Derrick May @ Le Jardin

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Detroit. The Motor City, la città dei motori meccanici ma soprattutto sonori. Questa depressa città americana è la nostra Capitale globale, è qui che è nato tutto ed è sempre qui che si ritorna, anche quando tutto sembra portarci in luoghi sempre più lontani e concettualmente diversi.

E così anche in un momento come quello attuale, dove a regnare incontrastati sono i suoni elettro-minimali provenienti dalla vicina Winsdor (la città della Minus di Richie Hawtin), spetta nuovamente ai Padri Fondatori riequilibrare la situazione diffondendo in giro per il Mondo il verbo della Techno.

Seguendo quell’asse ideale che lega Detroit a Berlino, i punti di contatto col nostro Paese sono senza ombra di dubbio la Roma di Passarani e Lory D, e la Torino del Movement e dell’I’AM FROM DETROIT, perciò quando la leggenda vivente

Derrick May, estremo difensore dell’Underground, decide di esibirsi a Milano, città fashion per antonomasia, vuol dire che sta per accadere qualcosa di realmente sensazionale.

L’evento, targato PHYSICAL (a cui va uno speciale GRAZIE), è organizzato nel bellissimo giardino del “Le Jardin au bord du lac” nella zona di Linate.

Gazebi, divani, ragazze agghindate come modelle sono come un sottile velo galmour che cerca invano di mascherare la forte attesa per la performance di May da parte di tutti gli appassionati provenienti da mezza Italia. Ad aprire le danze è Bambosh, affiliato allo staff del Link, che mescola suoni minimal preserali con la giusta dose di ricerca e ammiccamenti alla pista.

A seguirlo è il team dei RadioMarelli i quali però, forse ansiosi di dare una scossa al pubblico, si esibiscono in un loro set classico a base di hits anziché preparare la giusta atmosfera per il sound proposto dal prestigioso guest Dj.

Sono da poco passate le due e finalmente sale in consolle Mr. Derrick May. Il set dell’americano fa subito intuire il cambio totale di atmosfera, ma Derrick con grande maestria opta per un inizio soft sulla falsa riga di quanto suonato prima del suo arrivo, alternando pezzi minimali a techno soulful.

Passa un’ora e i ballerini ormai sono tutti nelle sue mani come i topolini con il pifferaio magico; è tempo di fare sul serio: ecco allora che i tribalismi salgono con insistenza, gli archi cominciano ad intrecciare magiche melodie e la Tr-909 diventa indiscussa regina della serata.

Per usare una metafora già usata per descrivere il grande Mohammed Alì, potremmo dire che Derrick “Si muove come una farfalla ma punge come un’ape (anche se forse sarebbe meglio come una zanzara visto la voracità assassina di quelle che infestano la zona…), mettendo i dischi a tempo con un semplice movimento della mano, accostando ritmi battenti a delicati arpeggi, passando da sonorità vecchie a nuove.

Noi semplici clubbers non possiamo fare altro che ballare incessantemente col sorriso stampato sulle labbra, salvo poi esser vittime della malinconia quando siamo consapevoli di muoverci sull’ultimo disco.

La festa giunge alla sua conclusione con la folla che reclama ancora un canzone ma non vine accontentata, d’altronde May questa sera ha fatto fin troppo: non solo ci ha regalato un set d’alta classe ma, almeno per una sera, ha preso per mano una massa di edonisti griffati e ha insegnato loro che l’unica cosa che non passa mai di moda è la buona musica.

Federico Spadavecchia

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