Raime “Quarter Turns Over a Living Line” (Blackest Ever Black)

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Ci sono giorni in cui appena uscito dal letto ti rendi conto che è stata una pessima idea. Non ci sono caffè o sigarette abbastanza caldi per proteggerti dal freddo che ti penetra nelle ossa, e le chiacchere della gente per strada sono solo l’ennesimo motivo per odiare il mondo e ciò che c’è dentro.
In situazioni come queste la miglior difesa è infilarsi gli auricolari e rinchiudersi autisticamente in angolo riparato del nostro cervello.
Joe Andrews
e Tom Halstead sono i Raime, il progetto che ha fatto decollare la Blackest Ever Black di Kiran Sande, il cui esordio fece gridare quasi al miracolo rievocando d’un tratto lo spirito inglese post punk e la passione per la musica industriale.
If Anywhere Was Here He Would Know Where We Are,
il secondo ep, è lo specchio dell’universo in cui si muovono fatto di schegge della fu ‘ardkore (jungle), techno di scuola Regis (non a caso loro padrino) e il suddetto post punk, ma soprattutto di una coltre fittissima di tenebre.
A livello strumentale i computer passano in secondo piano lasciando il campo a chitarre e percussioni che consentono una maggiore profondità di esplorazione.
Quarter Turns Over a Living Line
è senz’altro uno degli album più attesi di questo 2012, tuttavia con le sue sette tracce snocciolate in 37 minuti sarebbe forse più corretto definirlo un extended playing.
Quanto al contenuto nessuna novità rispetto ai lavori precedenti ma non restarne ammaliati è impossibile: ogni suono delimita uno spazio emozionale ed il battito lento favorisce l’isolazionismo.
La discesa nei nostri angoli bui comincia con Passed Over Trail, un dub venefico dal profumo di crisantemo, per proseguire nell’abbandonata The Last Foundry dove si possono ancora udire gli echi dell’ormai scomparsa civiltà industriale. Il sinistro tintinnio metallico della decadente Soil and Colts si avvicina inquieto ad un mood doom, favorendo l’ansia crescente di Exist In The Repeat Of Practice: il mostro ora si aggira libero nell’ombra.
L’immagine spettrale di Kevin Martin appare sull’altare di The Walker In Blast And Bottle, mentre la litania del rito ha gettato gli adepti incappucciati in uno stato di trance (Your Cast Will Tire).
Con The Dimming Of Road And Rights apriamo gli occhi prima che sia tardi, e il gelo sulla faccia sfuma quel sentirsi fatali di cui eravamo ebbri in una sorta di malinconia ancestrale, anche se è chiaro che certi cancelli non potranno più essere del tutto richiusi.

Federico Spadavecchia

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