“Memoria e continuità creativa”: al via la nuova stagione di Inner_Spaces

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Dal 25 settembre al 4 dicembre all’Auditorium San Fedele di Milano si svolge l’edizione autunnale di Inner_Spaces, la rassegna di musica elettronica e arti audiovisive da oltre dieci anni punto di riferimento per la sperimentazione e la ricerca interdisciplinare. Intitolata “Memoria e continuità creativa”, la stagione vuole sottolineare in modo più esplicito rispetto alle precedenti edizioni il desiderio di integrare itinerari di ascolto che abbracciano diverse epoche storiche, mantenendo tuttavia in primo piano la produzione elettronica.

La musica è un’arte in divenire, che ricerca ogni volta nuove soluzioni formali, nuovi complessi sonori, ed elabora l’espressione di una poetica del presente. Ma, al tempo stesso, l’attuale produzione nel campo musicale è memore in un modo più o meno consapevole del patrimonio vivo delle grandi opere prodotte nel corso della storia. Come in quei film di Andrej Tarkovskij, fonte ispiratrice di Inner_Spaces fin dall’inizio, quando la poesia delle immagini e dei dialoghi è amplificata da intensi spunti musicali tratti dalle composizioni di J.S. Bach, Giuseppe Verdi, Beethoven, oltre all’utilizzo di suoni di sintesi, rumori d’ambiente, stratificazioni sonore e composizioni in studio. C’è una linea inseparabile che congiunge passato e presente, attraversando anche zone di apparente rottura con ciò che precede. Il presente è sempre in posizione di debito rispetto al passato, da una memoria storica che precorre, da cui proviene.

Un altro aspetto originale dell’autunnale Inner_Spaces 2023 è la presentazione di una “scuola italiana” con artisti di diverse generazioni che hanno conquistato, ognuno per meriti individuali e in contesti differenti, una platea internazionale. Dal decano Francesco Messina, che per la prima volta in assoluto esegue dal vivo l’album di culto “Prati Bagnati del Monte Analogo”, ad Alessandro Cortini, maestro indiscusso dei suoni sintetici; da Donato Dozzy, in veste inedita con la sua apparecchiatura totalmente analogica, alla più giovane del gruppo, la produttrice Marta Salogni.

Lo spettacolo inaugurale, lunedì 25 settembre, ha come protagonista Francesco Tristano, uno dei musicisti in questo momento più emblematici nell’affrontare il rapporto tra memoria e continuità creativa. Il pianista italo-lussemburghese propone una drammatizzazione musicale rileggendo ammirevolmente il Seicento tastieristico italiano e inglese (Frescobaldi, Gibbons, Bull) con integrazione di sue composizioni in stile antico o con fraseggi improvvisati e accenni alla Fantasia romantica, il tutto corredato da risonanze elettroniche, elementi percussivi e riverberi saturati e disarmonici. Nella prima parte, il Syntax Ensemble, residente a San Fedele, porta in scena un collage senza soluzione di continuità in cui si succedono opere di David Lang, Luciano Berio, Beat Furrer, Gubajdulina, intrecciate in una cornice elettronica di Iannis Xenakis.

Lunedì 9 ottobre, in collaborazione con la Milano Digital Week, si succedono due momenti musicali: la rappresentazione di “Reflection”, opera di Brian Eno del 2017 che rispecchia la recente preoccupazione dell’artista nel predisporre dispositivi musicali di ambient generativo, e il viaggio audiovisivo nelle “Phantom Islands” di Andrew Pekler, ricostruzione di una mappa oceanica con diverse tappe nelle isole annotate nei diari di viaggio o nelle esplorazioni marittime del passato ma in realtà mai esistite. Due modi di investigare la tematica dello sviluppo dei limiti partendo dal linguaggio di artisti che integrano tecnologie digitali, però al servizio di un’esperienza di ascolto live comunitaria, di una modalità fruitiva in presenza di tipo immersiva, grazie all’impianto audio spazializzato di San Fedele. Del resto Brian Eno ha concepito “Reflection” come il suo esperimento ambient più sofisticato, attraverso una app pensata per far suonare diversamente gli intrecci musicali in base al momento della giornata: “L’armonia è più luminosa al mattino, gradualmente si attenua nel corso del pomeriggio per raggiungere la sua veste originale alla sera”. Invece Andrew Pekler, presente in sala, conduce il pubblico come in una nave alla scoperta dei suoni misteriosi di isole fantasma, in bilico da qualche parte tra cartografie e finzione marittima. All’immagine delle isole viene associato un paesaggio sonoro per ciascun’isola nella composizione di un arcipelago globale di plausibili ma fittizie connessioni etnomusicologiche con una serie di registrazioni irreali. La musica, sebbene generata e programmata con sintetizzatori, emula ed evoca alcuni aspetti ritmici e timbrici associati dagli occidentali alle tradizioni musicali non occidentali, dando l’effetto complessivo di un suono quasi etnografico, di mondo pseudo-tradizionale.

Il 16 ottobre ritorna dopo dieci anni a San Fedele Tim Heckerche presenta la sua più recente produzione “No Highs” ridisegnata per l’impianto audio spazializzato dell’Auditorium San Fedele. L’artista canadese, noto per le sue composizioni corpose e spirituali, si pone questa volta in un atteggiamento di aperta contestazione nei confronti della passività nell’ascolto di tanta musica ambient commerciale da sottofondo che invade il mercato mondiale dello streaming. Affiancato dai campioni del sassofonista Colin Stetson, Tim Hecker offre all’ascoltatore un viaggio musicale iniziatico per smascherare le seduzioni delle sirene e giungere a compimento di un percorso catartico, alla purezza di una musica eterea. Introduce la serata l’ascolto con acusmonium di tre brani di Maryanne Amacher, tratti dall’album “Sound Characters (Making The Third Ear)”, in cui la compositrice raccolse varie musiche realizzate per installazioni multimediali e frutto della sua ricerca nel campo del fenomeno psicoacustico delle emissioni otoacustiche (frequenze acute che producono suoni virtuali nell’orecchio interno). L’artista americana aveva studiato con K. Stockhausen per due anni a Filadelfia, e collaborò con John Cage e Merce Cunningham. Due dei tre brani scelti costituiscono un monumento dell’ambient stratificata complessa.

Lunedì 6 novembre il produttore Donato Dozzy, tra i pochi italiani ampiamente e universalmente acclamati nei circuiti internazionali di musica elettronica, si esibisce dal vivo con un set inedito in quadrifonia e strumentazione – la propria – esclusivamente analogica, tra cui un sistema modulare Buchla 200e e una coppia di synthi VCS3 d’epoca. Con la sua rara capacità di farsi strada nella mente delle persone sia in contesti contemporanei che classici, Dozzy riesce sempre a smuovere lo stato d’animo del suo pubblico, che trasporta in simbiosi attraverso viaggi sonori ipnotici di volta in volta differenti, minimali ancorché ricchi di dettagli, senza cavalcare tendenze o tracciati già percorsi. Apre il concerto il Duo pianistico Alfonso Alberti con una delle opere più riuscite di Philip Glass, “Four Movements” del 2008, sintesi magistrale del minimalismo espressivo dal forte impatto emotivo, alla stregua della grande stagione degli anni ’80 con la composizione della colonna sonora del film Koyaanisqatsi. L’originalità della proposta consiste nell’articolare i Quattro movimenti di Glass con una serie di trascrizioni di brevi brani organistici di J.S. Bach realizzati da György Kurtág. Un incastro con effetto contrastante: le misurate e tenui sonorità del maestro di Lipsia faranno da contraltare al massiccio flusso sonoro di Glass.

Con una rinnovata collaborazione, il quarto appuntamento di Inner_Spaces, martedì 21 novembre, è condiviso con Linecheck – Music Meeting and Festival opening event. Per l’occasione, salgono sul palco due artisti di generazioni differenti ma ugualmente importanti per il panorama musicale italiano e internazionale. Per la prima volta in assoluto, il compositore Francesco Messina esegue dal vivo insieme a Michele Fedrigotti (pianista) e Marco Guarnerio (musicista e sound engineer) l’album di culto “Prati Bagnati del Monte Analogo”, pubblicato nel 1979 sulla leggendaria Cramps Records in una serie curata da Franco Battiato, che ne è stato anche il produttore. Questo capolavoro senza tempo, composto da Francesco Messina insieme a Raul Lovisoni, entrambi figure centrali dell’avanguardia italiana, si ispira al romanzo surrealista di René Daumal “Le Mont Analogue” per dare vita a un insieme di melodie delicate e sottili giochi armonici che incorporano diverse tradizioni creative. In apertura Marta Salogni, tra gli ingegneri del suono più apprezzati e ricercati del momento, artefice della produzione e del mixaggio di artisti del calibro di Björk, Depeche Mode e Bon Iver, ma anche compositrice dal talento cristallino. Infatti questa sera l’artista italiana di base a Londra abbandona lo studio di registrazione e il mixer per presentare live la sua ultima uscita, “Music For Open Space”, con musiche registrate tra il deserto di Joshua Tree, la Cornovaglia e la sua dimora londinese. Non è una casualità se l’album più amato da Salogni, come racconta in alcune interviste, sia proprio “Prati Bagnati del Monte Analogo”. E non è una coincidenza il fatto che Francesco Messina stia realizzando l’artwork del prossimo album de Il Quadro di Troisi, progetto synth pop di Donato Dozzy. Un filo conduttore, fatto di ammirazione reciproca e genuina amicizia, mette in relazione tutti gli artisti della stagione autunnale di Inner_Spaces.

A illuminare l’ultima tappa della rassegna con una performance audiovisuale dal vivo, lunedì 4 dicembre, un altro grande artista italiano di fama mondiale: Alessandro Cortini. Celebrato non solo come tastierista della band industrial americana Nine Inch Nails, è l’unico musicista del nostro Paese entrato nella Rock and Roll Hall of Fame. Produttore meticoloso e polistrumentista eclettico, Cortini, che nasce come chitarrista rock, è specializzato nell’uso dei sintetizzatori, tra cui il recente Strega (da lui stesso ideato) che combina le funzioni di un sintetizzatore semi-modulare e un’unità di effetti in grado sia di generare suoni che di elaborare segnali esterni. Il suo studio di registrazione, da qualche anno vicino Lisbona, è ricco di strumentazione vintage, rarità e apparecchi arcani: imponenti sistemi modulari, drum machine a valvole, monitor di computer in disuso e altri macchinari d’annata. In studio come dal vivo, il suo lavoro attinge dalla kosmische degli anni ‘70, dall’immobilismo estatico dell’ambient e dalla profondità della drone music. Ciò che lo contraddistingue più di ogni stile, tuttavia, è il suo carattere sonoro, al tempo stesso antico e futuristico, così come il cromatismo quasi tangibile delle sue composizioni chiaroscurali. In apertura della serata, una pietra miliare della musica acusmatica, “Tremblement de terre très doux”, realizzata da François Bayle nel 1978. L’opera si presenta come un vasto mosaico composto da undici tasselli. Il titolo – in omaggio al pittore Max Ernst – vuole evocare il mondo delle immagini sonore sintonizzate sulla fantasia di relazioni inaspettate. Nella presentazione del brano, il musicista francese scrive: “Lo strano proviene da ciò che è familiare. Che cosa ricordano ed evocano questi rullii, questi mormorii, questi slanci sonori, questo canto, queste giravolte pacifiche, queste deflagrazioni improvvise, queste riprese calme? Le proprietà sotterranee dell’ascolto spingono dolcemente le idee… Il viaggio dell’opera potrebbe anche rappresentare lo svolgersi drammatico di un giorno (di una vita?), dall’alba fino al tramonto, passando per incontri ansiosi. La ‘narrazione’ organizza valori musicali regolati dove trovano equilibrio, si adattano e si susseguono timbri armonici, spazi chiusi, movimenti ovattati, luccichii, un momento di panico e una ripresa nel registro grave che rimane in sospeso…”.

Biglietti in biglietteria e in prevendita online su webtic “San Fedele Milano”
#1 #4 #5: 16€ intero (prevendita +1€), 12€ studenti, unicamente in biglietteria
#3 #6: 18€ intero (prevendita +1€), 13€ studenti, unicamente in biglietteria
#2: ingresso libero fino a esaurimento posti

Info e prevendite
Auditorium lun-ven 10 – 16
Milano, via Hoepli 3/b –M1 / M3 Duomo
tel. 02.86352231 – www.centrosanfedele.nethttps://www.innerspaces.it/

Comunicato stampa

 

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