Seven Trax One Week: UMM, la gloria di tempi che dovrebbero ritornare

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Luca Schiavoni: Girare su Discogs spesso attiva percorsi inediti e inaspettati, che finiscono col destare memorie mezze sepolte, o riflessioni sulle evoluzioni che a volte sono invece involuzioni della scena elettronica.
Un esempio lampante è dato da alcune etichette italiane vive e vegete tra gli anni novanta e i primi duemila, quasi tutte protagoniste di notevoli pietre miliari; salvo poi dissolversi nel chimerico ed irrealistico inseguimento di qualcosa che non apparteneva alla loro identità, nel tentativo di fare più cassa.
Su tutte, la storia della Underground Music Movement desta nostalgia e rimpianto per qualcosa che avrebbe potuto forse restare in piedi più a lungo. Un acronimo (UMM) ed un logo inconfondibili, d’impatto visivo e mnemonico assicurato, insieme ad un chiaro intento iniziale di ritrarre e al tempo stesso influenzare la realtà underground dell’elettronica italiana; chi scrive comprò le prime release senza ascoltarle, fidandosi del ‘sentito dire’ e dell’attraente logo sul lato B di tutte le release.

Scorrendo il catalogo dei primi anni (in particolare il periodo 1991-1994) non si può fare a meno di notare il mix perfetto di pubblicazioni italiane e licenze straniere, provenienti fra le altre dalla leggendaria Underground Resistance. In particolare, è una testimonianza della presenza all’epoca di notevoli talenti nostrani, capaci di produzioni raffinatissime che spaziavano dalla deep-house (quella vera, come dimostrano certi lavori di Ivan Iacobucci ed Enrico Mantini) alla acid-techno della scena romana dei rave (Leo Young); senza contare altri filoni pienamente appartenenti all’identità della label, come il suono progressive dei fratelli Visnadi.
Con il tempo, soprattutto dal 1995 in poi, subentrano chiaramente logiche più attente alla vendibilità che non alla libertà artistica. La perdita di identità della label (non l’unica in questo percorso di involuzione in quegli anni italiani) è insieme conseguenza della crisi del vinile, e causa di ulteriore difficoltà. Nonostante alcune pubblicazioni sporadiche in anni più recenti, la UMM va incontro al destino di tante altre medie e piccole etichette e sparisce nell’oblio. Oggi sopravvive come marchio di abbigliamento – ma anche in questo, si ha la sensazione che non abbia oggi un successo particolare, in assenza dell’output musicale che dovrebbe contraddistinguerne l’identità.

Oggi, con il revival del vinile e la presenza di notevoli spazi per promuovere la musica di qualità, viene da chiedersi se sia possibile far riemergere etichette dal marchio forte come la UMM e ripristinarne l’identità originaria. Nonostante storture vecchie e nuove del mercato musicale, esiste forse un’audience sufficientemente larga per fare quantomeno sopravvivere etichette che puntano alla qualità; di sicuro, ci sarebbe un gran bisogno in Italia di una piattaforma per far emergere nuovi talenti, e un’etichetta dal passato prestigioso (ma con lo sguardo al futuro) potrebbe esserlo meglio di qualunque altra.

1991 L’inizio: DBM – Real Dream

K.G.B. – Detroit 909

The True Underground Sound Of Rome – Secret Doctrine

Onirico – Tribal Echo

UMM – Behavior

Enrico Mantini – The Ultimate Result-B1-Just A Dream

Daft Punk – The New Wave

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