Amsterdam Dance Event ’10

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adeQuale migliore momento se non adesso col socio Raibaz ai piatti ad ordinare le fotografie sonore di questo Amesterdam Dance Event 2010, per buttare giù il report dell’evento?
Ormai lo sapete benissimo dove trovarci la penultima settimana di ottobre, il rigido clima autunnale nord europeo non ci spaventa mica, specie se ad attenderci ci sono line up così ghiotte!!!

Certo a sto giro ci sono stati un paio di piccoli intoppi nella macchina altrimenti perfetta dell’ADE, che sostanzialmente si risolvono nell’aver proposto una festa inaugurale con mezza città di Detroit al mercoledì, quasi a voler tagliare fuori i non addetti ai lavori, nell’aver sacrificato la Oi! Dubstep night al Paradiso chiamando come guests i soli Magnetic Men (il cui ultimo album è a dir poco discutibile) per un live di massimo due ore quando, volendo i medesimi nomi, sarebbe stato di gran lunga più efficace fare esibire Benga, Skream e Artwork singolarmente, e, in ultima analisi nel concedere ben poco spazio alla sperimentazione.

Detto questo la convention è andata alla grande e al momento di andare via domenica mattina avrei più che volentieri imboccato la strada per un after hour anzichè per l’aeroporto.
Il primo giro di danze inizia a neanche tre ore dall’atterraggio, infatti, al Pure-Liner, una barcone da 600 posti allestito come un lussuosissimo club, Sasha lancia la sua nuova agenzia di booking, la Excession Luggage, chiamando a raccolta alfieri della progressive house quali Nick Warren, Danny Howells, 16 Bit Lolitas, James Zabiela e la new entry Robert Babicz.

Val la pena di sottolineare la bravura del Dj che ha costruito il warm up a base di armonie nu disco a precipitare leggere nel pozzo oscuro della prog. Solo pochi minuti fa ho scoperto che quel bravo giovine altri non era che Desyn Masiello, big respect!!

Buona prova anche per 16 Bit Lolitas che da corpo alla cassa ed introduce lievi melodie, di quelle che ti stampano un sorrisone in faccia e ti fanno sentire amico di tutti; d’altronde visto lo splendido pubblico presente (appassionati, uomini e donne in egual misura, che hanno comprato tutti i tickets già al 17 di agosto!!!) non c’è da meravigliarsi più di tanto.

A livello musicale ogni artista spiega chiaramente il proprio punto di vista su cosa voglia dire progressive, e Danny Howells ha una sola parola: groove!
E finalmente nella suggestiva cornice del canale sotto all’auditorium del Bimhuis tocca al Maestro, il titolare della miglior compilation che la Global Underground abbia mai realizzato (Gu#24 Reykjavik): Nick Warren.

La mente dei Way Out West non si pone nemmeno il problema di mixare, preferendo alla futuristica consolle Pioneer (4 cdj 2000, djm 2000 ed efx 1000) un semplice controller per Ableton dimostrando di fatto che è la sensibilità musicale a fare il Dj.
Basta un disco per esser in preda ad un forte misticismo e come adepti nel tempio alziamo le mani per rendere omaggio al Grande Sacerdote. Nel giro di un’ora siamo abbracciati con le lacrime agli occhi…

Nel frattempo la barca è salpata per una piccola crociera di un paio d’ore nei canali, probabilmente comandata da una delle mille diavolerie con cui ci intrattiene James Zabiela, un mostro di tecnica per la nostra anima nerd, che se avesse un quarto del gusto di Warren sarebbe il Dj perfetto.

Unico live del party è quello del tedesco Robert Babicz, il quale, da buon tedesco, rimane più vicino ad atmosfere trance e mi fa sgolare quando suona un suo edit di Self Control cantata dalla mai troppo compianta Laura Branigan.

A chiudere la festa è naturalmente il padrone di casa, the son of God (definizione che fruttò all’allora capo redazione di Mixmag una papagna sul grugno), Sasha.
Anticipato dal suo schiavo/valletto a preparargli il setup, i drinks e a ripulire il pubblico ante consolle da groupies e fotografi invadenti, il Superstar Dj per antonomasia si presenta in scena con maglietta della salute sotto un maglioncino da domeniche sul divano, come fosse un ragazzino qualsiasi nella sua cameretta.

Inoltre l’atteggiamento è proprio quello: Sasha suona per sè più che per chi ha di fronte, ed è il primo a fomentarsi quando sul cdj gira certa musica. La sua selezione è una gita in un osservatorio: una stanza buia con in alto tanti puntini luminosi. La progressive house dopo il crollo causato dalla corrente electro è tornata con tutta la sua forza ed è qui per restare!

Il venerdì pomeriggio è all’insegna dello shopping da Concerto e Rush Hour (cui anche sabato ho lasciato buona parte dei miei averi) mentre la sera ci vede dapprima al Paradiso per la sola nota stonata della trasferta: il nuovo live di Mark Pritchard si rivela intulimente dispersivo tra mille generi diversi e sostanzialmente noioso.
Meno male che a tirarci sul il morale ci pensa la cara e vecchia Techno!

Al Westerunie, in una fabbrica in mattoni rossi, c’è il party Click e a darci il ben venuto troviamo il redivivo Heiko Laux, già boss della leggendaria Kanzleramt, che dice la sua sulla minimalizzazione della Techno a forza di schiaffi in faccia, cosa avrà voluto dire??
Anche Mandy nell’altra sala è bello carico sebbene più Pop e si fan due salti davvero con piacere per tornare poi a sudare sotto le mitragliate di un Joel Mull per cui pare che il tempo si sia fermato all’era dell’Hardgroove, devastante!!!

Steve Rachmad non è certo da meno e, messi per una volta da parte gli orpelli detroitiani, ci da dentro con martello e scalpello.

Prima della buona notte con curiosità ascoltiamo gli Slam, un gruppo che abbiamo sempre amato tantissimo, peccato solo che non siano più quelli della Soma ma quelli della Paragraph: al posto di suoni grassi ed emozionanti ci sono beats scintillanti e funzionali, da ballare con piedi e culetto ma non col cuore.

Per il Gran Finale di sabato la scelta è caduta sul Trouw, miglior club d’Europa subito dietro al Berghain ricavato nella ex sede di un quotidiano, con il versus tra la Delsin rec. e giust’appunto la Ostgut Ton.
All’ingresso ci viene pure regalata una cassettina (sì avete letto bene) in edizione limitata (1000 copie) per celebrare i primi 5 anni della label berlinese.

Subito nella saletta al piano terra c’è un solitario Nick Hoppener con una dolce ed elegante dub house dal sapore malinconico visto che ancora non c’è nessuno.Nell’immenso piano di sopra, invece, il gigantesco Funktion One gode forte con la dubtech di Quince che setta il mood per la performance di Shed.

L’artista tedesco è uno di quei Dj che potrebbe suonare e produrre qualsiasi cosa e questa sera svela il suo lato più sensibile: pianoforti riverberati e ampie melodie su ritmi squadrati sono una miscela irresistibile.

Faccio perfino fatica a scendere per vedere parte del set di un producer che ammiro tantissimo quale NewWorldAquarium che comunque sta portando avanti un discorso di una raffinatezza unica. Al mio ritorno Shed ha spezzato la cassa e introdotto cantati, dopo gambe e cuore ora tocca al cervello!

Ma ecco che ora si ridiscende in sala 2 per quella che a sorpresa si è rivelata una delle migliori esibizioni dell’anno, un set vinilico in chiave chicago house di Prosumer fatto di: Fast Eddie, Photek e Robert Owens, per tutto quello che sta alla base della casa di Jack.

A Delta Functionen spetta l’ingrato compito di suonar dopo questo capolavoro ed infatti la differenza si sente, però il ragazzo è bravo sul serio.

Mancan poche ore prima del nostro rientro in Patria e per il commiato andiamo da Marcel Dettmann che prende il posto di un anfetaminico Redshape. Devo dir la verità a me il resident del Berghain non ha mai colpito più di tanto e stavolta è uguale: battito marziale e claps imperiose per andare avanti fino a tarda mattina.

Nota non da poco sul locale, in generale ad Amsterdam le belle ragazze non mancano ma al Trouw ce ne erano in quantità talmente esagerata da rischiare di far la fine di George Micheal che negli anni ’80 ne ha vista troppa!!!

Con la lacrimuccia che inumida gli occhi saliamo sul primo taxi per l’hotel quindi valigie e aeroporto, ma tanto l’anno prossimo si torna!

Federico Spadavecchia

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