Serph “Vent” (Noble records)

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Ci sono giornate in cui l’unica cosa che ti senti davvero è mollare le scartoffie sulla scrivania, allentare il nodo alla cravatta e buttarti tra le vie del centro cuffie alle orecchie e testa svagata per godere di una giornata fresca di primavera.
E mentre ti mescoli alla folla scorgendo di tanto in tanto il tuo riflesso nelle vetrine e negli specchietti delle auto posteggiate lungo il marciapiede, la musica di Serph ripiega origami dentro di te donandoti un senso di serenità e di ottimismo che non provavi da tempo.

Ma questo non è solo un disco di sentimenti: Vent sta per advent e adventure, con il giovanissimo talento giapponese che si diverte, infatti, ad esplorare con cura diversi generi combinando insieme elementi classici di derivazione jazz con beats techno ed atmosfere progressive.

Il risultato è un grazioso dream pop fatto di archi, pianoforti, glitch e breakbeats su cui sonnecchiare placidi sdraiati su un prato, oppure stando seduti dietro in macchina con il capo appoggiato al finestrino e la mente chissà dove.

A differenza di un altro suo famosissimo connazionale, Kaito, vero maestro della malinconia elettronica, le strutture ritmiche dei brani sono molto più dinamiche rendendo bene l’idea della jam session live nella prima parte dell’album, per poi spaziare dall’IDM dei padri Boards of Canada al post garage di Burial.

Serph entra in scena con garbo e piano piano prende il controllo della situazione con armonie semplici ma di grande impatto emotivo.

Nell’era dell’hypnagogic pop la nostalgia è un punto cardine della musica attuale ma a differenza dei gruppi indie americani che rimpiangono gli anni ‘80, o meglio l’immagine che si sono fatti di quel periodo durante l’infanzia, nel caso del nostro produttore questo sentimento non è legato a luoghi o momenti specifici, quanto piuttosto ad un ricordo indefinito di un qualcosa di personale (e di conseguenza diverso per tutti) che ci fa abbozzare un leggero sorriso e tirar su la giacca, pizzicati dal primo freddo, mentre con le mani in tasca assumiamo un passo deciso convinti di poter migliorare il nostro futuro.

Federico Spadavecchia

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