Dj Rolando @ Le Jardin

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A volte questo Paese proprio non lo capisco, costantemente in equilibrio tra una contraddizione e un’altra…e così quando sembrava ormai suonata da tempo la campana a morto per la Techno, ecco che assistiamo alla sua resurrezione nell’ultimo posto in cui la saremmo andati a cercare…

Per tutta la stagione estiva le serate Physical presso Le Jardin au Bord du Lac di Milano hanno fatto che sì che una città come il capoluogo lombardo, la cui indole modaiola è famosa in tutto il Mondo, sia diventata un avamposto per le sonorità più pure e underground della scena elettronica.

Già in luglio avevamo sfidato le feroci zanzare che infestano i dintorni di Linate per avere il piacere di assiatere allo show di The Innovator, Derrick May, capostipite insieme a Juan Atkins e Kevin Saunderson della prima generazione Techno americana; ed ora eccoci qui di nuovo in questo elegante giardino per uno dei più famosi rappresentati del collettivo Underground Resistence: Rolando Rocha, meglio conosciuto come The Atzek Mystic o più semplicemente Dj Rolando.

Con i miei amici arriviamo al locale abbastanza presto (nonostante il nostro autista sia riuscito a sbagliare la strada per l’ennesima volta…), e mentre cerchiamo un tavolo dove sederci ci imbattiamo proprio nel nostro ospite d’onore.

E’ inutile, per quanto il locale possa essere fashion e raffinato un membro UR lo si riconosce subito: pantaloni e t-shirt neri senza alcuna marca in vista e capelli rasati a zero, è questo il look della Techno militante. Accanto a lui è seduta una donna che dovrebbe essere la moglie e anche lei è vestita nella stessa identica maniera, è l’unica donna presente senza trucco e minigonna.

Approfitto del fortunato incontro per farmi autografare il suo lavoro più conosciuto nonchè quello che per me è IL disco Techno per antonomasia: Jaguar.

Rolando accetta di farmi l’autografo di buon grado, e con quelle poche parole che ci scambiamo mi da l’impressione di essere un ragazzo molto schivo, una timidezza che poco si addice alle Superstar della consolle dei giorni nostri…

Il warm up come per Derrick May è affidato al duo RadioMarelli, i quali questa sera aggiustano meglio il tiro, senza mai tuttavia emozionare, evitando di cadere troppo nella minimale, spolverando qualche giro d’archi e una cassa più accentuata.

Sono le due è ora che Rolando prenda posto in consolle. Il Dj di origine messicana comincia a tirare fuori i suoi vinili ed appare visibilmente contrariato quando si accorge dello stato non perfetto delle puntine dei giradischi che necessitano di continua manutenzione.

Alla fine però è la musica a parlare e, a differenza di May, Rolando parte subito con le sue classiche sonorità fatte di ritmi caldi, latini, in cui le melodie giocano a rincorrersi coi tribalismi.

Il dancefloor è davvero preso bene e tutti pensano solo a ballare lasciando perdere tutti quegli stupidi atteggiamenti tipici del clubbing nostrano.

Ad un certo punto sento una ragazza vicino a me rivolgersi estasiata al suo amico:” Pensavo che mi sarei trovata a sentire due ore di cassa dritta martellante, e invece…”

E invece vi state godendo lo spirito della Detroit, genere musicale talmente puro che per quanto ciclico, ritmato e mixato continuamente (la tecnica di Rolando è impressionante anche con le puntine che fanno i capricci) mantiene sempre la sua struttura di “canzone” con la sua algida perfezione armonica che infiamma gli animi dei ballerini.

Il set di Rolando è un continuo salire senza pausa alcuna, con i suoni che sembrano attraversarmi da parte a parte non posso fare a meno di muovermi sentendomi un cosa sola con la musica.

Sono quasi passate due ore e gli ultimi dischi scatenano una tempesta di acid tech sopra le nostre teste, impossibile mettersi al riparo da questa grandine di note, l’esaltazione è alle stelle…e finalmente il gran finale: JAGUAR.

Basta l’intro perchè questo vinile travolga la pista come un’onda anomala, e devo letteralmente aggrapparmi a miei amici per non farli portare via da questa corrente di emozioni.

Sono le quattro è la festa si conclude tra gli applausi del pubblico che non vorrebbe più tornare a casa, ma mentre andiamo via ci vengono dati alcuni flyer sulle prossime serate milanesi…grazie a Detroit l’inverno a Milano non sarà poi così rigido.

Federico Spadavecchia

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