezzo forte dell’album è senza dubbio Blue Lights, piano house incalzante, sinuosa, con un tiro Pop potentissimo e pause ad effetto.
Wartime è la ballatona strappa-lacrime su cui Gravenhurst da il meglio di sè descrivendo un mondo ossessionato dal passato.
Robo Corp, due minuti e mezzo di soundtrack sci-fi post Akira, funge da intermezzo per arrivare a Devotion, altra possibile hit in canna, così sovraesposta da essere quasi abbagliante.
La luce è la protagonista indiscussa.
Knell è l’incontro con i Fleetwood Mac in un laboratorio discografico allestito sul Millennium Falcon, mentre Slumber campiona nostalgia e strazia con il suo ritornello We dance, When we dance, We dance alone.
Il sipario cala su Fanfare, la traccia più vicina al Paradinas Idm che ben conosciamo.
In definitiva, per quanto µ-Ziq resti su un altro livello, Heterotic si rivela un esperimento interessante a dimostrazione che sotto alla patina Pop ci può essere dell’ottima sostanza fatta di suoni curatissimi, la cui ricerca ricorda gli ABC prodotti da Trevor Horn nei primi ’80.

Federico Spadavecchia

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