Amsterdam Dance Event ’09

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Dovessi rubare due qualità agli Olandesi sceglieri senza dubbio la loro capacità di organizzare eventi perfetti, curati nei minimi dettagli, e l’abilità nel preparare quei belin di biscotti al miele/caramella mou cui mi sono dovuto arrendere dopo due anni di estrema resistenza vedendo la mia forza di volontà sbriciolarsi ad ogni boccone di quel wafer così maledettamente dolce e croccante.

L’Amsterdam Dance Event è la punta di diamante delle convention musicali: qui si dibatte di arte, tecnologia e normative legate al copyright, si presentano gli showcase delle labels più prestigiose ma soprattutto si gode della gran Musica!

Il programma è davvero ricco e scegliere gli appuntamenti non è semplice perchè c’è sempre la sensazione di perdersi qualcosa di importante, anche se d’altra parte è inutile ostinarsi a seguire tutto sprecando soltanto energia e attenzione.

Il nostro primo giorno a Dam lo trascorriamo gironzolando per i canali del centro e spendendo un bel pò di soldi da Concerto, il miglior negozio di cd della capitale olandese.

Nella borsa della spesa finiscono l’ultimo album di Shackleton su Perlon, un emozionante doppio cd di Ulrich Schnauss e la compilation per i 5 anni della Hyperdub di Kode9.

La cena si consuma al volo perchè il party di stasera comincia molto presto verso le 20: all’avveneristico auditorium Bimhuis si esibiscono Oren Ambarchi e John Hopkins.

La location è elegantissima e grazie ad un’ampia vetrata è possibile ammirare dall’alto le luci della città.
La suggestione, però, aumenta esponenzialmente quando inizia la la performance dell’artista sperimentale israeliano accompagnato per l’occasione da un percussionista ai comandi di una batteria distesa su quattro gran casse e meccanizzata. I drones della chitarra di Ambarchi combinati alla ritmica deep ed ipnotica giocano strani scherzi ai sensi (già provati per il viaggio alle prime luci dell’alba) e basta chiudere gli occhi per un attimo per ritrovarsi in un mondo lontano.

Tocca a Jan Jelinek, con un live di derivazione Raster Noton, a riportarci indietro con lo stargate.

Ma la vera rampa di lancio per l’ignoto è il live del pianista John Hopkins accompagnato per l’occasione dal nostro Davide Rossi (uno dei nomi più interessanti della scena italiana).
Due Kaospad, un Mac, un mircokorg ed un pianoforte a coda, l’artista inglese passa da soffici notturni conteporanei a potenti martellate IDM breakcore come se fosse la cosa più naturale del mondo. Immenso!

All’una il concerto è finito e siccome la serata Innervisions al Trouw è andata sold out ce ne torniamo in hotel a recuperare le forze per il venerdì.

Venerdì che vuol dire una sola cosa: Laurent Garnier!

Garnier, Nadaud e Scan X si esibiscono nel nuovissimo live stage del Melkweg club.

Lasciata quindi un’altra bella cifra nelle tasche di Rush Hour (e in particolare della Delsin records), andiamo a goderci per la terza volta quest’anno il sound del Dj/producer numero uno al Mondo.

Se appena nel maggio scorso, al Dissonanze, Moessieur Garnier aveva presentato la versione dal vivo del suo ultimo album Tales of Kleptomaniac, ora sono già pronte le variazioni sul tema con il piede ben saldo sull’acceleratore.
Gnanmankoudji diventa una tempesta acid house e quando a seguirla c’è l’intramontabile Crispy Bacon beh la fine del mondo sarebbe stata sicuramente più pacata.
Gran finale con The man with the red face e tutti al Paradiso per la Oi! Dubstep night.

Caspa, Emilkay e tutta la crew Dub Police danno vita ad un raduno punk e le ragazze (tutte o quasi strafighe da Billionaire) pogano scatenate e bevono birra come hooligans!!!

Musicalmente a dominare è il wonky beat e la qualità di ricerca non è molto alta ma il pubblico è così fomentato da catalizzare su di sè l’attenzione lasciando ai Dj il ruolo di comprimari.

Chiudiamo quindi con la giornata di sabato non prima però di aver visto la premiere del film Speaking in Code allo spazio Smart (un altro luogo che merita assolutamente una visita).

Il film dedicato al mondo dei Dj si sofferma in particolare su nomi a noi molto cari come i Wighnomy Brothers e i Modeselktor, in un misto di vita privata e performance ai piatti. Il risultato finale si può sintetizzare nella formula Slices meets True Life.

Questa notte si torna al Melkweg, nella old room infatti si esibiscono i protagonisti della Sub:stance dubstep night del Berghian di Berlino.

Il primo guest ad esibirsi è il giovanissimo Boxcutter, talento di casa Planet Mu, sempre in bilico tra gli iperbassi e l’IDM più classica. Assolutamente da tenere d’occhio!

Il dancefloor però ha bisogno di sudare e finalmente tocca a Scuba, il miglior rappresentante della corrente Techstep in cui il dubstep riscopre il 4/4 e rievoca le sue memorie Detroit in un’atemosfera fumosa e dubbeggiante. Il ritmo incalza sempre di più e quando parte The Bells di Jeff Mills lo shuttle per Marte è in orbita!

Rivelazione del party è Jamie Vex’d con un laptop live oscuro e intenso che ci regala due remix bomba di The Bug (Poison dart e Jah is war).

A calare il sipario su questa edizione dell’ADE è Louis Osborne meglio noto come Appleblim, a mio avviso al momento inferiore solo a Garnier.

Il set inizia con un’atmosfera funebre pe poi aprirsi un poco alla volta facendo penterare tenui raggi solari. Appleblim sa servirsi di ogni genere musicale a sua disposizione e il pubblico non può che applaudirlo fino alla fine.

Su facciamoci coraggio e andiamo a prendere l’aereo tanto al prossimo ADE mancan solo 12 mesi.

Federico Spadavecchia

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