Sub:stance Night II Birthday @ Berghain

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Mai trovato così caldo a Berlino, e dire che questo sarà stato il mio sedicesimo viaggio nella capitale tedesca negli ultimi dieci anni, ma un’afa talmente pesante da togliere il respiro e il termometro costantemente sopra la tacca dei 30 gradi non si era davvero mai vista.

E’ in questo luglio torrido e asfissiante che al Berghain, locale che ormai non ha più bisogno di alcuna presentazione, si tiene il secondo compleanno della Sub:stance night, il ciclo di serate organizzate da Paul Spymania e Paul Rose (in arte Scuba) che ha elevato il dubstep da genere di nicchia a colonna portante della scena elettronica europea. Per un’occasione del genere non ci sono scuse di sorta bisogna esserci punto e basta!!!

Arrivati alla mattina di venerdì, insieme agli immancabili Simone KK e Melkio, dopo una breve sosta al solito ostello a Schlesisches Strasse (Kreuzberg), è tempo di negozi dischi: Hardwax, Spacehall, Dense e perfino il reparto cd del Saturn ad Alexander platz (con le migliori offerte speciali della città) sono felici vittime della nostra razzia.

Sempre nel rispetto delle tradizioni prima di mezzanotte e mezza siamo già in coda, rimessi all’inappellabile giudizio di Sven, ma senza attendere troppo saliamo al Panormabar per gustarci l’apertura di John Osborn.
Il Dj tedesco, ormai nel roster dei Sub:stance residents, mescola atmosfere di derivazione tech-house a più squadrati ritmi dub techno risultando però molto più trippy e sensuale rispetto all’idolo locale Marcel Dettmann.

La situazione si scalda e all’entrata c’è una fila lunghissima a dimostrazione del proselitismo creato dal new english sound. Il pubblico accorso è differente dall’usuale clientela: ragazzi e ragazze, eterosessuali, di età media più bassa, sui 25 anni, provenienti da tutt’Europa che conoscono vita morte e miracoli degli artisti in consolle e più interessati alla musica piuttosto che alla droga. Un ragazzo siciliano mi urla all’orecchio che è lì per Monolake e non sta nella pelle per la sua esibizione.

Nel frattempo gli speakers della sala grande sono sotto il controllo del mio Dj preferito: Appleblim.
Alta scuola quella del buon Laurie, un caleidoscopio cui basta una rotazione per passare dall’house più femminile a profonde notti senza luna con una naturalezza unica, senza inchinarsi a nessuna definizione di genere. La cassa può essere dritta o spezzata ma non ci interessa, quello che conta è il ballare e sentire qualcosa di nuovo ed estremamente accattivante. D’altronde se a ballarselo tutto contento c’è uno come Jimmy Edgar un motivo ci sarà!

A salire sul palco adesso sono i Mount Kimbie, duo inglese a metà strada tra indipop ecstatico/psichedelico e dubstep, che si presentano con tanto di synth, chitarre e batteria.
Il loro live vede proporre l’album Crooks & Lovers uscito su Hotflush (la label di Scuba n.d.r.), con una maggiore attenzione alle dinamiche da club ottenendo un risultato assai gradevole.

Di sopra scatta il turno del padrone di casa e del suo alter ego techno/house SCB, frutto, come ammesso dallo stesso Paul, delle lunghe mattine trascorse nella penombra del Panorama.
Metrica in quarti, klang metallici e una ritrovata verve per le melodie di Detroit e Chicago segnano la definitiva consacrazione di Scuba tra gli artisti elettronici più talentuosi degli ultimi dieci anni: andando via da Londra ha teorizzato la Techstep (rilasciando un candidato ad album dell’anno quale Triangulation) e convertito al suo verbo la Cattedrale della minimal techno, quindi si permette il lusso di dare lezioni di pura techno ai professori del genere.

A fine set con gli applausi ancora forti riscendiamo al piano inferiore per rimanere a bocca aperta davanti ad un Mala devastante che, messo per una volta da parte il dubstep tradizionale con influenze reggae, picchia selvaggiamente sul dancefloor perquotendolo con un basso che pare uscito dagli inferi!!!

Inutile illudersi poi che uno come Robert Henke alias Monolake possa allentare la presa, specie se a fargli compagnia in consolle c’è un pazzo fanatico della breakcore come Jason Forrest (Dj Donna Summer)!!!
Anche in questo caso il punto di partenza della performance è l’ultimo lp, l’apprezzatissimo Silence, per proseguire successivamente verso lidi cosmici inesplorati facendoci oscillare tra riverberi e asteroidi.

Il cerchio si chiude quando torna ai comandi Scuba ma stavolta nelle sue classiche vesti dubstep.

Sono circa le sette quando imbocco l’uscita augurando la buona notte ai buttafuori. Il sole, già alto sulla città, scalda la mia passeggiata attraverso Friedrichshain e l’Oberbaumbrucke, da cui cerco di scorgere gli amici rimasti al Watergate, mentre scambio sguardi complici con altri clubbers incrociati poc’anzi sulla pista come fossimo reduci della medesima avventura; d’altronde abbiamo vissuto una notte che voi umani potete solo immaginare.

Federico Spadavecchia

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