Raster Noton: The Unun series

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Premessa: nella recensione qui di seguito si parlerà di minimal techno, e forse val la pena di precisare che questa non ha nulla a che vedere con la sbobba propinata dall’attuale Richie Hawtin a base di loop fotocopia, cassa in 4 e ableton delay.

Schiantarsi contro un muro ed osservare al rallentatore l’impatto della faccia sul cemento e il successivo rimbalzo quasi fosse di gomma. Le vibrazioni spargono la polvere ovunque in nube bianca così ordinata e uniforme da mettere in secondo piano l’insita e inevitabile violenza dell’azione.

La Raster Noton mette sul mercato la unun series, progetto che prende il nome dai numeri atomici grechi della tavola periodica degli elementi, rivelando così anche il numero delle uscite che andaranno dalla 111 alla 119.
La prima puntata, unununium, è affidata al duo NHK formato dai giapponesi Kouhei Matsunaga e Toshio Munehiro, i quali compongono sei tracce claustrofobicamente industriali.

In piena rivoluzione digitale il white noise è essenziale per comunicare con le macchine, mentre il beat è il segno del passaggio dell’uomo: dritta o nevroticamente spezzata ma sempre in tensione, la cassa smuove le coscienze (e il culo) più di qualsiasi testo impegnato, un linguaggio elementare che non si può fingere di non capire.

Il numero 112 viene invece firmato dal tedesco Grischa Lichtenberger, ultimo arrivato in casa Raster, dal titolo ununbium. L’artista di Bielefeld gira il mondo per campionare rumori come quello di un radiatore di un’ automobile guasta, o di un tavolo a incasso (quelli che si allungano alla domenica quando vengono i parenti) per poi ottenerne, tramite manipolazione al Pc, strumenti inediti utili ad affogare accenni melodici ravvivati da glitch. L’ep anticipa l’album di prossima uscita Treibgut.

Ununtrium, n°113, è realizzato da Aoki Takamasa che propone un glitch classico che alterna momenti più intimi e dolci ad altri più ritmati quasi ballabili. Il groove fluido e spigoloso è stato ottenuto portando all’estremo le capacità del cpu; il funk o l’isolazionismo dipendono solo da mezzo giro di manopola.

Il piatto forte però è il numero 114, Ununquadium, dell’ex Pan Sonic Mika Vainio.

L’ep, ribatezzato Vandal, è una battaglia sonora senza tregua dove a sorprendere più che la sempre attenta attività di ricerca del finlandese è la straordinaria attitudine da dancefloor delle tracce perfette per clubs che non conoscono la parola luce.

Federico Spadavecchia

 

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